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La politica dilatoria del governo sudanese nasconde la gravità del genocidio

3 luglio 2004 - Associazione per i Popoli Minacciati
Fonte: Ufficio Stampa - 29 giugno 2004

L'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha accusato il governo sudanese
di voler nascondere la gravità del genocidio commesso nel Darfur, nella
parte occidentale del paese. Khartoum applica una politica dilatoria con
l'intento di evitare un intervento internazionale, ma secondo il referente
per l'Africa dell'APM, Ulrich Delius, solo l'intervento delle truppe di pace
dell'ONU, secondo il paragrafo VII della Carta dell'ONU, può garantire una
protezione concreta alla popolazione civile, che a sua volta è la condizione
necessaria per riuscire a far pervenire sufficienti aiuti umanitari nella
zona.
Poco prima dell'arrivo in Sudan del Segretario Generale dell'ONU Kofi Annan
e del ministro degli esteri USA Colin Powell, le autorità sudanesi hanno
sistematicamente terrorizzato i profughi dei campi profughi in modo da non
far giungere all'opinione pubblica internazionale le testimonianze dirette
dei crimini contro l'umanità commessi. Negli scorsi giorni centinaia di
soldati in tenuta civile e in uniforme sono apparsi nei campi situati nelle
vicinanze della città di El Kasher e hanno minacciato e picchiato profughi
per evitare che possano testimoniare sulle pulizie etniche e sulle gravi
violazioni dei diritti umani.
Nonostante gli innumerevoli e credibili rapporti di diverse organizzazioni
per i diritti umani e collaboratori dell'ONU il Sudan continua a negare i
crimini commessi nel Darfur e accusa genericamente paesi esteri della crisi
in corso. Anche la promessa di disarmare le milizie Janjaweed, fatta il 19
giugno dal presidente sudanese al Bashir, si è rivelata una promessa vuota.
Anche dopo quella data si sono verificati diversi attacchi delle milizie
Janjaweed a danno di profughi i quali sono di fatto prigionieri nei campi
profughi che non lasciano per paura delle aggressioni. Le milizie Janjaweed
hanno cacciato in modo sistematico la popolazione dai propri villaggi
costringendoli ai campi profughi dove ora tengono sotto controllo le persone
aggredendole non appena tentano di uscire dai campi. Vittime preferite delle
aggressioni sono donne e bambini.
Tuttora i volontari internazionali non riescono ad arrivare liberamente alle
persone disagiate nel Darfur nonostante alcune settimane fa fosse stato loro
assicurato il libero accesso. Finora le organizzazioni umanitarie sono
riuscite a raggiungere circa il 70% delle persone bisognose di pronto
intervento. E' vero che la situazione è migliorata in seguito alle pressioni
internazionali, ma le autorità sudanesi continuano a rallentare gli aiuti
umanitari con iter burocratici sempre più complicati. Così ad esempio gli
iter doganali continuano ad essere lentissimi e le autorizzazioni vengono
concesse con molti ritardi.

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