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Sudan: il silenzio e' complice

Una crisi dei diritti umani
8 giugno 2004 - Amnesty international

le milizie Janjawid e i soldati sono arrivati ad Abu Jihad nel giorno del mercato. Hanno circondato il mercato e poi i Janjawid hanno preso tutto il denaro e il bestiame. Hanno ucciso diverse persone, ho visto i loro corpi, alcuni finiti con i fucili altri con le baionette.?
(Ercouri Mahamai, studente del villaggio di Abu Gamra, nei pressi di Kornoy, nel Darfur settentrionale)

“I Janjawid sono arrivati e ci hanno chiesto di allontanarci. Hanno picchiato le donne e i bambini. Poi hanno ucciso Sara Bishara, di due anni, con una coltellata alla schiena.?
(Aisha Ali, del villaggio di Sasa, nei pressi di Kornoy, nel Darfur settentrionale)

“Ero a casa, quando sono arrivati i soldati insieme ai Janjawid coi cavalli e i cammelli. Hanno circondato il villaggio, hanno dato fuoco ad alcune case e aperto il fuoco contro la gente: mio fratello ?morto proprio di fronte a me.?
(testimonianza raccolta dalla missione di Amnesty International in Sudan, maggio 2004)

Il Darfur si trova nel Sudan occidentale e il suo territorio ?grande quanto la Francia. Per molti anni ?stato al centro di sporadici scontri tra gli agricoltori sedentari appartenenti ai gruppi etnici Fur, Masalit e Zaghawa e le popolazioni nomadi, scontri che hanno provocato molte uccisioni nonch?distruzioni e saccheggi. Secondo il governo, la causa di questa violenza era da ricercare nella scarsit?di risorse a disposizione.

Nel febbraio 2003 un nuovo gruppo armato, l’Esercito di liberazione del Sudan (Els) ha iniziato a scontrarsi con le forze governative, rivendicando le proprie azioni come forme di protesta per la scarsa protezione offerta dal governo alla popolazione locale, l’emarginazione e il sottosviluppo della regione. La base dell’Els era costituita soprattutto dagli agricoltori. Di l?a poco ?salito alla ribalta un altro gruppo armato, il Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Mgu).

Il governo ha reagito consentendo piena libert?d’azione alle milizie arabe conosciute come Janjawid (“fucilieri a cavallo?, che hanno iniziato ad attaccare i villaggi, uccidendo, stuprando e sequestrando persone, distruggendo le abitazioni ed altre propriet??comprese le fonti idriche ?e saccheggiando il bestiame. Il tutto con l’attivo sostegno dell’esercito sudanese, i cui bombardamenti aerei hanno spesso preceduto di poche ore l’arrivo dei Janjawid, lasciando supporre che si trattasse di azioni coordinate. I legami tra il governo sudanese e i Janjawid sono evidenti, a tal punto che ultimamente i miliziani indossano uniformi fornite dall’esercito.

Centinaia di migliaia di persone sono state costrette a lasciare le loro abitazioni a seguito degli attacchi dei Janjawid e dell’esercito sudanese, col risultato che ampie aree del Darfur oggi sono spopolate. Secondo le Nazioni Unite i profughi interni (cio?gli abitanti del Darfur che hanno cercato riparo in altre zone della regione) sono quasi un milione e sopravvivono in condizioni drammatiche. Oltre 120.000 profughi hanno attraversato il confine col Ciad.

Secondo un rapporto dell’Ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani, reso noto nel maggio di quest’anno, “la [nostra] missione ha verificato l’esistenza di un sistema di violazioni dei diritti umani nel Darfur, perpetrate dal governo del Sudan e dalle milizie alleate: molte di queste violazioni possono definirsi crimini di guerra o crimini contro l’umanit? Sulla base delle informazioni raccolte, ?chiaro che nel Darfur si ?instaurato un regno del terrore?

A partire dalle fine del 2003 centinaia di persone sono state arrestate perch?sospettate di legami con i gruppi armati di opposizione attivi nella regione. Gli arresti sono basati sull’art. 31 dell’Atto sulla sicurezza nazionale, che consente la detenzione fino a nove mesi senza possibilit?di revisione giudiziaria. Molti degli arrestati hanno denunciato di aver subito torture.

L? aprile il governo sudanese, l’Els e il Mgu hanno sottoscritto un accordo per il cessate-il-fuoco. In base all’art. 5, “le parti hanno deciso di liberare tutti i prigionieri di guerra e ogni altra persona arrestata a causa del conflitto armato nel Darfur?

Amnesty international chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto del Darfur di porre immediatamente fine alle violazioni dei diritti umani, tra cui le uccisioni illegali e gli abusi nei confronti della popolazione civile. L’organizzazione chiede inoltre alla comunit?internazionale di favorire il dispiegamento in Sudan di osservatori internazionali sui diritti umani.

Note:

http://www.amnesty.it/primopiano/sudan/

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