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    Centinaia di morti a Falluja. Bush: «Non abbiamo finito»

    Bombardamenti a tappeto

    29 aprile 2004 - A. N.
    Fonte: Liberazione - 29 aprile 2004

    Bombardamenti a tappeto. Per il secondo giorno consecutivo aerei da guerra statunitensi hanno lanciato ordigni su Falluja, sotto assedio da settimane. La parte nord della città è stata rasa al suolo. Impossibile stabilire il numero dei morti, quasi tutti civili. Dalla notte di martedì ne sono stati contati almeno seicento. I marines sono entrati nei quartieri periferici. Si combatte in strada.
    «Sono stati trovati cadaveri di donne colpiti da un solo proiettile. Si tratta quindi non di incidenti ma dell'evidente volontà di uccidere» racconta il leader dell'Alleanza nazionale irachena, Jabbar Al Kubaisi, contattato telefonicamente a Baghdad.

    Mentre su Falluja piovevano bombe, dalla Casa Bianca il presidente Bush dichiarava: «Faremo tutto il necessario per rendere la città sicura». «I nostri comandanti intraprenderanno qualunque azione indispensabile a questo scopo, in nome del popolo iracheno». A sentire lui nella roccaforte sunnita resterebbero solo «alcune sacche di resistenza» ma «la maggior parte dei quartieri» starebbero «tornando alla normalità». ll suo generale John Abizaid, comandante delle forze americane in Iraq, starebbe «pattugliando le strade insieme alla polizia irachena». Bush ha poi confermato di avere promesso al premier svedese Persson, incontrato in un faccia a faccia freddino alla Casa Bianca, che «resta fissata la data del 30 giugno» per il trasferimento di poteri a un governo locale. «Ho elaborato un'ampia strategia grazie alla quale l'Iraq sarà presto più sicuro. Affronteremo tutti coloro che vogliono fermare la marcia verso la libertà. E' esattamente ciò che sta accadendo ora a Falluja».

    Il presidente Usa assicura che il passaggio di poteri si realizzerà accogliendo con favore il piano dell'Onu stilato dall'inviato delle Nazioni Uniute Lakhdar Brahimi e avallato dal segretario generale Kofi Annan che poco prima, al Palazzo di Vetro, aveva detto: «Vogliamo tutti vedere la fine dell'occupazione in Iraq» invitando alla fine della violenza e al rispetto della legge umanitaria «per dare una chance al processo politico».

    Annan ha provato ad alzare la voce contro bombardamenti americani su Falluja e Najaf. «La violenta azione militare da parte di una potenza occupante contro gli abitanti di un paese occupato può solo peggiorare la situazione. Non c'è niente di vigliacco in questa posizione. Ci vuole coraggio e ferma determinazione per lavorare per la pace in un mondo violento. E' assolutamente arrivato il momento in cui coloro che preferiscono la moderazione e il dialogo facciano sentire la loro voce» ha detto facendo eco a Lakhdar Brahimi, che al Consiglio di Sicurezza aveva spiegato come la situazione di assoluto caos possa mettere a rischio qualsiasi piano per il futuro politico dell'Iraq.

    Intanto, mentre a Madrid si velocizzano le operazioni di rientro del contingente (e il premier Zapatero fronteggia un fuoco di fila da parte dell'opposizione dei Popolari che ieri ha scatenato l'ex ministro degli Interni contro il suo successore) la Polonia, che comanda la Brigata Plus da cui gli spagnoli (seguiti da onduregni e dominicani) se ne stanno andando, scopre che il consenso dei suoi cittadini alla permanenza in Iraq è in caduta libera: solo il 29% del campione di intervistati dall'istituto Cbos vuole continuare a far parte della coalizione. Il mese scorso, lo stesso sondaggio dava i favorevoli al 36%. La metà del campione chiede un ritiro immediato.

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