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    Costa d' Avorio : Le bufere del mercato mondiale dietro la crisi

    9 novembre 2004 - Eugenio Melandri
    Fonte: Il Mattino

    Dall'alto del «Grand Hotel Ivoire», Abidjan sembra una città europea. L'ha voluta così Houphouet Boigny, il presidente che tutti ricordano come padre-padrone, quando questo Paese, insieme con il Senegal sembrava il più stabile del continente. Legata alla Francia, che dopo la stagione coloniale,continuava a mantenere rapporti di carattere politico ed economico con gran parte delle ex colonie, anche attraverso la moneta; schierata nell'area occidentale durante il periodo della guerra fredda, la Costa d'Avorio del vecchio Boigny era ritenuta un'isola felice nel mare dei drammi del continente africano. Certo, l'interno non assomigliava per nulla agli splendori di Abidjan, ma la vita era dignitosa e i conti con l'estero si reggevano attraverso l'esportazione del cacao, del caffè e del cotone. Ma in ben sette mandati che lo avevano visto presidente dal 1960 al 1993, Boigny non era riuscito a scegliersi un successore. Aveva, sì, all'inizio degli anni 90, aperto al multipartitismo. Ma, come in tanti altri Paesi del continente che dopo la caduta del muro di Berlino erano stati forzati alla «democrazia», questa scelta invece che portare alla partecipazione, aveva spinto alla divisione del Paese. Il successore di Boigny, Konan Bedie si dimostrò debole. Incapace anche di reggere alla crisi economica dovuta al progressivo calo del prezzo del cacao. Fino al 1999, quando un ammutinamento dell'esercito portò alla destituzione del presidentee e ad un successivo periodo di destabilizzazione. Nell'ottobre del 2000 viene eletto presidente Laurent Gbagbo, in libere elezioni. Sembra per un po’ che la pace possa tornare. Ma la speranza dura poco. Il 19 settembre del 2002 scoppiano violenti scontri nella capitale che portano all'uccisione di alcuni responsabili della sicurezza e di vari ministri. È l'inizio di una guerra civile che neanche la presenza massiccia dei militari francesi riesce a domare. Nasce il «Movimento patriottico della Costa d'Avorio» che durante questi anni ha continuato a combattere e a mantenere il controllo su una parte del Paese e sull'importante città di Bouaké. I motivi reali di questa rivolta sono tanti. C'è innanzitutto la crisi economica dovuta al crollo dei prezzi del cotone, del caffè e del cacao, i prodotti più importanti che il Paese pone sul mercato. Esistono poi divisioni di carattere etnico e tribale che la personalità di Boigny era riuscita a coprire, ma che alla sua morte sono inevitabilmente riemerse in modo esplosivo. Non vanno sottaciute anche ambizioni personali di capi dell'esercito i quali, dopo il golpe precedente le elezioni, o si attendevano di essere premiati, o temevano di essere puniti. Il presidente Gbagbo accusa il vicino Burkina Faso di essere coinvolto nel golpe. Dire se è vero o falso è difficile. Certo è che Burkina Faso, Costa D'Avorio e Mali sono tre Paesi con caratteristiche simili e abitati da popoli di etnia comune. Nelle elezioni del 2002 al primo ministro è stato impedito di candidarsi alla presidenza perché originario del Burkina. Inoltre Mali e Burkina accusano la Costa d'Avorio di avere espulso migliaia di propri cittadini, come capri espiatori della crisi economica. Adesso tutto pare tornare nelle mani della Francia. Ma se anche l'esercito francese riuscisse a raggiungere lo scopo di pacificare con le armi il Paese, tutto resterebbe ancora da fare. Perché la battaglia vera che la Costa D'Avorio è chiamato a combattere è quella sul mercato mondiale, per difendere i prezzi di caffè, cotone e cacao, ormai in caduta libera da troppi anni.

    Note:

    http://ilmattino.caltanet.it/mattino/view.php?data=20041108&ediz=NAZIONALE&npag=2&file=POPO.xml&type=STANDARD

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