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    Uno sguardo sul conflitto russo-ceceno attraverso la letteratura russa

    Il Caucaso e la Russia

    30 luglio 2004 - Daria Marchionne e Francesca Rondinelli

    Sentiamo parlare della Cecenia solo in riferimento al moltiplicarsi degli episodi di terrorismo degli ultimi anni; ma non tutti sanno forse che le radici del conflitto russo-ceceno sono ben più lontane. Il Caucaso per i russi ha sempre avuto un valore ambivalente: da un lato, un pericoloso territorio da conquistare, dall’altro un luogo affascinante, romantico, un’esotica natura che risveglia istinti selvaggi e primordiali.
    È soprattutto sfogliando le pagine dei grandi scrittori che scopriamo cos’è il Caucaso: era quasi un’ossessione per i russi,“Il prigioniero del Caucaso” è un titolo che ricorre sovente nella letteratura. In Puskin, Lermontov, Tolstoj, fino ai nostri giorni, con Makanin. I Ceceni sono spesso descritti come dei barbari in contrapposizione ai russi civilizzati ma la straordinaria sensazione che se ne ha è che si tratti di un popolo fascinoso, di grandi qualità, uomini valorosi, feroci ma allo stesso tempo umani, leali e intensi.
    Puskin intorno al 1820 aveva visitato questi luoghi e aveva descritto le usanze della popolazione, il loro modo di vivere primitivo; nel suo “Il prigioniero del Caucaso” già si parlava della minaccia cecena.
    Ma per Lermontov, altro maestro della letteratura, forse più che per Puskin il paesaggio caucasico fu fonte di ispirazione, riuscì, con grande talento, a dare veste poetica ai propri ricordi personali e alle riflessioni sulle vicende di questo popolo con il quale era venuto a contatto da adoloscente. Nel suo poema “Izmail-bej” descrive i ceceni come gente selvaggia, che vive tra misfatti e segreti, là ferire il nemico non è colpa; fedele è l’amicizia e più fedele la vendetta e l’odio è come amore, immenso. Un colorito caucasico ed orientale lo troviamo pure in “I circassi”e in “Un eroe del nostro tempo”.
    Arriviamo ora a Tolsoj con il suo “Prigioniero del Caucaso” del 1872 , forse più dedicato ai bambini, per l’assenza di ogni tipo di ideologia che troviamo invece in molti altri scritti dell’autore. Il protagonista è l’ufficiale Zilin, fatto prigioniero dai tatari, nome usato per indicare i montanari musulamani del Caucaso, i Ceceni di cui parliamo. Quello che viene fuori dalla narrazione è un senso di odio per i russi da parte della popolazione, ma allo stesso tempo Tolsoj riesce a descrivere gente di grande semplicità e vitalità, rispettosa delle leggi della sua comunità. E tutto questo senza esprimere giudizi e raccontando i fatti con estrema obiettività.
    Nel 1896 lo scrittore ritorna sulla stessa tematica, seppur con grandi differenze con il suo racconto “Chadzi Murat”. Si parla di questo capo caucasiano che passa dalla parte dei russi a causa del suo odio per un altro capo, Ismail che gli ha ucciso il padre. I russi però non si fidano di lui, non lo aiutano sufficientemente inducendolo ad agire da solo, decisione che lo condurrà alla morte.
    Interessante notare la grande attualità in alcune descrizioni di villaggi ceceni distrutti, di donne con i vestiti strappati che piangono sui corpi dei figli uccisi, il sentimento d’odio provato dai ceceni verso i russi: “ non era odio ma la convinzione che quei cani dei russi non fossero esseri umani, ed erano tali il disgusto,il ribrezzo e l’incapacità di comprendere l’assurda crudeltà di quegli esseri,che il desiderio di annientarli, come si annientano topi, ragni velenosi e lupi, appariva loro come un sentimento del tutto naturale, come il desiderio di conversazione”.
    C’è poi Makanin, uno scrittore dei giorni nostri, anche lui pubblica una novella dal titolo Il prigioniero del Caucaso.
    C’è un evidente attrattiva da parte dei russi verso queste terre così vicine e pur tanto diverse, c’è forse una voglia di parlarne più di quanto sembri che si scontra però inevitabilmente con un desiderio di nascondere, di non pensarci su troppo, questa è la sensazione che si prova dopo aver parlato con qualche giovane russo. Se forse però non si risolve l’ attuale situazione, per quanto complessa essa sia,continuerà sempre ad esistere un prigioniero del Caucaso…

    A.S. Puskin Il prigioniero del Caucaso
    M.J. Lermontov Izmail-bej, Un eroe del nostro tempo
    L.N. Tolsoj Il prigioniero del Caucaso, Chadzi Murat
    V. Makanin The prisoner from the Caucasus, pubblicato in inglese da Readers
    International 1995.

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