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Gli Sciiti Iracheni ne hanno abbastanza dei focolai di guerra civile a Falluja

Khaled Yacoub Owels

Baghdad (Reuters)- Il religioso sciita Hadi Jawad fu torturato da fedelissimi di Saddam Hussein molto simili a quelli che oggi devono affrontare il durissimo attacco Usa a Falluja, eppure, nonostante questo, continua a condannare un'offensiva tesa a strappare la citta' Musulmana Sunnita ai ribelli.

"L'Irak non puo' permettersi la macabra esultanza degli Sciiti, e gli Americani non troveranno sostegno per quegli attacchi che secondo loro possono compensare gli errori fatti nella gestione della situazione in Irak" afferma il religioso, un uomo di quarant'anni che ha perso meta' della mandibola a causa delle torture.

"L'assedio su Falluja deve essere tolto e l'uccisione di Iracheni, sia Sciiti che Sunniti, deve terminare", ha detto Jawad, che e' anche custode del santuario di Al-Kazimain, finemente decorato, dove sono sepolti due dei dodici Imam.

La maggioranza degli Sciiti iracheni, per decenni emarginati da Saddam, esprimono dunque solidarieta' verso i residenti di Falluja, in parte perche'
non vogliono stare dalla parte dei fondamentalisti radicali Sunniti che secondo loro vogliono la guerra civile.

Intanto, mercoledi' le forze Usa che premono su Falluja hanno continuato attacchi aerei e bombardamenti con l'artiglieria pesante.

Ali al-Ubaidi, uno studioso Sciita indipendente, ha detto che l'atteggiamento degli Sciiti riguardo a Falluja e le sue conseguenze saranno cruciali.

"C'e' una vena di indifferenza che ha macchiato la reputazione degli Sciiti nell'Irak dell'epoca moderna. I gruppi Sunniti questa volta sfrutteranno il silenzio Sciita".

Rivolte

Ubaidi ha detto che sebbene l'Ayatollah al-Sistani, il religioso Sciita di maggior spicco in Irak, non abbia condannato l'offensiva su Falluja, lo hanno fatto altri leader Sciiti, come Jawad al-Khalisi e figure del movimento Sadr.

Khalisi e' un religioso rispettato: nel 1920 suo nonno era stato uno dei leader del movimento di rivolta Sciita contro l'occupazione britannica.
Gli Sciiti iracheni da allora sono divisi tra una ricca struttura e coloro che la considerano connivente con le autorita'.

Sistani, nato in Iran, ritenendo che i religiosi dovrebbero stare fuori dalla politica, si e' anche rifiutato di condannare gli attacchi Usa sulla citta' santa sciita di Najaf, in agosto, per sconfiggere i seguaci del religioso nazionalista Moqtada al-Sadr. Ma il suo intervento pose fine al combattimento.

"Sistani avrebbe fatto un grosso favore all'Irak se avesse preso posizione sulla situazione di Falluja, ma per lo meno continua a fare appelli agli Iracheni in termini non settari, cosa fondamentale", ha detto Ubaidi.

Resta pero' un gruppo di radicali Sunniti che considera gli Sciiti come infedeli che meritano di morire, afferma Ubaidi.

Un certo numero di Sciiti, sia religiosi che civili, sono stati uccisi negli ultimi mesi a Baghdad e dintorni da gruppi definiti da fonti ufficiali come fanatici Salafi.

La maggior parte dei soldati della Guardia Nazionale e della polizia uccisi da ribelli dall'inizio della guerra lo scorso anno erano Sciiti.

I Salafi sono gruppi di fondamentalisti ideologicamente vicini alla rigida setta degli Wahhabi, tradizionalmente alleata della monarchia Ibn Saud dell'Arabia Saudita. La setta e' riemersa in Irak in aree quali Falluja e Latifya dopo la caduta di Saddam.

Abbas Ahmad, un uomo d'affari sciita, ha detto di vedere poche possibilita' di dialogo con una popolazione Sunnita sempre piu' radicale.

Ma la maggior parte degli Sciiti resta ottimista che in Irak alla fine regnera' la pace.

Aus al-Jubouri, agente immobiliare, ha detto che nazionalismo e legami familiari sono ancora abbastanza forti da frenare i rischi di una guerra civile.

"Meta' della mia famiglia e' Sunnita. Gli Sciiti iracheni sono tolleranti", ha detto.

Note:

Tradotto da Paola Merciai per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (Associazione PeaceLink) e l'autore (Paola Merciai).

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