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L’incoronazione di Re George vista da Israele

26 gennaio 2005 - Di Uri Avnery
Fonte: CounterPunch


Quando morì Re Giorgio V, in segno di lutto fummo lasciati a casa da scuola per un giorno. La Palestina faceva allora parte dell'Impero Britannico, che regnava sul paese sotto mandato della Lega delle Nazioni. Fino ad oggi, una via centrale di Tel Aviv, che non si trova lontana dalla mia casa, è intitolata a Re Giorgio. Giorgio V fu seguito (dopo un breve intervallo) da Giorgio VI, che fino a poco tempo fa rappresentava l'ultimo Giorgio della nostra vita. Ma adesso abbiamo un nuovo Re Giorgio, che non è Britannico ma piuttosto Americano.

La relazione che esiste fra gli Stati Uniti e Israele è difficile da definire. Gli USA non hanno un mandato ufficiale sul nostro paese. Non è una normale alleanza fra due nazioni. E non è neppure il rapporto fra un satellite e il paese maestro e padrone.

Alcune persone dicono, scherzando solo per metà, che gli USA sono una colonia Israeliana. Ed effettivamente, sotto molti aspetti il loro rapporto assomiglia proprio a quello e il Presidente Bush balla di continuo la musica suonata da Ariel Sharon. Entrambe le Camere del Congresso sono completamente asservite alla destra Israeliana molto di più di quello che è la Knesset. Si è detto che se la lobby pro-Israele dovesse patrocinare a Capitol Hill una risoluzione che richieda l'abolizione dei Dieci Comandamenti, entrambe le Camere del Congresso la adotterebbero in maniera schiacciante. Ogni anno il Congresso conferma il pagamento di un voluminoso tributo da destinare a Israele.

Ma altri affermano l’esatto contrario: ossia che è Israele ad essere una colonia Americana. Ed effettivamente, anche questo è vero sotto molti punti di vista. È impensabile che il governo Israeliano rifiuti una richiesta chiaramente definita del Presidente degli Stati Uniti. L'America proibisce ad Israele di vendere alla Cina un costoso aereo per la raccolta di dati per l’intelligence? Allora Israele annulla la vendita. L'America proibisce un'azione militare su larga scala, come è successo la scorsa settimana a Gaza? E allora nessuna azione militare viene implementata. L'America vuole che l'economia Israeliana sia amministrata secondo i precetti Americani? Nessun problema: un Americano (circonciso, per essere sicuri) è appena stato nominato Governatore della Banca Centrale di Israele.

In effetti, entrambe le versioni sono vere: gli USA sono una colonia Israeliana e Israele è una colonia Americana. Il rapporto fra i due paesi è una simbiosi, un concetto definito dal dizionario di Oxford come la "associazione di due organismi viventi fissati l'uno all'altro o l’uno all'interno dell'altro" (dalle parole in Greco "vivere" e "insieme".)

Molto è già stato detto sulle origini di questa simbiosi. Il Sionismo Cristiano Americano ha preceduto la fondazione dell'Organizzazione Sionista Ebraica. Il mito Americano è quasi identico al mito Israeliano Sionista, sia nel contenuto che nel simbolismo. (i colonizzatori che fuggono dalla persecuzione presente nelle proprie terre di casa, un paese disabitato, i pionieri che conquistano terre incontaminate, i nativi selvaggi, ecc.) Entrambi sono paesi sorti dall'immigrazione, con tutto quello che questo implica sia di buono che di malato. Entrambi i governi credono che i loro interessi coincidano. In Israele nel Giorno dell’Indipendenza, molte bandiere Americane vengono esposte al fianco di quelle Israeliane, un fenomeno che è unico al mondo.

Per questa ragione l'inaugurazione di George Bush della scorsa settimana ha avuto un'importanza speciale per Israele. Il canale televisivo di Stato l’ha trasmessa in diretta. Sotto molti aspetti, il Presidente degli Stati Uniti è anche il Re di Israele.

George Bush è una persona molto semplice e molto violenta, con opinioni molto estreme, così come è pure un grande ignorante. Questa rappresenta una combinazione molto pericolosa. Persone di questa risma hanno causato molti disastri nel corso della storia umana. Maximilian Robespierre, il rivoluzionario Francese che inventò il regno del terrore, venne chiamato "Il Grande Semplificatore" a causa della terribile semplicità dei suoi punti di vista, che provò ad imporre con la ghigliottina.

Gli ideologi che governano i pensieri e gli atti di Bush sono chiamati "neo-conservatori", ma quella è una denominazione ingannevole. Quello che sono in verità è un gruppo di rivoluzionari. Il loro scopo non è di conservare ma piuttosto di rovesciare. Per la maggior parte sono Ebrei, e sono i pupilli di Leo Strauss, un professore Ebreo Tedesco con un passato Trotskyista alle spalle che finì per sviluppare teorie semi-fasciste e per propagarle all'interno della Università di Chicago. Illustrò il suo atteggiamento nei confronti della democrazia citando la storia di Gulliver: quando un fuoco divampò nella città dei nani, Gulliver spense il fuoco urinando su di loro. Questa è la maniera, secondo il suo punto di vista, in cui la piccola elite di leader deve trattare il pubblico ignaro e innocente, che non sa quello che è bene per se stesso.

Nel suo discorso di incoronazione, Bush ha promesso di portare la libertà e la democrazia in ogni angolo del pianeta. Niente di più e niente di meno. Ha citato i due paesi in cui ha già portato a termine questo scopo: L'Iraq e l'Afghanistan. Entrambi sono stati devastati dagli aerei Americani che hanno consegnato il messaggio attraverso gli sportelli sgancia bombe. Recentemente, i soldati Americani hanno cancellato una grande città dalla faccia della terra per convincere gli avversari dei "valori Americani". Ora Fallujha sembra come se sia stata colpita da uno tsunami.

Non è un segreto che i Neo-Conservatori intendano "portare la democrazia" in Iran e in Siria, eliminando così due nemici più tradizionali degli USA e di Israele. Dick Cheney, il Vice Presidente (certamente non un Virtù Presidente -- in inglese Vice significa anche Vizio, questo spiega il gioco di parole di Uri Avnery: nota del traduttore), ha già profetizzato che Israele potrebbe attaccare l'Iran, come se stesse minacciando di sguinzagliare un Rottweiler.

Si sarebbe potuto sperare che dopo la debacle totale in Iraq e il meno ovvio ma ugualmente serio fallimento in Afghanistan, Bush si esimesse dal compiere ancora azioni di questo genere. Ma come accade quasi sempre con potenti di questo tipo, non può ammettere la sconfitta e quindi fermarsi. Al contrario, il fallimento lo guida ad azioni ancora più estreme, promettendo, come il capitano del Titanic, di "mantenere la rotta."

Non c’è modo di indovinare quello che Bush potrebbe perpetrare, ora che è stato rieletto dalla sua gente. Il suo ego è stato fatto espandere fino a proporzioni gigantesche, riaffermando quello che il favolista Greco Aesopo disse circa 27 secoli fa: "Più piccola la mente più grande la vanità."

Ha cacciato via lo sfortunato e debole Colin Powell (come David Ben-Gurion eliminò Moshe Sharett in preparazione per il suo attacco del 1956 sull'Egitto) e ha nominato al suo posto Condoleezza Rice, la sua serva personale (come Ben-Gurion lo sostituì con Golda Meir.)

Adesso l'ordine è "ripulire il ponte per darsi all’azione". Su questo ponte, Bush appare come un cannone senza freni, un pericolo per tutti gli altri. I risultati di queste elezioni possono essere visti dalla storia come una catastrofe planetaria.

Negli affari domestici, lui è in grado di causare disastri similari. In nome dei "valori Americani", è in procinto di distruggere uno dei primi valori Americani: la separazione della Chiesa e dello Stato. La sua è la religione di un convertito "che è rinato una seconda volta", una religione primitiva senza moralità e compassione. Imponendo questa religione a tutti i campi della vita, dalla proibizione dell’aborto e delle unioni dello stesso sesso fino alla revisione dei libri di scuola, può spingere la società Americana indietro di secoli e svuotare la Costituzione. Dopo essere passata per altri quattro anni di tutto questo, l'America potrebbe essere un paese molto diverso da quello che amavamo e che ammiravamo in gioventù.

Un mio amico asserisce che ci sono due anime che risiedono nella nazione Americana, una buona e una cattiva. Ciò può essere vero per ogni nazione, compresa Israele e la Palestina, ma in America la cosa è molto più estrema. C’è l'America di Thomas Jefferson (anche se liberò i suoi schiavi soltanto in punto di morte), di Abraham Lincoln, di Woodrow Wilson, di Franklin Delano Roosevelt e di Dwight Eisenhower, l’America degli ideali, del Marshall Plan, della scienza e delle arti. E c’è l'America del genocidio perpetrato contro i nativi Americani, il paese dei commercianti di schiavi e il mito dell’Ovest Selvaggio, l'America di Hiroshima, di Joe McCarthy, della segregazione e del Vietnam, l’America violenta e repressiva.

Durante il secondo mandato di Bush, questa seconda America potrebbe raggiungere nuove profondità di bruttezza e brutalità. Potrebbe offrire al mondo intero un modello di oppressione. Non vorrei che il mio paese, Israele, finisse per identificarsi con una simile America. Qualsiasi vantaggio che possiamo derivare da tutto questo potrebbe benissimo rivelarsi di breve durata, i danni duraturi e forse irreversibili.

Uno dei vantaggi della costituzione degli Stati Uniti è che Bush non potrà essere rieletto per un terzo mandato. Come recita una canzone popolare Israeliana: "Siamo sopravvissuti al Faraone, noi sopravviveremo anche a questo." Forse questo potrebbe trasformarsi in un inno per il mondo intero.

Uri Avnery è uno scrittore e un attivista pacifista Israeliano con Gush Shalom. E’ uno degli scrittori che è presente nel libro “The Other Israel: Voices of Dissent and Refusal”. E’ anche un collaboratore del nuovo libro di CounterPunch “The Politics of Anti-Semitism”. Gli si può scrivere all’indirizzo di posta: avnery@counterpunch.org .

Note:

Tradotto da Melektro per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando le fonti, l'autore e il traduttore.

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