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    STRAGE DI CIVILI IN IRAQ –IL GENOCIDIO CONTINUA

    15 giugno 2003 - Rosarita Catani

    RAWAH, Iraq, 14 giugno 2003 Le truppe americane, venerdi’ 13 giugno, “macellano” piu’ di cento civili iracheni. Secondo alcune testimonianze molti di loro sono stati uccisi mentre dormivano nelle loro case.

    Le forze d’occupazione americane deliberatamente aprono il fuoco con carri armati ed elicotteri contro le abitazioni civili nella citta’ di Rawah a 400 chilometri da Baghdad, uccidendo dieci persone.

    Gli abitanti della cittadina, escono dalle loro case, ma gli americani continuano a bombardare facendo una carneficina. Una strage calcolata e decisa. Piu’ di cento morti per far capire che non bisogna opporsi a questo nuovo regime.

    Un testimone racconta che un ragazzo di dodici anni è stato trovato morto con un proiettile conficcato nella testa. Gli americani l’hanno preso ed immediatamente lo hanno giustiziato in quell’orribile strada.

    Uno dei capi tribu’ di RAWAH , stanco ed esausto, afferma: ”Ora noi dobbiamo non solo sopportare l’occupazione del nostro paese, ma anche il macello dei nostri ragazzi. Noi apriamo i cancelli dell’inferno per gli americani. Abbiamo seppellito piu’ d’ottanta dei nostri figli, ma ancora cerco di capire cosa spinge gli americani a massacrare il nostro popolo. Noi siamo lontani da Baghdad e non arrivano notizie qui Nessun membro del Baath, nessuno. A Rawah sono tutti sunniti. Le persone qui si sono opposte al regime di Saddam, ma sono anche molto contrarie all’occupazione americana nel nostro paese”.

    Si piange a Rawah. I corpi maciullati sono deposti in bare, coperte con la bandiera verde, il colore dell’Islam. Un corrispondente di un giornale arabo, chiede ad uno degli ufficiali delle truppe americane, perche’ il loro obiettivo si è spostato a nord ed a nord est dell’Iraq, un’area a maggioranza sunnita, il maggiore americano, che rifiuta di dare le proprie generalita’ dichiara “non importa se l’area è abitata da sunniti o da altri, vi erano dei terroristi lì.”

    All’ospedale di Rawah, invece, uno dei medici afferma: “La maggior parte dei ragazzi uccisi li conoscevo personalmente. Loro erano attivisti islamici e non membri del partito Baath. Colpire membri del partito Baath è solo un pretesto escogitato dalle forze d’occupazione per violare i diritti umani, detengono ed uccidono il nostro popolo senza alcun motivo valido e senza che le notizie siano riportate dai media. Ammettiamo che gli americani siano nel giusto, questo da a loro il diritto di fare esecuzioni immediate? Fare una mattanza del nostro popolo? Dov’e’ la democrazia e la liberta’ che dicevano di voler dare al popolo iracheno?”

    La disperazione fa posto alla rabbia, come quella espressa da questo cittadino di Rawah che afferma: “Loro (le forze d’occupazione) dicono di voler abbattere i baatisti, mentre, di fatto, vogliono solo terrorizzarci per non resistere all’occupazione”.

    Note:

    Rosarita Catani e' una reporter indipendente che invia i suoi resoconti da Amman, Giordania, raccontando da un punto d’osservazione privilegiato cosa accade in Iraq e in medio oriente. I suoi report - pubblicati regolarmente sul sito www.peacelink.it - sono utilizzabili liberamente previa citazione della fonte e dell'autrice

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