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    Iraq: Quello che Kerry non dirà agli americani

    Il Candidato Democratico alla presidenza John Kerry ha appena accettato
    la sfida ultima della politica Americana: ha cominciato a dire alla popolazione
    Statunitense la verità sull'Iraq.Ma è soltanto una parte della verità ed è per questo motivo che non verrà
    ascoltato.
    26 settembre 2004 - Richard Gwyn (trad. M. Sesler)
    Fonte: The Toronto Star - www.thestar.ca
    La scorsa settimana, durante un importante discorso sulla politica estera all'Università di New York Kerry ha affermato che "Ad ogni passo lungo la strada (il Presidente George W. Bush) ha continuamente imboccato sensi vietati e così facendo ci ha guidati nella direzione sbagliata,".

    Il presidente, "ha fuorviato, calcolato in maniera erronea e mal diretto ogni singolo aspetto di questa impresa (in Iraq)." In Iraq, gli Americani stanno fronteggiando "una crescente insurrezione in una guerra che è in continua espansione." In conseguenza di quello che sta succedendo in Iraq, "il mondo si è fatto un posto più pericoloso per l'America e gli Americani." Tutto questo è assolutamente vero, e pure ben detto, anche se con un evidente ed enorme ritardo.

    In Agosto, le perdite Americane in Iraq hanno raggiunto quota 1.000, e questo numero è seguito al conto più alto per ogni singolo mese da quando è cominciata l'invasione, che ha adesso quasi toccato i 18 mesi di durata.

    Questo tasso di perdite umane è in continua crescita anche se i comandanti Americani stanno tenendo a freno i loro uomini per tentare di ridurre il conteggio dei morti, questo almeno fino alla prossima elezione di Novembre.

    I rapimenti sono adesso diventati cosa tanto comune (e sono opera spesso di criminali tanto quanto di terroristi politicamente motivati) che la scorsa settimana tre cosiddetti appaltatori civili, due Americani ed uno Britannico, sono stati rapiti in piena luce del giorno nel centro di Baghdad. Da allora uno di loro è stato giustiziato.

    Gli Iracheni della classe media, ossia coloro che molto probabilmente sono i più sinceramente interessati alla democrazia, sono stati costretti a lasciare il paese.

    L'insurrezione è adesso così diffusa e tanto efficace che attività economiche chiave quali la produzione di petrolio sono state ridotte al livello a cui erano quando il traballante regime di Saddam Hussein era prossimo alla fine. Settori sempre più ampi del paese, specialmente a Baghdad e nel cosiddetto "triangolo Sunnita", sono adesso divenuti aree no-go.

    Questo riduce i rischi per i soldati Americani e per le altre truppe della coalizione. Ma aumenta il tasso di perdite fra la popolazione civile, dato che si sta facendo ricorso ad aerei da guerra e ad elicotteri d'attacco, allo scopo di attaccare gli insorgenti da una distanza di sicurezza. E fornisce ai terroristi porti sicuri nei quali possono riposare, addestrarsi e assemblare le loro bombe.

    Per quanto riguarda l'effetto della carneficina in Iraq sulla più vasta guerra contro il terrorismo, l'ambasciatore Britannico in Italia ha appena provocato un importante incidente diplomatico, permettendosi di dire la verità durante un congresso a porte chiuse svoltosi a Roma.

    Lo sfortunato commento dell'ambasciatore, che è stato fatto trapelare alla stampa Italiana causando quindi un grande incidente diplomatico, ha definito Bush come colui che è diventato "il miglior ufficiale di reclutamento per Al Qaeda."

    Sicuramente tutto questo e molto di più è esattamente ciò che adesso sta succedendo in Iraq, e bisogna dar merito a Kerry di aver descritto la attuale situazione nella giusta maniera. Tuttavia il senatore non è riuscito e non ha voluto mettere la questione per come è realmente. Il vero problema è che gli Stati Uniti stanno confrontandosi in Iraq con un vero e proprio fallimento, esattamente lo stesso fallimento con cui hanno dovuto fare i conti più di tre decenni fa in Vietnam.

    Per delineare che cosa farebbe in Iraq se fosse eletto presidente, Kerry ha proposto un vago programma di quattro - punti, che nonostante tutto non appare essere più credibile di quello di Bush. E infatti Kerry ha detto che ciò che farebbe è di riunire subito assieme tutti gli alleati dell'America per mobilitarli ad intervenire in Iraq. Ma tanto per dare un esempio, è davvero possibile che il Canada accetterà di farsi coinvolgere in questa guerra, anche se il presidente degli Stati Uniti sarà Kerry, ossia un Democratico con il quale i Canadesi tendono a sentirsi più a loro agio che con Bush? Chiederselo significa già dare una risposta alla questione.

    Alla fine, esistono soltanto due modi per poter uscire da una palude. Il primo è di scavare furiosamente, nella speranza di trovare finalmente del terreno solido. L'altro è solo quello di uscirne quanto prima.

    La politica di Bush è la prima maniera e non funzionerà poiché, in verità, lui sta agendo come un ufficiale di reclutamento per Al Qaeda.

    Ma la politica di Kerry non è la seconda opzione. È invece la peggior opzione di tutte perché è un po' di entrambe. La sua intenzione è di cominciare a ritirare le truppe l'anno prossimo e le porterebbe tutte fuori dall'Iraq nel giro dei prossimi quattro anni, o per la fine del suo primo mandato.

    Durante la guerra in Vietnam, l'opinione pubblica si rivoltò contro il conflitto una volta che gli Americani capirono che stavano sacrificando le loro vite in una missione inutile.

    Questa volta, anche se con minor confidenza rispetto a quella mostrata al suo inizio, l'opinione pubblica sostiene ancora la guerra in Iraq. La ragione di questo è che gli Americani rimangono convinti che il costo di un ritiro sarebbe un aumento in patria degli attacchi su di loro.

    Fino a quando quell'atteggiamento non cambierà, Kerry non può dire ai suoi elettori la verità -- ossia che hanno perso la guerra e che prima si ritirano meglio è.

    Così facendo il candidato Democratico sta dicendo loro soltanto una parte della verità. Ma quando la dice, non sembra realmente crederci. E questa è la ragione per cui gli Americani -- finora -- non gli hanno creduto.
    Note:

    Gli articoli di Richard Gwyn appaiono sul The Toronto Star il Mercoledì e la
    Domenica. gwynR@sympatico.ca .

    Tradotto da Mauri Sesler - A Cura di Peacelink

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