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Dopo la II° Guerra Mondiale, il governo USA, in cooperazione con il governo del Regno Unito, dell’Unione Sovietica e della Francia, istituì un Tribunale Internazionale Militare per processare i leaders dei regimi dell’Asse europeo.

Il governo Americano ha commesso crimini di guerra in Afghanistan e in Iraq?

3 giugno 2004 - Robert Higgs trad. di Patrizia Messinese

Dopo la II° Guerra Mondiale, il governo USA, in cooperazione con il governo del Regno Unito, dell’Unione Sovietica e della Francia, istituì un Tribunale Internazionale Militare per portare davanti alla giustizia i leaders dei regimi dell’Asse europeo. Lo statuto del Tribunale, pubblicato l’8 agosto 1945, dichiara nell’art. 6: “I seguenti atti, o uno qualsiasi di questi, sono crimini sottoposti alla giurisdizione del Tribunale per i quali verranno considerate le responsabilità individuali:

A) Crimini contro la pace: la direzione, la preparazione, lo scatenamento e lo svolgimento di una guerra d'aggressione o di una guerra in violazione dei trattati, delle garanzie e degli accordi internazionali, o la partecipazione ad un piano concertato o ad un complotto per il compimento di uno qualsiasi degli atti precedentemente elencati.

B) Crimini di guerra: La violazione delle leggi e delle usanze di guerra. Queste violazioni comprendono, ma non sono limitate a, l'assassinio, i maltrattamenti, la deportazione per lavori forzati, o per ogni altro fine, di popolazioni civili dei territori occupati, l'assassinio o maltrattamento di prigionieri di guerra o di naufraghi, l'esecuzione di ostaggi, il saccheggio di beni pubblici o privati, la distruzione -senza motivo- di città e di villaggi, o la devastazione non giustificata dalle esigenze militari.

C) Crimini contro l'umanità: l'assassinio, lo sterminio, la riduzione in schiavitù, la deportazione e tutti gli atti inumani commessi contro le popolazioni civili, prima o durante la guerra, o le persecuzioni per motivi politici, razziali o religiosi, in esecuzione o in complicità con un qualsiasi crimine che rientri nella giurisdizione del Tribunale, anche se non in violazione della legge vigente nel paese dove sia stato commesso.

L’articolo si conclude dichiarando che “i dirigenti, gli organizzatori, i provocatori o complici che abbiano preso parte all'elaborazione o all'esecuzione di un complotto per commettere uno qualsiasi dei crimini sopra elencati sono responsabili di tutti gli atti compiuti da tutte le persone, in esecuzione di tale piano”

Inoltre, la sezione 7 afferma che: “La posizione ufficiale degli imputati, sia che si tratti di capi di stato o di ufficiali responsabili dei Dipartimenti governativi, non verrà considerata ai fini di una assoluzione dalle loro responsabilità o di un alleviamento della pena.” E ancora, leggiamo nella sezione 8: “Il fatto che l’imputato abbia agito in ottemperanza ad un ordine del suo governo o di un superiore, non lo proscioglierà dalla responsabilità personale....” Il Tribunale proibiva anche la difesa del genere “tu quoque” (..lo facevate anche voi..) e non c’è da meravigliarsene, dato che il procedimento equivaleva ad una “giustizia del vincitore” e gli accusatori avrebbero avuto difficoltà ad ammettere che durante la guerra avevano loro stessi commesso molte azioni che non avrebbero retto un esame accurato.

Nei vari procedimenti relativi al processo di Norimberga, dal 1945 al 1949, più di cento imputati furono processati. Nel processo principale, che portò davanti alla barra degli imputati i maggiori esponenti del governo di Hitler che erano sopravvissuti, 22 furono accusati di uno o più dei capi d’imputazione sopraelencati, diciannove furono condannati per uno o più capi d’imputazione e tre furono riconosciuti non colpevoli. Di quelli riconosciuti colpevoli, dodici furono condannati a morte per impiccagione, tre furono condannati all’ergastolo e quattro furono condannati dai dieci ai venti anni di detenzione. Non furono ammessi ricorsi in appello.

Se oggi il governo USA dovesse sottoporsi ad un procedimento giudiziario, con gli stessi criteri impiegati per i Nazisti a Norimberga, per le azioni commesse in Afghanistan e in Iraq negli ultimi anni, dovrebbe condannare se stesso, se non altro per amor di coerenza. La giustizia non guarda in faccia a nessuno. Chi può affermare in tutta onestà che quelli che furono considerati crimini per Hermann Goering e Alfred Jodl non debbano essere considerati crimini per Donald Rumsfeld e Dick Cheney?

Evidentemente, i leaders dell’amministrazione Bush hanno considerato seriamente la possibilità che le loro azioni possano portarli ad un’imputazione per crimini di guerra, ed hanno adottato delle misure legali per minimizzare il rischio di trovarsi coinvolti in un tale procedimento. In un rapporto del 25 gennaio 2002, pubblicato da Newseek, Alberto R. Gonzales (consulente legale del presidente) ha definito i pro e i contro delle decisioni del governo sul trattamento dei prigionieri nella cosiddetta guerra al terrorismo. Gonzales si è detto d’accordo con George W. Bush sul fatto che essendo “la guerra al terrorismo un nuovo tipo di guerra”, la III Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra non fosse pertinente. Come ha scritto Gonzales “questo nuovo paradigma rende obsolete le severe limitazioni che Ginevra ha posto agli interrogatori dei prigionieri nemici e sorpassati alcuni suoi provvedimenti...(La convenzione di Ginevra) non prende in alcuna considerazione argomenti a favore di un esame caso per caso nella determinazione dei comportamenti da tenere coi prigionieri di guerra.”
Secondo Gonzales “una delibera presidenziale ufficiale con la quale si stabilisce che la Convenzione di Ginevra non si può applicare ad Al Qaeda ed ai Talebani, riduce sostanzialmente la minaccia di essere perseguiti dal proprio ordinamento giudiziario interno per violazione della Legge sui crimini di guerra (Tit.18, sez.2441. Lo statuto”, precisa, “vieta i crimini di guerra commessi da o nei confronti di un cittadino statunitense, compresi gli ufficiali...Aderire alla sua risoluzione in base alla quale (la Convenzione di Ginevra) non si può applicare, impedirebbe in maniera efficace la manipolazione o la strumentalizzazione della Legge sui crimini di guerra…” e questo potrebbe essere una “valida difesa da qualsiasi eventuale, futuro, procedimento giudiziario ”
Non per niente i funzionari governativi erano preoccupati di una possibile accusa per crimini di guerra.
Non sono né un avvocato, né un esperto della Convenzione di Ginevra, ma considerando il modo in cui il governo USA ha pianificato le sue recenti azioni in Afghanistan e Iraq ed il modo in cui ha condotto, e continua a condurre, queste azioni, mi sono imbattuto innumerevoli volte in prove certe che i dirigenti USA e le loro forze armate sul campo abbiano commesso crimini contro la pace, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, come definiti dallo Statuto del Tribunale Internazionale Militare di Norimberga nel 1945.

Primo: alla luce delle numerose prove adesso disponibili a chiunque, appare chiaro che i dirigenti ed i consiglieri dell’amministrazione Bush si siano resi colpevoli di “direzione, preparazione, scatenamento e svolgimento di una guerra d'aggressione“. Dopo tutto, l’Iraq non rappresentava una minaccia per gli Stati Uniti. Il suo governo non aveva né i mezzi, né l’intenzione di dichiarare guerra contro il nostro paese, né rappresentava in alcun modo una minaccia. Il fatto che gli alti funzionari del governo statunitense ed i loro sostenitori nei mezzi di comunicazione, abbiano sostenuto apertamente delle falsità per giustificare l’invasione e l’occupazione dell’Iraq, non esonera nessuno dalla propria responsabilità. Anzi, quelle falsità aggravano ancor di più la posizione dei colpevoli.

Secondo: alla luce delle numerose prove adesso disponibili a chiunque, appare chiaro che i dirigenti dell’amministrazione Bush ed il personale militare che ha agito in obbedienza a quei dirigenti, si siano resi colpevoli di “violazioni delle leggi e delle usanze di guerra” compresi “l'assassinio... di popolazioni civili dei territori occupati, l'assassinio o maltrattamento di prigionieri di guerra ...il saccheggio di beni pubblici o privati, la distruzione - senza motivo - di città e di villaggi, o la devastazione non giustificata dalle esigenze militari”. Le infondate recriminazioni dei colpevoli di una presunta esigenza militare, naturalmente, non possono assolverli dai loro crimini di cui sopra.
L’ultimo oltraggio, riportato dal Washington Post il 20 maggio 2004, riguardava l’uccisione da parte dell’esercito USA di più di 40 civili, per lo più donne e bambini, nel villaggio di Makr al-Deeb nell’Iraq occidentale. Un ufficiale americano a Baghdad ha detto: “quello che pensiamo è che si trattava di un obbiettivo militare. Si sospetta fosse un itinerario battuto dai contrabbandieri o da guerriglieri. La nostra valutazione oggi è che le persone (irachene) coinvolte in questo fatto facessero parte di un assembramento di guerriglieri venuti dall’estero”. Così, sulle basi di un sospetto di traffico non autorizzato di emigranti, le forze militari USA, senza preavviso, hanno bombardato e usato mitragliatori potentissimi su di un intero villaggio spazzandolo via completamente. Un iracheno che ha assistito alla scena ha riferito all’ Associated Press: “Sono arrivati gli aerei ed hanno sparato a tutta la famiglia. Hanno continuato a sparare (all’incirca dalle 2.45 del mattino) fino a mattino inoltrato, fino a che non hanno distrutto tutte le case, fino a che non c’era più niente”. In un articolo del 21 maggio, sempre sullo stesso argomento, lo scrittore dell’Associated Press, Scheherezade Faramarzi riporta le parole di un sopravvissuto all’attacco, Madhi Nawaf, che ha detto: “Una dei morti era mia figlia. L’ho trovata a pochi passi dalla casa ed aveva tra le braccia il suo bambino di due anni, Raad. Il corpo dell’altro figlio, di 1 anno, Raed, giaceva vicino a lei, senza testa.”

L’esercito USA dichiara di essere stato attaccato per primo, ma gli Iracheni presenti alla scena confermano che gli Americani hanno attaccato la gente che si era riunita nel villaggio la sera prima del matrimonio e che non c’erano state sparatorie di sorta prima dell’attacco USA. Che fosse vera o no la versione dei servizi segreti sul “covo di guerriglieri venuti dall’estero”, comunque, l’uccisione degli abitanti del villaggio, disarmati, indifesi, effettuata da aerei troppo distanti per distinguere chi fosse un bersaglio e chi no, usando bombe che in ogni caso non distinguono, assomiglia molto ad un crimine di guerra. Un altro sopravvissuto all’attacco, Sheik Dahan Haraj, ha negato le affermazioni dell’esercito USA ed ha posto una domanda ovvia: “perché non hanno circondato l’area e non si sono assicurati che si trattasse effettivamente di guerriglieri?”

Ad ogni modo, l’azione degli USA è stata in questo caso, come lo è stata in innumerevoli altre occasioni, del tutto sproporzionata alla giustificazione addotta. Questo tipo di attacchi si è verificato in Afghanistan da quasi tre anni a questa parte e in Iraq da quando è iniziata l’invasione USA, nel marzo 2003. Si potrebbe tranquillamente riempire un armadio con gli articoli ed i rapporti dei giornalisti di diversi paesi. La Human Rights Watch (Osservatorio sui diritti umani) in un rapporto, dell’ottobre scorso, sulle azioni militari USA afferma che queste “rivelano un sistema di tattiche estremamente aggressive, con un numero eccessivo di sparatorie in aree residenziali ed il ricorso troppo sbrigativo all’uso della forza”

Anche se i comandanti USA sbandierano la loro noncuranza nei confronti delle morti di civili nelle popolazioni afgane ed irachene (le parole immortali del generale Tommy Franks: “Noi non contiamo il numero dei morti”) stime affidabili del numero di civili uccisi nelle ultime azioni dell’esercito USA variano da 1.000 a 5.000 in Afghanistan e da 9.000 a 11.000 (alcuni dicono anche più di 35.000) in Iraq. Inoltre, migliaia di non-combattenti sono stati seriamente feriti o hanno subito la distruzione indiscriminata delle loro case e delle loro proprietà. Eppure, ogni giorno, questo lugubre tributo di vittime continua ad aumentare. Perciò i “crimini contro l’umanità” compresi “l’uccisione...ed altri atti disumani compiuti contro la popolazione civile” appaiono sufficientemente ovvi da giustificare un procedimento giudiziario secondo i termini stabiliti dal tribunale di Norimberga.

Chiunque può immaginare come i colpevoli di tali crimini potrebbero giustificare le proprie azioni o, ancor peggio, riceverne magari del merito per cercare di essere rieletti nelle proprie cariche proprio per essersene vantati orgogliosamente ed entusiasticamente, avvolti nella bandiera a stelle e strisce (con l’eccezione dell’”abuso” dei prigionieri, ormai pubblicizzato in tutto il mondo, naturalmente, visto che quel comportamento è stato prontamente bollato come “non-americano”). Ricordatevi soltanto a che punto arrivarono i Nazisti, quando accamparono lo stesse genere di scuse a Norimberga. Goering non si difese , per esempio, dicendo che l’operazione dei campi di concentramento era stata necessaria per mantenere l’ordine? Non disse forse che “si era reso necessario rimuovere il pericolo?”

Certo, non c’è da meravigliarsi se dei criminali quando vengono accusati cercano scuse per i loro crimini, anche se il ministro di Hitler per gli armamenti, Albert Speer, a Norimberga si dimostrò profondamente pentito, dicendo che era “un suo indiscutibile dovere assumersi la sua parte di responsabilità per la tragedia inflitta al popolo tedesco”.
Particolarmente rara è l’ammissione di colpa da parte di autorità facenti capo al governo: dirigenti e funzionari di stato di solito si considerano al di sopra della stessa legge che applicano agli altri. Nel “Riccardo III” di Shakespeare, perfino il sanguinario Gloucester accampava delle scusanti, ma Lady Anna, la vedova del re ucciso, pur sconvolta dalle circostanze e dal caos seguito agli eventi, non se la bevve.: “Più malvagio ancora di quanto voi stesso vi immaginiate in cuor vostro, non avete altre scuse e solo una cosa vi rimane da fare: impiccarvi”. La stessa cose che disse Lady Anna a Gloucester, potrebbero altri dirla adesso ai leaders del governo USA.

Perché avete fatto della felice terra il vostro inferno,
l’avete riempita di urla e lamenti e profondo dolore,
Se trovate piacere nel contemplare le vostre gesta odiose,
Ecco, guardate, questo è il massacro che avete compiuto.

Non dobbiamo giudicare prima del tempo, naturalmente. Dovremmo, però, almeno fare in modo che gli accusati si trovassero davanti ad una corte. E’ solo una questione di coerenza.

Note:

Traduzione di Patrizia Messinese a cura di peacelink

articolo originale: http://www.dissidentvoice.org/May2004/Higgs0531.htm

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