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    Speciale 8 Marzo, Giornata Internazionale della donna intervista a Nazeen Rashid, attivista curda per i diritti delle donne in Iraq

    L' Iraq è una prigione per le donne

    In Iraq dove centinaia di donne scelgono il suicidio per scappare da un destino imposto da una società sempre piú conservatrice, Nazeen lotta contro la loro emarginazione e commenta con amara ironia: "In Iraq la libertà americana ha portato solo più lattine di Coca-cola"
    5 marzo 2005 - Gema del Castillo
    Fonte: Agencia de Informaciòn Solidaria

    Nazeen Rashid, attivista di origine curda, ha strettamente legato la sua storia a quella di migliaia di donne irachene che per diversi motivi hanno subito violenza in un paese sempre piú instabile: sono donne assassinate dai propri familiari,minacciate dai gruppi armati, vittime di abusi nelle carceri sotto l'autorità americana.... Nazeen, membro fondatore di "Azione delle donne curde contro i crimini di onore", ha lavorato per piú di 20 anni con Amnesty International, Croce Rossa e Unicef a favore dei diritti della donna e ha coordinato i progetti per il miglioramento della posizione sociale delle donne nel suo paese e in Afganistan.

    In Iraq dove centinaia di donne scelgono il suicidio per scappare da un destino imposto da una società sempre piú conservatrice, Nazeen lotta contro la loro emarginazione e commenta con amara ironia: "In Iraq la libertà americana ha portato solo più lattine di Coca-cola"

    La situazione in Iraq dopo l'invasione statunitense è peggiorata?

    Dopo il regime di Saddam e l'invasione americana, l' Iraq si è ritrovato in una condizione di totale assenza di legge dove è facile reperire armi, non c'è sicurezza e la gente deve agire per proteggersi. E' una situazione difficile da controllare. Prima dell'invasione, Saddam ha messo in libertà 4000 criminali iracheni e l'apertura delle frontiere ha favorito il clima di instabilità. Inoltre gli iracheni non hanno fiducia negli americani perchè sono convinti che siano venuti in Iraq per rubare, per distruggere la nostra eredità culturale e a portar via il nostro petrolio.

    In che modo questa instabilità del Paese è andata a discapito delle donne ?

    La mancanza di sicurezza ha colpito soprattutto le donne. Se non c'è sicurezza, non si può neanche uscire per strada e non si può andare a scuola perchè si vive costantemente nella paura.Le bambine non vanno a scuola perchè temono di essere violentate o di subire qualche violenza, visto che ora ci sono tutti questi criminali in libertà. E questo prima non accadeva.

    In Iraq sono aumentate le donne che indossano il velo, teme che la situazione ora sia più dura a causa di una interpretazione più radicale dell'Islam?

    Prima d'ora non avevo mai visto le donne comportarsi in questo modo. Quando sono stata a Bassora mi sono chiesta se davvero questo fosse il mio Paese. Gruppi islamici mandano lettere in cui minacciano le giovani nelle scuole intimando loro di non usare trucco nè gioielli e di coprirsi il capo.Spesso le ragazze con il capo scoperto in strada vengono aggredite. Stanno togliendo alla gente il libero arbitrio, il loro diritto alla libertà di scelta.
    L'Iraq è come una prigione per le donne. Tutto ciò che una donna deve fare per loro è compiacere suo marito e prendersi cura dei propri figli.

    Qual' è la risposta della giustizia e della società irachena di fronte ai crimini di onore?

    In Iraq uccidere una donna per adulterio vero o presunto è normale. Picchiare la propria moglie è normale. Nella cultura araba i membri della famiglia sono responsabili del comportamento delle loro donne e quindi possono castigarle. Nella nostra società le donne devono mantenere la loro purezza per restare al sicuro.
    In Kurdistan è stata emendata la legge,ora se un uomo uccide una donna della sua famiglia accusata di adulterio, viene condannato a 3 anni di reclusione. Spesso però questi criminali rimangono appena un mese in carcere e a volte addirittura vengono subito scagionati. Anche se molti vengono processati, altrti riescono a fuggire perchè non c'è molto controllo alle frontiere ed è facile raggiungere l'Iran, la Turchia e perfino l' Europa dove chiedono asilo politico.

    La cosa più rassicurante è però l'esistenza di un movimento a favore delle donne che cerca di informare su ciò che accade per far sì che la società prenda coscienza di questi crimini. Occorre fare una campagna di informazione anche nel sud dell'Iraq ma è ancora presto:in quella zona la gente ha cisogno prima di tutto di elettricità e le donne vogliono la sicurezza prima di ogni altra cosa.

    Come è organizzata "Azione delle donne curde contro i crimini di onore?" di cui lei è membro fondatore?

    E' una rete. Organizziamo grandi conferenze, come quella del 2002 a Parigi, portiamo avanti numerose campagne contro i crimini di onore e progetti di assistenza per le donne curde. Inoltre lavoriamo al fianco di entità governative , organizzazioni di donne ed emittenti televisive e giornali.

    Cosa può fare la comunità internazionale per porre fine a queste discriminazioni nei confronti delle donne irachene?

    Abbiamo bisogno di appoggio e solidarietà. In ogni zona dell' Iraq c'è una condizione diversa delle donne quindi occorre fare una valutazione reale delle diverse necessità e abbiamo bisogno di luoghi più sicuri. L'altra sera pensavo che gli organismi internazionali hanno uffici in zone molto sicure, si potrebbe tentare di trasferire le donne di ogni parte del paese nell' area di sicurezza. Si potrebbero organizzare corsi di formazione primaria in modo che poi le donne possano essere in grado di provvedere ai loro bisogni. E' però importante fare una valutazione reale delle necessità delle donne irachene per poi poter fare un piano connesso a QUELLO DELLA Comunità INTERNAZIONALE.

    Ha ricevuto minacce o ha mai temuto per la sua vita a causa del suoi impegno a favore dei diritti della donna?

    Quando sono stata a Mosul ho temuto per la mia vita, lì erano state assassinate 3 attiviste per i diritti delle donne.Non è facile per noi. Nel Kurdistan invece non ho nessun timore ma quando vado in altre zone dell'Iraq devo autoconvincermi che starò al sicuro.

    Lei ha definito le donne irachene "uccelli in gabbia". Qual è il messaggio che vuole lanciare a queste donne?

    Io spero davvero che in Iraq le donne recuperino il libero arbitrio sulle loro vite e la loro educazione. Mi auguro che possano usufruire di un servizio sanitario adeguato, di avere un' esistenza degna e un lavoro. Mi preoccupa particolarmente la situazione delle vedove che sono la classe più oppressa ed emarginata della nostra società. Ho visto con i miei occhi molte di loro vendere tutto quello che possono nei mercati per dare da mangiare ai loro figli.
    Spero e desidero che la comunità internazionale e il Governo iracheno diano la priorità a queste donne.

    Note:

    Traduzione di Ilaria Galli per www.peacelink.it

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