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Il Congo nuovamente sull'orlo della guerra civile

27 agosto 2004 - Moira Dinunzio (collabora con Peacelink)
Fonte: BBC News World Africa, Allafrica.com, The Guardian, Congo Sans Frontière
L'Avenir

Il Massacro di Gatumba, rischia di travolgere il processo di pace avviato nel 2003 per porre fine alla guerra civile in Congo, riaccendendo lo scontro tra l'etnia tutzi e gli hutu e creando nuove tensioni nella Regione dei Grandi Laghi.
Lo scorso venerdì, a Gutumba, campo profughi delle Nazioni Unite nel Burundi sud-occidentale, al confine con la DRC, sono stati uccisi 160 civili congolesi, per la maggior parte donne e bambini fuggiti da proprio paese durante i combattimenti tra l'esercito e i ribelli tutzi.

L'attacco è stato rivendicato dal Fronte di Liberazione Nazionale (FNL) del Burundi, gruppo di ribelli hutu che nel 2003 si rifiutò di partecipare al processo di pace. Ma in molti , sostengono che la FNL non è l'unica artefice di quello che può definirsi un vero e proprio genocidio. I sopravvissuti al massacro hanno infatti dichiarato che erano presenti anche soldati del generale Buya Mabe (comandante della regione militare della DRC sulla frontiera col Burundi) insieme ai mai mai, i guerriglieri tradizionali congolesi, e interahamwe, gli estremisti hutu del Ruanda, rifugiatisi in Congo dopo il genocidio del 1994.
Un esercito di ribelli, dunque, che coinvolge i tre paesi della Regione dei Grandi Laghi.
Burundi e Ruanda puntano il dito contro la DRC, accusando l'esercito di aver preso parte al massacro e minacciano il governo di inviare truppe nel paese per prevenire altri genocidi. Secondo molti, il governo congolese è responsabile di non aver rispettato l'impegno a disarmare i combattenti e di non essere mai intervenuto contro i ribelli che usano il territorio congolese per attaccare i campi profughi.
Il Ministro della Difesa congolese ha dichiarato che invadendo il paese, Ruanda e Burundi non risolveranno il problema, perché i ribelli provengono anche dai loro territori.
L'esercito del Burundi pone poi l'accento sul coinvolgimento dell'interhamwe, che avrebbe coadiuvato l'azione del FNL. Le accuse dell'esercito hanno contribuito ad alzare la tensione con il governo ruandese che, per voce del presidente Kagame, ha minacciato un intervento decisivo delle proprie truppe in caso fosse messa in pericolo la sicurezza nazionale.

Intanto sono state chiuse le frontiere con il Congo e i circa mille sopravvissuti sono stati condotti dalle forze ONU, in Muramvya e Rutana, a sud-est di Bjumbura, dove i militari delle Nazioni Unite si trovano ad affrontare anche un'emergenza cibo.
Ma anche le stesse Nazione Unite si trovano al centro di accese polemiche. Il processo di pace avviato lo scorso anno dopo 5 anni di guerra civile sembra infatti sull'orlo del fallimento.
Lo scorso 18 agosto, 200 persone hanno manifestato davanti all'Ambasciata del Congo e presso gli uffici delle Nazioni Unite a Bujumbura, mentre durante i funerali delle vittime, sulle bandiere capeggiavano slogan di protesta tra cui "ONU go home".
L'ONU è presente in Congo con la missione di pace Monuc, di cui fanno parte 10500 unità, un numero risultato insufficiente a contenere le tensioni tra le diverse etnie della regione.
In questi giorni, il presidente dell'International Crisis Group (un'agenzia indipendente presente nel paese e finanziata da privati e da alcuni governi), Gareth Evanis, ha inviato una lettera ai primi ministri di Sud Africa (protagonista della mediazione che pose fine agli sconti lo scorso anno), Francia, Belgio, Regno Unito e USA, affinché il Consiglio di Sicurezza adotti un'azione decisiva per prevenire il ritorno della guerra. Secondo il presidente dell'ICG, con un esercito debole come quello congolese la stabilità risulta un obiettivo impossibile da realizzare. Monuc dovrebbe incrementare il numero di unità ed essere autorizzato all'uso della forza per proteggere i civili e il personale delle organizzazioni umanitarie.

Intanto in Congo, i ribelli, guidati dal vice-presidente Ruberwa, hanno deciso di lasciare il governo, accusato di aver sostenuto le milizie hutu rimettendo in discussione il processo di pace.
E' la prima volta, dall'inizio del processo di pace, che una delle parti decide di abbandonare il cammino verso la stabilità.
Il Governo del Congo ha per contro accusato Ruberwa di agire al servizio di governi stranieri (Ruanda e Burundi) e per questo complice dei mali del paese. Kamerthe, segretario generale del PPRD ha affermato che Burundi e Ruanda rappresentano il vero ostacolo alla costruzione della pace.
Ieri, il Segretario generale dell'ONU Kofi Annan ha dichiarato di voler portare da 10500 a 23900 il numero di unità della Monuc, incremento necessario anche a garantire un regolare svolgimento delle elezioni politiche che si terranno il prossimo anno.
Sarà la più grande forza di peace-keeping impegnata in un paese membro, ma in pochi credono potrà porre fine alle agonie del Congo.

27 agosto 2004

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