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    L'intervento americano in Irak: un'opinione

    27 settembre 2004 - Davide Marzorati

    Quel miraggio....chiamato pace, nel deserto iracheno non compare ancora.
    Ma non solo lì. Vi sono altri posti nel mondo, altri paesi, altre città
    dilaniate dal terrore, da madri senza figli, da figli senza madri, i
    cosiddetti "figli di nessuno" tranne che della guerra. Insomma, le
    guerre ci sono state nel mondo e ce ne saranno ancora. Necessarie?
    Alcuni dicono di si altri No. Ma uno dovrebbe, prima di decidere,
    guardare i dati, anzi le conseguenze di queste guerre: morti, tra
    militari e civili(quindi innocenti), distruzione economica, annullamento
    morale e strutturale di paesi. Poi può anche decidere. Pensiamo al 11
    settembre. Quel lontano death day americano e di tutto il mondo
    occidentale. I terroristi hanno colpito nel cuore del "nuovo mondo"
    lasciando sulla loro scia migliaia di vittime. Poi 11 Marzo. E l'Europa
    sconvolta e sorpresa si trova quasi risvegliata, nella realtà. Il
    terrorismo esiste veramente. Ora, che fare? Starsene con le mani in
    tasca non è consigliabile, non è conveniente aspettare un altro attacco
    dei terroristi. E allora? Reagire. Ci sono due vie essenzialmente. La
    prima è la più dura. La strada della diplomazia, dell'essenza pura della
    democrazia insomma. Ma sorgono domande: come possiamo metterci a parlare
    con uomini che non vogliono scendere a compromessi? Come possiamo
    fermare migliaia di fanatici religiosi che darebbero la loro vita per i
    loro ideali? Ed è qui che scende in campo la seconda via, forse più
    facile all'apparenza, ma che può generare conseguenze catastrofiche.
    Perché non facciamo una caccia all'uomo? Perché non andiamo nel cuore,
    nel campo base di questi nemici?
    Tirate fuori le armi, si parte per l'Afghanistan, tra le cui montagne si
    nasconde uno dei presunti capi di questo grido religioso. E mentre
    stiamo li, perché no, compriamoci qualche barattolo d'olio!. Fa sempre
    comodo. E' la patria del petrolio no? Ma tra le colline desertiche, non
    si trova nessuno. E allora si discute, si impazzisce, il mondo si
    domanda se fosse stato necessario questa invasione non autorizzata nel
    territorio islamico, e intanto l'economia americana precipita. Forse
    l'Irak è una probabile fonte di contagio per l'umanità...Allora nuovi
    soldati, nuove armi e via per l'Irak. E qui succede il finimondo. Sciiti
    e Sunniti, ribelli e seguaci del Baffone, scendono in campo per
    rivendicare ognuno la propria, mentre il potere è in mano a nessuno. E
    di questi terroristi poche tracce. Saddam coinvolto? Poche prove e
    nessuna certezza. Ma la polveriera irachena ha risvegliato tutti gli
    estremisti islamici, che si sono sentiti invadere da questa gioia, da
    questo sentimento vitale strettamente religioso. E nel loro mirino c'è
    proprio l'occidente. Così, mentre gli americani in Irak, un po'
    combattono, un po' comprano del petrolio, mi sorge un dubbio...E se
    questi estremisti non avessero un capo, se questi uomini lottassero per
    un ideale che è al di sopra di tutto e tutti, allora come potremmo
    uscirne? Quel miraggio chiamato pace, vale a dire fine di tutti i
    contrasti, se prima era solo un miraggio, ora non lo vediamo neppure in
    una cartolina dagli U.S.A

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