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    TESTIMONIANZA DEL CIVIC TEAM

    23 maggio 2003 - Rosarita Catani

    Salam Pace

    Iraq – 23 maggio 2003 – Tre giorni nel sud dell’Iraq. Un giro veloce da Bagdad a Basra e ritorno, senza sapere esattamente dove andar e cosa vedere. Read fa parte del civic team (Compagnia per le vittime innocenti nel conflitto). La sede è nella città di Baghdad, ma ha formato anche un altro team. Gli unici luoghi che hanno una sorta di struttura amministrativa in Iraq, dopo il caos, sono gli ospedali.

    A Karbala, con grande sorpresa, si viene a conoscere che Raed ha una ragazza nel suo team. Lei chiese a suo fratello se si poteva unire al gruppo. Sabah, questo è il suo nome, parla del caso di Um Khdair, una donna di 30 anni, madre di sei bambini. Suo marito aveva 50 anni, la sua casa fu bombardata. Il marito morì e la casa fu completamente distrutta. Um Khdair ed i suoi 6 figli ora vivono in una stanza in un Khan (questi sono hotel costruiti dai religiosi della moschea).

    Sabah, la ragazza del team, cerca di tirare una promessa da Raed affinche' si possa fare qualcosa per aiutare la donna, ma lui non può promettere al momento nulla. Non può dare false speranze alle persone. Il CIVIC al momento può solo prendere tutte le informazioni, catalogarle ed in casi estremi segnalare le informazioni a delle organizzazioni che hanno la capacità di aiutare.

    Riyadh, un vecchio volontario, riferisce che poco lontano vi è un vecchio campo militare, dove delle famiglie irachene si sono accampate dopo che le loro case sono state bombardate, oppure non hanno potuto pagare l’affitto durante I due mesi dell’occupazione. Raed decide di andare a vedere.

    Al campo vi è l’incontro con Saif al Deen, un nome importante per il suo piccolo corpo, (Saif ha un problema nel pronunciare la “S”, se gli chiedi qual è il tuo nome, lui risponde thaif) ed Ibrahim con suo fratello piccolo.

    Saif al-Deen e la sua famiglia, sono arrivati al campo, quando suo padre, un soldato della guardia irachena, non ha potuto pagare l’affitto degli scorsi due mesi, 10 dollari il mese.

    In totale vi sono otto famiglie nel campo. Loro sostengono che prima erano in altri luoghi intorno alla città prima di arrivare in questo campo.

    Il problema è che questo campo, che era un centro d’addestramento, è pieno di munizioni. Molte sono inesplose, altre sono state bombardate da un elicottero. I bambini corrono intorno mostrando le granate ed altri proiettili. Le forze di coalizione affermano che mettono dei cartelli per avvertire la popolazione dove ci sono luoghi d’armi inesplose. Ma in questo posto nessuno sa leggere e scrivere.

    La sola cosa da fare sarebbe di chiedere alle famiglie che vivono vicino al campo di andare via da quest’area. Loro rispondono che queste munizioni non sono pericolose.

    Non si muoveranno dal campo perché non hanno un altro luogo dove andare.

    Note:

    Rosarita Catani e' una reporter indipendente che invia i suoi resoconti da Amman, Giordania, raccontando da un punto d’osservazione privilegiato cosa accade in Iraq e in medio oriente. I suoi report - pubblicati regolarmente sul sito www.peacelink.it - sono utilizzabili liberamente previa citazione della fonte e dell'autrice

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