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Terribile testimonianza dal Sudan

Uno schiavo sudanese crocefisso dal padrone

La storia di Joseph, cristiano, è raccontata in una recente newsletter della 'Persecution Project Foundation', un'organizzazione che monitora la persecuzione dei cristiani in Africa.
24 aprile 2004
Fonte: WorldNetDaily.com - 24 aprile 2004

Dopo essere stato inchiodato a una tavola dal suo padrone e lasciato a morire - l'ultimo di una serie di atti di tortura- un ragazzo Dinka del Sudan è riuscito a fuggire e a raccontare questa storia dell'orrore.

La storia di Joseph, cristiano, è raccontata in una recente newsletter della 'Persecution Project Foundation', un'organizzazione che monitora la persecuzione dei cristiani in Africa.

Brad Phillips della Foundation è andato a trovare Joseph, che fu venduto come schiavo all'età di sette anni, nel 1987. Scrive Phillips: "Ho avuto il privilegio di trascorrere una giornata con questo incredibile ragazzo che ora si chiama Joseph. Gli ho parlato, l'ho intervistato, ho visto le sue ferite e ho visto i suoi occhi. Ciò che ho visto mi ha commosso e ancora mi sconvolge".

Phillips spiega che sin dagli anni '80 il governo del Fronte Nazionale Musulmano Islamico ha legalizzato la cattura dei cristiani e degli animisti della parte sud del paese perché siano venduti come schiavi nel nord. Tra le due parti è in corso da molti anni una guerra civile.

A sette anni Joseph, che allora si chiamava Santino Garang, fu venduto al suo padrone, Ibrahim. Gli fu dato un nome arabo e Ibrahim si riferiva a lui solo con il peggiorativo Abid, che significa schiavo negro, scrive Phillips. Joseph rimase prigioniero del padrone per dieci anni.

Durante la schiavitù è stato spesso picchiato, torturato e fatto oggetto di abuso da parte del padrone arabo. Gli schiavi africani, specialmente se cristiani, sono considerati meno degli animali.

Joseph era cresciuto cristiano. Il suo desiderio di partecipare alle celebrazioni religiose veniva deriso dal padrone, che ogni giorno per dieci anni gli ha ripetuto che la religiosità non faceva per lui, dal momento che non valeva più di un asino.

Una domenica mattina, Joseph sentì i canti di una liturgia cristiana. Si unì a quella celebrazione, ricordando le liturgie di quando era bambino. Mentre era in chiesa, alcuni dei cammelli a cui doveva badare scapparono e il padrone si adirò violentemente. Ibrahim, scrive Phillips, giurò che avrebbe ucciso Joseph e gli avrebbe fatto quello che era stato fatto a Gesù.lo avrebbe crocifisso.

Dopo averlo picchiato brutalmente sulla testa e su tutto il corpo, lo stese su una tavola di legno. Poi lo inchiodò conficcandogli nelle mani, nelle ginocchia e nei piedi dei chiodi lunghi 9 pollici. Poi gli rovesciò acido sulle gambe per infliggergli ancora più dolore e infine lo lasciò a morire.

Miracolosamente Joseph non morì, pur restando su quella tavola per 7 giorni. Sopravvisse per la pietà del figlio del padrone, che gli portò cibo, acqua e infine lo portò ad un'infermeria.

Se per caso ve lo chiedete, scrive Phillips, il padrone di Joseph non ha ricevuto alcuna denuncia, perché ha agito secondo i suoi 'diritti', in base alla corrente applicazione della legge della 'sharia'. Dire che i cristiani sono cittadini di seconda categoria in molta parte del mondo islamico (non solo in Sudan) è un crudele eufemismo.

Quando Joseph tornò dall'ospedale, il padrone ritenne che ormai valesse poco, dato che i chiodi conficcati nelle ginocchia lo avevano reso paralitico. Joseph fu 'ricomprato' da alcuni riscattatori di schiavi cristiani, che organizzarono il suo ritorno a casa nel villaggio di origine a Bahr el Gazal.

Quando arrivò al villaggio, gli anziani pensarono che dovesse assumere un nuovo nome e così lo chiamarono come il Giuseppe della Bibbia, che fu venduto schiavo ma poi ottenne da Dio misericordia.

Scrive Phillips: Joseph ha ancora un disperato bisogno delle vostre preghiere. Per grazia di Dio è sopravvissuto al rapimento, alla perdita dei genitori, a dieci anni di schiavitù e alla quasi morte per crocifissione. Se è libero nel corpo, Joseph vive però ancora in una grande sofferenza fisica e interiore. Porta sul corpo i segni della crocifissione e nell'anima le ferite del suo tormento. E' ferito e spezzato nello spirito. Ed è ossessionato dal pensiero di centinaia di altri bambini della sua comunità che sono morti o restano ancora schiavi nel nord.

Joseph è uno dei pochi esseri umani a conoscere, nel XXI secolo, cosa significa essere crocifissi a causa della fede cristiana. Ma la realtà è che centinaia di migliaia di nostri compagni cristiani del Sudan sono stati resi schiavi, strappati dalle loro case, percossi e assassinati da devoti seguaci dell'Islam. Questa guerra di islamica crudeltà infuria in Sudan da secoli. Vi supplichiamo: ricordate i nostri fratelli sudanesi nelle vostre preghiere e fate tutto ciò che potete per aiutarci ad alleviare le loro sofferenze.

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