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Iraq - La tortura è ancora una routine, dicono i reporter

Detenuti picchiati, appesi per i polsi, shockati dalle forze di sicurezza

28 gennaio 2005 - Di Doug Struck
Fonte: The Washington Post - 25 gennaio 2005


Baghdad – Venti mesi dopo la fine del governo di Saddam Hussein e dopo la serrata delle sue camere di tortura, gli iracheni sono nuovamente picchiati per routine, appesi per i polsi e shockati con scosse elettriche, questo secondo un rapporto di una organizzazione per i diritti umani.

La polizia irachena, carcerieri e agenti dei servizi segreti, molti dei quali hanno mantenuto lo stesso lavoro che facevano sotto Saddam Hussein, stanno “commettendo torture sistematiche ed altri abusi” sui detenuti, secondo quanto scritto in un rapporto di Human Rights Watch -- Osservatorio per i Diritti Umani -- reso pubblico martedì (25 gennaio 2005, n.d.t.).

Le protezioni legali sono state ignorate, gli oppositori politici sono stati presi di mira per essere arrestati e il governo del Primo Ministro Ayad Allawi “sembra che vi prenda parte attivamente, o almeno sia complice in questa grave violazione dei diritti umani fondamentali,” conclude il rapporto.

Un portavoce di Allawi ha declinato ogni commento e lunedì (24 gennaio 2005, n.d.t.) ha dichiarato: “Metterò domattina questo rapporto sulla scrivania del Primo Ministro per vedere se ci sarà qualche reazione da parte sua.”

Ibrahim Jafari, un vice presidente ad interim, ha riferito in una intervista che le forze di sicurezza hanno bisogno di andare giù pesante per combattere la campagna di violenza degli oppositori delle elezioni.

“Penso che gli agenti della sicurezza non ne arrestino abbastanza e li rilasciano troppo presto,” dice Jafari. “ E molti della sicurezza cooperano con i criminali. Penso che dobbiamo mettere la sicurezza al primo posto.”

Il rapporto dell’Osservatorio per i Diritti Umani ammette che l’Iraq era “nello spasimo di una significativa insurrezione” in cui 1.300 ufficiali di polizia e migliaia di civili furono uccisi negli ultimi mesi del 2004. Ma ragiona che “nessun governatore, non Saddam Hussein, non le forze di occupazione e non il governo ad interim iracheno possono giustificare il maltrattamento di persone custodite in nome della sicurezza.”

Il rapporto si basa sulle interviste fatte a 90 detenuti ed ex detenuti iracheni tra il luglio e l’ottobre del 2004, molti dei quali sono stati intervistati quando sono stati portati in tribunale per i procedimenti iniziali. Di questi, 72 hanno detto di essere stati vittime di torture e maltrattamenti, riferisce il rapporto. Vengono riportati molti casi individuali di torture e le vittime avevano spesso cicatrici e contusioni.

“Io sono stato picchiato con cavi e appeso per le braccia con le mani legate dietro la schiena, “ questo è quello che riferisce agli investigatori dei diritti umani Dhia Fawzi Shaid, 30 anni, residente a Baghdad. “Ho visto molti giovani uomini sdraiati a terra mentre la polizia li calpestava con gli stivali. Era peggio che sotto il regime di Saddam.”

Un altro, identificato nel rapporto come Ali Rashid Abbadi, 21 anni, riferisce che è stato arrestato dalla polizia dopo il bombardamento di un negozio di liquori lo scorso 11 luglio. “La polizia è arrivata e ha cominciato a colpirci,” riferisce l’Osservatorio per i Diritti Umani. “Ci hanno terrorizzati affinché confessassimo...siamo stati bendati e le nostre mani legate dietro la schiena. Mi hanno gettato addosso acqua fredda e applicato scosse elettriche ai genitali.”

Abbadi è stato in seguito rilasciato dal giudice per mancanza di prove, riferisce il rapporto.

Il rapporto affronta la condotta delle autorità irachene ma non di quelle delle forse statunitensi in tre luoghi di detenzione in Iraq, inclusa Abu Ghraib. I tre siti accolgono attualmente 9.000 prigionieri.

Il Washington Post ha contattato varie persone i cui casi sono stati inclusi nel rapporto, ma tutti si sono rifiutati di parlare agli inviati dicendo che avevano paura delle ritorsioni della polizia.

“La maggioranza dei detenuti...hanno affermato che le torture e i maltrattamenti durante il periodo iniziale di detenzione erano comuni” nelle prigioni rette dal Ministero degli Interni, riferisce il rapporto. Gli abusi includono “pestaggi abitudinari...usando cavi, gomme per l’acqua e bastoni di metallo...calci, schiaffi e pugni, prolungati periodi appesi per i polsi,” così come elettroshock ai genitali e lunghi periodi bendati e incappucciati.

Hania Mufti, la direttrice di Baghdad dell’Osservatorio per i Diritti Umani e autrice principale del rapporto, ha detto di non aver trovato esempi di abusi che siano parificabili con le peggiori atrocità commesse sotto il regime di Saddam Hussein, come le finte esecuzioni, gli sfregi con l’acido o le violenze sessuali perpetrate sui familiari di fronte ai prigionieri. Ma rispetto a molti altri tipi di abusi, i maltrattamenti esercitati dalla polizia sono cambiati di poco.

“Molte delle stesse persone che hanno lavorato nel periodo di Saddam continuano oggi a fare lo stesso lavoro, così c’è una continuità di personale e di classe dirigente,” dice in un’intervista. “Io penso che anche gli stessi iracheni pensavano che ci sarebbe stato un diverso sistema. Ogni giorno trovano che non sia molto differente.”

Il rapporto dice inoltre che le autorità si fanno zimbello delle tutele legali. La gente dice che viene arrestata senza motivo e trattenuta senza incriminazioni per giorni, settimane o mesi. Gli ufficiali di polizia ignorano le citazioni dei giudici e i giudici che diventano troppo esigenti vengono rimossi dai loro incarichi.

“Il messaggio che le torture non vengono tollerate non è uscito dal governo,“ dice Mufti. E i consiglieri stranieri assunti per assistere la polizia irachena hanno fallito il proprio obiettivo.

Il rapporto riferisce “l’unico caso conosciuto in cui le forze statunitensi sono intervenute per fermare gli abusi sui detenuti”. Alcuni scout dell’Oregon Army National Guard hanno visto delle guardie irachene in un edificio del Ministero degli Interni mentre erano intente ad abusare di detenuti il 29 giugno 2004. Un soldato ha fatto delle fotografie di detenuti che erano stati bendati e legati dal mirino del suo fucile.

Secondo la relazione, inclusa nel rapporto, del Capitano Jarrel Southhal della Guardia Nazionale, i suoi soldati sono entrati nel complesso e hanno trovato i prigionieri bendati “che si contorcevano dal dolore e reclamavano la mancanza di acqua. I soldati hanno dato dell’acqua agli uomini, li hanno messi al riparo dal sole e hanno disarmato la polizia irachena. Ma quando i soldati dell’Oregon hanno chiesto istruzioni via radio al loro comando superiore, gli è stato ordinato di “ritornate i prigionieri alle autorità irachene e di lasciare il luogo di detenzione.”

Note:

Tradotto da Chiara Panzera a cura dell'associazione PeaceLink
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando le fonti, l'autore e il traduttore.

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