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    Dal presidio di Assopace a Nablus (VI)

    31 maggio 2004 - Giorgio Stern
    Fonte: Assopace
    Nablus 29 maggio 2004 (ore 14,45) E un'altra notte di fuoco e' trascorsa a Nablus. Un commando ha attaccato il campo rifugiati di Balata. A quanto si dice un ufficiale delle forze speciali israeliane e' stato ucciso negli scontri. Queste le notizie appena giunte. Ma questro report, poco piu' lungo del solito, vorremmo dedicarlo ad un breve e doveroso profilo del Medical Relief, cosi' spesso citato in questi report. Prima dei colloqui di Oslo (1991) il servizio sociale sanitario palestinese era amministrato da Israele, ma non estendeva la sua scarsa attivita' oltre i centri urbani. Poiche' il 72% degli abitanti della Cisgiordania vive nei villaggi, cio' significa che la maggior parte della popolazione palestinese si trovava totalmente priva di assistenza medica. Nel 1978 un gruppo di medici palestinesi si unirono su base volontaria per gettare le basi di un servizio sanitario. Iniziarono utilizzando dapprima i propri mezzi mezzi e strumenti personali poi attraverso contatti con l'estero stabilirono forme di cooperazione con Associazioni mediche europee che inviarono due microbus. Nel suo sviluppo il team medico predispose un programma di intervento sanitario articolato su due direttrici: scuola e sanita' di base. L'assistenza sanitaria scolastica fu realizzata trasportando sui minibus le equipe mediche operanti a Gerico e in Cisgiordania, mentre la sanita' di base gia' nel 1983 garantiva controlli anticancro ed assistenza medica alle donne incinta attraverso il Women Health Programme. Il "Palestinian Medical Relief Society", questo il nome complete della ONG, stimolo' perallellamente l'educazione medica scolastica e corsi di formazione femminili. Oggi il Medical Relief, fra medici, paramedici, ed autisti, conta quattrocento persone che lavorano meta' del loro tempo come stipendiati e per l'altra meta' come volontari. Il taglio di molti finanziamenti provenienti dall'estero e da un'occupazione militare che distrugge sistematicamente le infrastrutture sociali rende via via piu' problematico il lavoro di questa ONG palestinese. Dice il dott. Ghassan responsabile a Nablus del Medical Relief: "L'obiettivo dell'occupante e' di costringere le famiglie e le persone ad andarsene. E chi puo' lo fa! Se dovessimo fermarci non sarebbe solo la medicina sociale a portarne le conseguenze. La popolazione lasciata sola, in condizioni sempre piu' gravi, assumerebbe comportamenti politici disperati, estremi. E noi consideriamo sbagliata risposte di questo tipo alla violenza dell'occupante. E' fondamentale ricostruire, assieme alle infrastrutture continuamente colpite e distrutte, momenti di democrazia sociale e politica (infatti quando si parla di societa' si parla di governi) e la sanita' offre l'occasione ideale per farlo. Anche per questo il nostro lavoro ha interessato l'esercizio della medicina negli stati limitrofi quali Libano e Giordania.. E poi perche' salute non significa meramente fornire medicine agli ammalati, significa affrontare ogni aspetto della vita sociale, economica, culturale di un popolo. In fondo questa e' la discriminante fra quanto stabilito nella Dichiarazione di Alma Ata del 1978, sottoscritta da oltre cento Governi, implicante la diffusione e lo sviluppo della medicina sociale di base, che perseguiamo, e la globalizzazione che mira alla privatizzazione. Il primo caso prevede la partecipazione popolare nel creare strutture socio-sanitarie, il secondo conduce ad un isolamento individualistico posto che la garanzia della salute diventa possibile solo a chi ha i mezzi per permettersela. Una minoranza. La costruzione del muro dell'apartheid attraverso la confisca delle terre, la devastazione dei campi, la separazione di villaggi e delle abitazioni colpisce seicentomila persone. Cio' comporta un aumento delle nostre responsabilita' e del nostro lavoro in momenti in cui sono drasticamente diminuite le disponibilita'. Tuttavia sia da Gerusalemme (ovvero ora a Ramallah dove ora abbiamo spostato il nostro centro) che da tutti trentatre' Comitati del Medical Relief della Cisgiordania, continuamo lavorare per conseguire, anche nelle difficolta' che voi stessi percepite di giorno o di notte, i nostri compiti."
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