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L'Occupazione a 114 gradi Fahrenheit. Baghdad e' sommersa dall'odore della morte

3 agosto 2004 - Robert Fisk (trad. C.Panzera)
Fonte: The Indipendent - 28 luglio 2004


L'odore dei morti filtra dalle strade attraverso i condotti dell'aria condizionata. E' un odore caldo, dolce e opprimente. All'interno dell'obitorio di Baghdad, ci sono cosi' tanti cadaveri che i frigoriferi sono traboccanti. I morti sono sui pavimenti. Dozzine di loro. Fuori, nel caldo a 46°C (114°F), Qadum Ganawi mi racconta di come suo fratello Hassan e' stato assassinato.

"Stava portando a casa la cena per la nostra famiglia a Palestine Street, ma a casa non e' mai arrivato. Poi abbiamo ricevuto una telefonata dicendo Abbiamo quindi ricevuto una telefonata in cui ci e' stato detto che lo avremmo potuto avere indietro solo se avessimo pagato un riscatto di 50.000 $ [27.500£].

Ma noi non avevamo a disposizione 50.000 dollari. Così abbiamo venduto una parte della nostra casa e molti dei nostri averi, abbiamo quindi preso in prestito15.000 dollari, e abbiamo dato il denaro ad un uomo in una macchina che indossava una kefiah sul volto. Quindi abbiamo ricevuto un'altra telefonata, in cui ci e' stato detto che Hassan si trovava alla stazione di polizia di Saidiyeh. Lui stava là...ma in verita' era stato prima bendato e imbavagliato, e quindi gli erano stati sparati due proiettili in testa. Hanno preso i nostri soldi e l'hanno ucciso."

Sale un lamento di dolore dal piazzale circostante dove 50 persone stanno aspettando all'ombra del muro dell'obitorio di Baghdad. Ci sono bare di legno nella strada, accatastate lungo il muro, o distese sul fondo stradale. Uomini anziani - padri e zii - le stanno imbottendo con carta oleata. Quando i corpi verranno consegnati, verranno poi portati nelle bare alla moschea e quindi sepolti con il sudario. Ci sono poche donne presenti. La maggiore parte di loro fissa lo straniero che si intromette con un qualcosa che si avvicina all'odio.

A Baghdad le statistiche per morte violenta sono ben oltre lo soglia della vergogna. Circa un anno fa se ne contavano circa 400 al mese. Da sola questa cifra rappresenta un numero spaventoso da far seguire all'invasione anglo-americana dell'Iraq. Ma solo nei primi 10 gg di questo mese di Luglio, i corpi di 215 uomini e donne sono stati portati all'obitorio, morti per la maggior parte a causa di colpi di fucile. Nella seconda decade ne sono arrivati altri 291 per un totale di 506 morti violente in sole tre settimane.

Anche gli ufficiali iracheni scuotono le teste increduli. Il "nuovo Iraq" sotto il suo nuovo primo ministro appoggiato dagli americani e' piu' violento che mai. Qadum Ganawi appoggia la mano sul mio braccio. "Ascolta," mi dice. "Mio fratello aveva due bambini piccoli. Uno di loro ha solo un anno. Abbiamo venduto la casa e preso in prestito 15.000 dollari. Adesso come possiamo ripagare il debito? E quello che ne abbiamo ricavato e' solo e unicamente il dolore per la perdita del mio caro fratello.

"Lui era un importatore di automobili e hanno quindi pensato che fosse uno ricco. Ma non lo era. E poi tu sai che sua moglie e' siriana. E' andata in Siria per una vacanza con i bambini e adesso si trova la', ancora non sa cosa e' successo a suo marito."

Nella strada accanto a noi stanno arrivando dei camion, un pick-up ed un autocarro che trasporta dei cadaveri per l'autopsia. Tony Blair sta dicendo che qui la situazione e' sicura...ma si sbaglia. A Baghdad ogni mese avviene un massacro. Ladri, stupratori, saccheggiatori, truppe americane ai checkpoint e sui convogli, sicari vendicativi, rivoltosi: tutti loro stanno abbattendo la popolazione di questa citta' piu' velocemente che mai.

Un uomo e' stato ucciso da un soldato americano mentre stava sorpassando un convoglio statunitense per recarsi al suo matrimonio a Baghdad. Lo abbiamo saputo solo perche' il suo matrimonio doveva svolgersi in un albergo occupato dai giornalisti. Un'altra morte l'ho scoperta solo quando un amico iracheno mi ha chiamato la settimana scorsa. Mi stava chiedendo aiuto per lasciare l'Iraq molto velocemente. Adesso.

"La voro per gli americani all'aereoporto ma penso che se resto qui non me la cavero'." Perche'? "Perche' mio zio lavorava all'aereoporto per gli americani, proprio come faccio io. Mio zio era Abdullah Mohi. Stava guidando dal lavoro l'altra sera, e lo hanno fermato a soli cento metri da casa. Hanno preso un coltello e gli hanno quindi tagliato la gola. Lo abbiamo trovato riverso sul volante, immerso nel sangue".

Abbas mi guarda con occhi spenti. "Pensi che dovrei andarmene in Giordania? Aiutami." All'obitorio un uomo grande e alto, Amr Daher, viene verso di me. "Hanno ucciso uno dei nostri leader della tribu' Dulaimi," dice. "Lo hanno fatto stamattina, proprio nel mezzo della piazza Al-Kut, solamente un paio di ore fa." Selman Hassan Salume stava guidando con i due figli adolescenti quando tre uomini armati di fucile si sono affiancati alla sua auto e gli hanno sparato al volto. Entrambi i suoi figli sono stati feriti, e uno di loro seriamente.

I referti ospedalieri raccontano solo una parte della storia. Nel caldo cocente dell'estate irachena, alcune famiglie seppelliscono i loro morti senza notificarne la scomparsa alle autorita'. Alcuni rimangono per sempre non identificati, in altre parole non richiesti. Anche gli americani portano dei corpi, e quando lo fanno le autopsie non vengono praticate. I necrofori non dicono il perche', ma il Ministero della Sanita' ha detto ai medici che in questi casi non devono effettuare le autopsie, perche' gli americani le hanno gia' fatte.

Non molto tempo fa, sei corpi sono arrivati all'obitorio di Baghdad portati dalle forze statunitensi. Tre di questi non sono stati identificati, gli altri tre avevano un nome, ma le loro famiglie non sono state trovate. Tutti avevano subito, secondo i referti americani, "ferite traumatiche al viso", che e' la frase usuale usata per descrivere le ferite prodotte da arma da fuoco. Sui sei corpi non sono state effettuate autopsie. A Baghdad la morte e' diventata talmente routine, che anche una morte tragica si trasforma in una semplice nota a pie' di pagina. Un tank americano ha avuto uno scontro con una corriera a nord di Baghdad, e sette civili sono morti. Gli americano hanno autorizzato l'apertura di un'inchiesta. Sulla stampa locale il fatto ha occupato a malapena un paragrafo scarso. Quattro giorni fa un tank statunitense M1A1 Abrams incrociando l'autostrada ad Abu Ghraib si e' scontrato con un automobile al cui interno viaggiavano due ragazze con le loro madri, che sono tutte e quattro morte all'istante. Di questo non c'e' stata alcuna notizia riportata dalla stampa di Baghdad. Non c'e' da stupirsi, quindi, che le forze di occupazione - o forze internazionali, come le dobbiamo chiamare adesso - si rifiutino fermamente di comunicare le statistiche dei morti Iracheni, limitandosi a tenere il conto solo delle loro.

Anche le morti avvenute durante le ultime 36 ore sono una lettura scioccante. A Mahmudiyah, a sud di Baghdad, un uomo armato ha ucciso due ufficiali della polizia irachena mentre stavano recandosi alla loro stazione. A Kirkuk, un poliziotto iracheno, Luay Abdullah, e' stato colpito mentre aspettava un passaggio verso casa dopo aver fatto la guardia ad un oleodotto. Una donna curda e i suoi tre figli sono stati uccisi dopo che qualcuno aveva invaso la loro casa con un lanciafiamme. Un peshmerga della guerriglia curda e' stato ucciso mentre guidava.

Un ex ufficiale del governo e' stato ucciso a Baghdad e ieri pomeriggio (27 luglio n.d.t.) un civile anziano che lavorava per il Ministero degli Interni a Baghdad e' stato colpito a morte. Nella citta' di Buhriz, ore di battaglia tra le truppe statunitensi e i rivoltosi hanno lasciato sul campo, secondo gli americani, 15 morti. Tutti, loro dicono, erano armati, sebbene quasi sempre traspare che ci sono anche morti civili che scaturiscono da questo tipo di battaglie.

I documenti americani dicono che i gruppi di rivoltosi "sono diventati piu' sofisticati e stanno coordinando i loro sforzi anti-coalizione, sollevando in questo modo minacce sempre piu' significative." C'e' stato un decisivo incremento delle uccisioni durante la guida e una agghiaciante osservazione lo ribadisce. Per tutti i possibili viaggiatori che arrivano o lasciano Baghdad, gli americani credono che "i recenti attacchi in aria suggeriscano che ogni tipo di aereo, civile, con ali fisse e militare venga visto come un potenziale obiettivo."

E cosi' la guerra sta peggiorando sempre piu' mentre gli incidenti crescono ogni settimana. Intanto in Inghilterra, Blair continua a pensare che l'Iraq sia diventato un posto piu' sicuro.
Note:

Robert Fisk e' un inviato per The Indipendent e autore di "Compatite la Nazione".
Lui sta contribuendo anche al nuovo libro di CounterPunch, "La politica dell'Antisemitismo."

Tradotto da Chiara Panzera, il 1 agosto 2004.

Fermo restando il copyright degli aventi diritto, l'utilizzo di questa traduzione e'
liberamente consentito citandone la fonte (Associazione PeaceLink) e
l'autore (Chiara Panzera).

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