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Le spie israeliane, l'ossessione siriana e la pace che doveva infrangersi.

18 febbraio 2005 - Di Robert Fisk
Fonte: The Independent - 15 febbraio 2005

fedeli di al hariri

Sapevamo che sarebbe successo qualcosa. Avevo incontrato un vecchio collega giornalista per prendere un caffè sabato, ed entrambi sostenevamo che si respirava una nuova, minacciante atmosfera attorno a Beirut. Non ci riferivamo ai prezzi saliti alle stelle o alle consuete storie di corruzione, ma al linguaggio incendiario in cui aveva preso a esprimersi la politica libanese.

"Walid Jumblatt farebbe bene a tenere gli occhi aperti" osservò il mio collega ed io assentii. Proprio il mese scorso, il leader dei Drusi in Libano aveva annunciato che esponenti del Baath siriano avevano ucciso suo padre, Kemal Jumblatt, nel 1975. Era roba esplosiva - e lo aveva detto davanti ad un pubblico cristiano-maronita all'Università di S. Joseph.

La replica della settimana scorsa è stata ancora più pericolosa. Il partito Baath ha chiesto allo stato libanese di perseguire Jumblatt per calunnia e tradimento. Allora, Omar Karami, scialbo e pro-Siriano primo ministro - sostituto di Rafik Hariri -, ha affermato che i membri dell'opposizione che chiedevano il ritiro siriano dal Libano collaboravano con gli israeliani.
Altri hanno usato perfino la parola Mossad. In Libano, questo genere di linguaggio conduce sempre a una detonazione.

Le elezioni imminenti - e il tentativo di cambiare i confini elettorali che avrebbero potuto privare le fazioni anti-Siriane di seggi parlamentari - hanno fornito i mezzi per surriscaldare la controversia già iniziata dalla risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, sostenuta principalmente da Americani e Francesi, che chiedeva il ritiro totale delle truppe siriane dal Libano.

Arrivarono, certo, nel 1976, all'inizio della guerra civile, in seguito ad un accordo della Lega Araba - fallito - accordo che, al tempo, fu approvato dal presidente Jimmy Carter e, in parte, da Israele. Ma l'accordo post-bellico di Taif, nel 1989, chiese il ritiro siriano nella valle di Bekaa, nella parte orientale del Libano, accordo, questo, che la Siria non rispettò. I suoi protetti in Libano annunciarono chiaro e forte che non volevano la partenza dei Siriani.

Jacque Chirac, il Presidente francese, insistette perché andassero via. Hariri era uno dei migliori amici di Chirac. Si videro perfino per bere assieme una birra nel nuovo centro città quando Chirac si trovò a Beirut l'ultima volta. Senza guardie del corpo. Senza sicurezza. Ma le cose sono cambiate.

Poche settimane fa, gli USA sono intervenuti, avvisando che non avrebbero tollerato ulteriori atti di violenza prima delle elezioni libanesi – i fatti di ieri hanno mostrato cosa pensassero di quella minaccia i nemici dell'America - e reitarando la richiesta del ritiro siriano. Nessun'altra delle risoluzioni dell'Onu è stata rispettata, ha detto Emile Lahoud, il Presidente libanese, costante oppositore di Hariri e costante fedele della Siria.

Prima che la Siria lasci il Libano, Israele deve lasciare la sponda occidentale. I cristiani libanesi si sono opposti alla Siria insistendo sul fatto che Damasco aveva rotto l'accordo di Taif - il che è vero. Karami e Nabih Berru, il portavoce del parlamento, hanno indetto una conferenza per far notare che le richieste degli USA e dell'opposizione - che includono il disarmo dell'Hizbollah - erano tutti giochi politici tra America e Israele - ed anche questo è vero.

Domenica scorsa, i veicoli blindati libanesi sono scesi fino alla Corniche di Beirut. Conosco due amici che hanno iniziato ad acquistare grosse quantità di acqua. Uno ha comprato un nuovo gruppo elettrogeno. Operazioni di routine, si potrebbe dire. Precauzioni in vista della torrida estate o dei consueti guasti delle centrali elettriche di Beirut. Forse.

I Libanesi non hanno più fame di guerra. Il conflitto conclusosi nel 1990 ha distrutto le loro famiglie e le loro case e svuotato di significato le loro vite. Una nuova generazione è rientrata, reduce da un'istruzione oltreoceano, una generazione ambiziosa, irritata dal persistente settarismo della vita ufficiale - direttamente proporzionale alla ridotta presenza militare della Siria. Ma i servizi segreti siriani rimangono - i quartier generali sono nella città orientale di Aanar - e la ricerca delle spie e dei traditori israeliani è diventata un'ossessione.

In questo cupo scenario, Hariri getta uno sguardo malinconico, rifiutandosi di vedere e di sentire il male. Allora quale è stato il suo vero ruolo nell'opposizione? Era semplicemente uno spettatore disinteressato, che guardava fuori dalle mura del suo palazzo verso gli omini della politica libanese come se stessero puerilmente litigando per una questione di brogli elettorali? O aveva altre ambizioni? I fatti di ieri provano che qualcuno pensava che ne avesse.

Note:

Traduzione di Chiara Manfrinato per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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