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Falluja – l’invisibile vittoria dell’America

26 novembre 2004 - Scott Taylor
Fonte: Al Jazeera

I comandanti militari Americani in Iraq adesso sostengono che le loro truppe hanno completamente occupato la roccaforte della resistenza Falluja e che l’operazione per pacificare la città è stato un completo successo.

Seguendo i più rigorosi termini di una tabella tattica, il body count delle perdite sembrerebbe confermare quella affermazione. E’ stato riportato che fino ad ora un totale stimato (ma non verificato) di 1200 combattenti sono stati uccisi, mentre l’esercito degli Stati Uniti ha ammesso che le sue forze hanno sofferto meno di 50 incidenti mortali sul campo di battaglia.

Raramente segnalati dal Pentagono sono i quasi 300 Americani che sono stati feriti gravemente e un numero similare di feriti in maniera leggera. Quando si somma a tutto questo la mancanza di risorse mediche da parte dei combattenti, la loro predisposizione alla morte in battaglia, e la maniera recentemente esposta nella quale i soldati degli Stati Uniti "fanno fuori" prigionieri Iracheni feriti, il bilancio delle vittime non pare più pendere così pesantemente solo da un lato.

Tuttavia, la discrepanza nel conteggio dei morti illustra chiaramente anche la opprimente superiorità tecnologica goduta dalle forze degli Stati Uniti rispetto a combattenti armati solamente in maniera leggera – un qualcosa che non è mai stato messo in discussione.

Nell'annunciare la propria intenzione di scatenare questa operazione su larga scala contro Falluja, i pianificatori militari degli Stati Uniti avevano dichiarato due importanti obiettivi tattici. Il primo era l'uccisione o la cattura del terrorista Giordano Abu Musab Al-Zarqawi e dei suoi seguaci, che si credeva fossero rimasti intrappolati nell’enclave circondata. Erano stati gli operativi di Al-Qaida vicini ad Al-Zarqawi ad essere stati i più attivi nella recente ondata di rapimenti e di decapitazioni degli stranieri.

Il fallimento singolare degli Stati Uniti nel catturare l’elusivo Al-Zarqawi si è dimostrato una questione di grande imbarazzo per le forze guidate dagli USA, visto che nelle ultime settimane Al Zarqawi si era trasformato nella figura simbolica della resistenza Irachena – questo almeno nei report dei media Americani.

Il secondo obiettivo che era stato apertamente dichiarato nell'offensiva su Falluja era che gli Stati Uniti avrebbero trascinato in battaglia e conseguentemente annientato dai 4000 ai 5000 combattenti presunti. Descritti come "ladri e assassini" dal Comandante dei Marine Statunitensi, gli Americani avevano giurato di "liberare" i residenti di Falluja da questi "elementi criminali".

Una volta che questi si sono uniti alla battaglia che era stata lungamente tambureggiata, non c’è voluto molto prima che il Pentagono rivalutasse le proprie probabilità di successo.

Anche se l’artiglieria e le mitragliatrici degli elicotteri martellavano i bunker ribelli e anche se i soldati Americani rioccupavano la periferia di Falluja, è stato subito chiaro che i combattenti non stavano seguendo lo scritto imposto dagli Stati Uniti. A soltanto 48 ore dall’inizio dell’offensiva gli ufficiali della stampa militare erano intenti ad avvertire i loro giornalisti embedded che Al-Zarqawi con tutta probabilità era scivolato fuori dal perimetro della difesa.

Era inoltre evidente dalla scala della resistenza, che Zarqawi non era stato il solo ad avere fatto buon uso della fuga prima degli attacchi degli Stati Uniti. Solamente all’incirca un terzo del previsto numero di combattenti ha offerto battaglia a Falluja. Anche se la resistenza messa in piedi da quei combattenti restanti è stata fanatica e feroce, gli Americani non sono riusciti ad infliggere il loro sperato colpo da ‘knock out’ contro di loro.

Invece, l’esercito degli Stati Uniti ha solo dimostrato di quanto sia eccessivamente allungato e vulnerabile in un Iraq sempre più instabile. Ammassando 20.000 truppe da combattimento sulla linea del fronte nel settore di Falluja, gli Americani hanno lasciato le restanti 100.000 truppe della “coalizione" senza la copertura di una riserva tattica.

I combattenti hanno quindi approfittato di questa situazione per montare una dimostrazione della loro crescente forza ed efficienza.

Come le truppe Americane martellavano Falluja riducendola in macerie, la resistenza Irachena si dava alla devastazione delle stazioni di polizia in un certo numero di centri urbani attraverso l'Iraq – fra cui, non ultime, quelle della città di Mosul. Anche se gli Americani hanno riconosciuto queste battute d'arresto, hanno fatto del loro meglio per minimizzare la loro importanza.

Nel segnalare che sei stazioni di polizia a Mosul erano state devastate, nessuna spiegazione è stata data su come sia possibile che 5000 poliziotti Iracheni pagati dagli Americani abbiano potuto "essere sopraffatti", senza che ci sia stata una singola perdita da ambo i lati. Le sei stazioni pesantemente barricate della polizia sono state occupate, depredate delle armi, le munizioni e i giubbotti antiproiettili e quindi distrutte senza interferenza alcuna.

Una tale collusione fra la polizia e i combattenti è risultata evidente in un certo numero di altre città all'interno del ribelle triangolo Sannita. Anche se uno dei battaglioni Americani coinvolti nell'offensiva su Falluja è stato frettolosamente rispedito indietro per tentare di riportare l'ordine a Mosul, altrove in Iraq le truppe degli Stati Uniti si sono ritrovate semplicemente scoperte e impreparate.

Alcuni uomini spaventati della Guardia Nazionale Americana, infatti, preferiscono affrontare la corte marziale piuttosto che rischiare la propria vita per portare a termine il pericoloso dovere di guidare convogli. Come ulteriore prova del loro raggio di azione e delle loro capacità, i combattenti hanno prima preso come ostaggi dei parenti del Primo Ministro ad interim Iyad Allawi e hanno quindi teso una imboscata e catturato 37 reclute Irachene della polizia appena addestrate e che stavano facendo ritorno dalla Giordania.

Al di là del fatto che le forze degli Stati Uniti riescano mai nell’intento di pacificare le poche aree ancora sotto controllo dei combattenti restanti a Falluja, la loro resistenza ha già raggiunto proporzioni mitiche. Come quegli uomini Americani della frontiera che combatterono quella leggendaria battaglia a senso unico contro superiori forze Messicane ad Alamo, Falluja si è adesso trasformata in un simbolo della resistenza all'occupazione degli Stati Uniti.

Una volta che tali passioni sono state lasciate infiammare, indubbiamente scateneranno un inferno che si dimostrerà assai difficile da contenere per gli Americani.

Scott Taylor, un ex soldato adesso corrispondente di guerra è il redattore dello ‘Esprit de Corps Magazine’ ed è l'autore di sei bestsellers. Dall’Agosto del 2000, Taylor ha fatto un totale di 20 viaggi in Iraq, prima, durante e dopo l'occupazione degli Stati Uniti.

Note:

Tradotto da Melektro per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando le
fonti, l'autore e il traduttore.

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