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    Il capitano Ul’man ha lasciato la seduta del tribunale distrettuale militare tra gli applausi di 7 giurati su 12.

    Il verdetto dei giurati ha assolto i criminali di guerra

    30 luglio 2004 - Anna Politkovskaja (trad. F. Giovannelli)

    Il “caso” Ul’man è iniziato l’11 aprile 2002, all’estremità del villaggio di Daj, nella regione di Šatovskij in Cecenia. Quel giorno lì, sulle montagne, cercavano di catturare il “ferito Chattab”. Era in corso un’operazione di forze speciali. Il gruppo di ricerca dello Stato Maggiore della Difesa GRU (i servizi segreti russi), sotto il comando del capitano Eduard Ul’man, sbarcato dall’elicottero, non scopre nessun Chattab, ma incontra per la strada un taxi “Uazik”. Nella macchina ci sono sei passeggeri. Non sapendo dell’operazione in corso, questi stanno semplicemente tornando a casa dalla cittadina di Šatoj attraverso i villaggi di montagna. I membri del GRU colpiscono con le prime raffiche il preside della scuola rurale di Nochči-Keloj, il sessantanovenne Said Mohamed Alaschanov. Dopo due ore gli altri. Zajnap Džavatchanov, madre di più figli, il direttore Abdul-Vachab Satabaev, il guardaboschi Šachbana Bachaev, il conducente Chamzat Tuburov e Mohamen Musaev. I “ricercatori” hanno bruciato tutti i corpi. Hanno scoperto il delitto quasi subito, l’affare è arrivato in tribunale e, davanti ai giurati, eletti dagli abitanti di Rostov-sul-Don, si sono rivelati diretti esecutori e organizzatori del crimine il Capitano Ul’man, il sottotenente Aleksandr Kalaganskij, il maggiore Aleksej Perelevskij, il sottufficiale Vladimir Voevodin. Gli accusati non hanno cercato di dimostrare la propria innocenza, e hanno raccontato com’è andata. Anche i testimoni sono stati espliciti: il quadro del delitto non poteva essere più chiaro per i giurati. Tuttavia il verdetto, reso noto il 29 di aprile, si è dimostrato di un cinismo catastrofico: si, hanno ucciso e hanno distrutto i corpi, ma sono innocenti. In primo luogo perché hanno eseguito un ordine (nelle sedute del processo è stato dimostrato che non c’è stato nessun ordine). In secondo luogo la “Uazik” alla prima richiesta dei militari non si è fermato (nelle sedute è stato dimostrato che si è fermato).

    Cosa è successo il 29 aprile nel nostro paese? Che significa questo verdetto agli occhi della nazione? Prima di tutto i giurati VOLEVANO ASSOLVERE i criminali di guerra e soltanto per questo li hanno assolti. Non hanno accolto nessuna prova, tranne quelle che VOLEVANO accogliere. Hanno creduto soltanto agli accusati, e gli hanno creduto sulla parola. Non sono stati sfiorati da nessun’altra testimonianza, per quanto potessero essere obbiettivamente importanti. I giurati hanno interpretato tutte le circostanze degli omicidi semplicemente allo stesso modo di come le interpretavano i loro esecutori.
    E non perché i giurati fossero stati ingaggiati da qualcuno, assolutamente: sono stati ingaggiati solo da se stessi. Di quale pressione sul collegio si può parlare? Se 7 giurati su 12 hanno salutato con un applauso il criminale Ul’man, quando questo è stato assolto dall’accusa di strage… Solo quando gestisci la giustizia secondo le tue convinzioni esulti.
    Da cosa è dipesa questa gioia? Dal fatto che hanno difeso “i propri” contro “gli altri”, “i nostri” contro “i non nostri”, noi e i ceceni. Il 29 di aprile questo stato d’animo comune e noto a tutti è stato legittimato nell’ambito di una procedura giudiziaria.
    Senza dubbio questa è la più importante risoluzione riguardo alla seconda guerra cecena. La consacrazione dei boia con la forza della legge. L’assoluzione del gruppo di Ul’man ha un significato semplicissimo: uccidere un ceceno si può, di qualsiasi ceceno si tratti. E questo inoltre non è nemmeno sangue per il sangue, ma sangue versato per questioni di appartenenza nazionale. La garanzia di assoluzione di qui in avanti risiederà nell’esistenza stessa dell’istituto dei giurati, per l’introduzione del quale hanno così appassionatamente combattuto i giuristi progressisti della Russia.
    Erano d’accordo: la pena di morte, per la quale, grazie all’intervento dell’UE era stata introdotta una moratoria tramite decreto presidenziale (e nessun tribunale della Russia ha diritto di imporre un tale verdetto), ora de-facto viene autorizzata se applicata dai militari, ovvero a loro completa discrezione. Cioè: la pena di morte tramite linciaggio è permessa. Il verdetto dei giurati di Rostov è in realtà indulgenza verso gli squadroni della morte che operano in Cecenia. Il linciaggio è diventato più importante della legge. Per legge.
    E ora: perché? Perché i giurati volevano così tanto ASSOLVERE?
    Semplicemente perché quelli siamo noi. Una parte di noi. Oggi, dopo il verdetto, ci sono molte discussioni: chi sono, in sostanza, questi giurati? Qual è il loro status sociale? “Da dove li hanno presi?”...
    Analisi senza senso. La verità non sta tanto nel fatto se abbiano portato a termine gli studi superiori o meno: la maggioranza del paese possiede un’educazione media, e la maggioranza di quel collegio era in possesso di un’educazione media; la maggioranza di “noi” lavora svolgendo mansioni poco remunerative, e la maggioranza di quel collegio riceve stipendi bassi…
    La verità è che la maggioranza del paese considera i ceceni un’umanità di seconda scelta, approva un nichilismo giuridico razzista, giustifica la legge del Taglione e sogna un ritorno alla pena di morte. Gli applausi dei giurati agli assassini sono l’ovazione per la vittoria di alcuni cittadini della Russia contro gli stranieri. Certo, è un’ovazione a un vicolo cieco, che non fa presagire alcun futuro, ma questa ovazione è la confessione della maggioranza di oggi.

    …Li hanno seppelliti in delle minuscole lenzuola bianche non perché i morti erano dei bambini in tenera età. Semplicemente, allora, nel gennaio del 2002, di ogni cadavere non restava che una piccola manciata di ossa carbonizzate e i vecchi le hanno avvolte in lenzuola un po’ più bianche, perché per i vivi fosse più facile…
    Chi ha visto non potrà mai dimenticare. Per chi non ha visto, è più facile. Giudicare.

    PS: il 5 Maggio nel Caucaso del Nord presso il tribunale militare distrettuale doveva tenersi la riunione conclusiva sul “caso Ul’man”. Tuttavia non si è rivelata conclusiva. Hanno esaminato questioni tecniche e procedurali. La prossima riunione è stata fissata per il 7 Maggio.

    Anna Politkovskaja
    06.05.2004

    Note:

    Traduzione di Francesco Giovannelli a cura di Peacelink

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