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    Unità nazionale

    21 settembre 2004 - Diego Piccioli

    Come da copione, come era da aspettarsi. Il Governo Italiano chiama le opposizioni all’unità nazionale sul rapimento di Simona e Simona. Sulla condanna intransigente della barbarie terroristica. Sull’appello per la liberazione dei due ostaggi. Linea della fermezza, però, su di un punto fondamentale, non soggetto a nessuna trattativa: il ritiro delle nostre truppe dall’Iraq.
    Si rimane ancora come paese invasore, secondo il diritto internazionale ed alleato dei carnefici che continuano quotidianamente a seminare soltanto odio, distruzione, morte. Si rimane, per difendere i pozzi di Nassyria che il nostro ENI vuole sfruttare. Si rimane, per aspettare la nostra fetta d’affari nella ricostruzione.
    Dobbiamo gridarla ancora a gran voce l’unica verità su questa guerra criminale e terroristica. Ancora, senza arrendersi mai, perché Simona e Simona, Dio non voglia, rischiano di diventare altre due vittime innocenti della barbarie della guerra scatenata dai governi statunitense, italiano e britannico e continuata dai terroristi. Senza arrendersi mai, perché Simona e Simona non hanno mai alzato bandiera bianca contro la guerra, ma vi hanno opposto la forza della speranza nella pace, dell’impegno per la giustizia, della solidarietà con la gente, del coraggio di aiutare.
    E allora rivoltiamoci alla ributtante ipocrisia di questo governo. Buttiamola all’aria questa falsa e meschina unità nazionale. Un’unità nella menzogna e nel crimine. Un’unità fatta di proclami vuoti di senso e pieni di vergogna. Vuoti di valori e ricolmi del sangue innocente versato in Iraq.
    Si, perché l’unico atto del nostro governo che potrebbe contribuire a salvare Simona e Simona e con loro la pace che hanno tentato di costruire in Iraq, è proprio togliere dal territorio iracheno le nostre truppe di occupazione militare. Non per arrendersi al terrorismo, ma per ristabilire il diritto internazionale e togliere all’odio il terreno in cui si alimenta.
    Anche Simona e Simona lo hanno chiesto, da sempre. Come da sempre sono state contrarie a questa guerra sporca. La ONG di cui fanno parte è una delle principali organizzatrici del Comitato Fermiamo la Guerra, il Comitato promotore delle grandi manifestazioni di piazza contro la guerra in Iraq che, dobbiamo ricordarlo, sono state apostrofate da questo governo, questa maggioranza e dai loro servi mediatici, come anti americane, anti occidentali, a favore di Saddam, contro la pace e la democrazia, comuniste.
    E anche chi, nell’abisso insondabile della propria stupida ignoranza, fosse realmente convinto che questa guerra si sia fatta per portare pace e democrazia in Iraq, dovrebbe evidentemente essersi accorto del fallimento totale della missione. Dalla fine ufficiale della guerra non esiste un governo legittimo e democratico, continua la battaglia, la violenza, la distruzione, la morte. Nessun atto concreto o addirittura ipotesi di sviluppo economico e sociale. L’Iraq è solo un terreno di scontri.
    Non abbandonare l’occupazione militare per ridare voce alle Nazioni Unite è la palese ammissione che il Comitato Fermiamo la Guerra ha ragione sui reali motivi dell’intervento militare in Iraq. Che Simona e Simona hanno ragione. Che il popolo della pace non è un gruppo di facinorosi comunisti, ma una società civile organizzata, attenta, informata, solidale.
    Ci odiano perché abbiamo deciso di considerarli nostri nemici. Una volta che ti sei creato un nemico non puoi stupirti se questo si comporta come tale. L’odio non distingue e non ragiona. Il nemico ha il solo obiettivo di farti male. E fa male accorgersi che il tuo nemico, quello che tu ti sei inventato, colpisce, come fai tu, i bersagli più facili, quelli che non possono o non vogliono difendersi con la violenza e proprio per questo i bersagli che generano più scalpore.
    Porre fine all’occupazione militare dell’Iraq è l’unico gesto diplomatico concreto per aprire la strada alla riconciliazione e alla possibilità di nuovi rapporti con il popolo iracheno e l’unico tentativo che abbiamo davanti per liberare la pace, che ha i volti e i cuori di Simona e Simona.

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