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Sempre piu' dura la guerra ai pirati, ma qualche spiraglio per gli operatori "puliti"

Banche dati, via ai ricorsi

Gli agenti tornano nelle case dei sei bresciani coinvolti nell'inchiesta partita da Pesaro.
Tutti a Milano i computer gia' sigillati dalla Finanza.
29 maggio 1994 - Articolo non firmato
Fonte: BresciaOggi, pagina 10 (cronaca)

Si inasprisce la "guerra dei computer". Ora sono 194 le banche dati paralizzate dalla Guardia di Finanza. L'indagine partita da Pesaro contro il commercio illegale di programmi copiati abusivamente ha messo il bavaglio a un esercito di operatori che sono diventati vittime inconsapevoli di chi con l'Elettronica aveva trovato la strada per facili guadagni. Tra le persone coinvolte ci sono anche sei ragazzi bresciani.
La Guardia di Finanza, che a meta' Maggio aveva sequestrato in casa ogni apparecchiatura elettronica (ne abbiamo riferito il 19), e' tornata alla carica nei giorni scorsi e ha materialmente portato via i computer. Trasferiti a Milano, saranno esaminati dai tecnici per cercare elementi di reato. Anhe i sei giovani bresciani, insieme a centinaia di loro "colleghi" in tutta la penisola, dopo le perquisizioni e i sigilli, si sono cosi' visti privare di tutta l'attrezzatura indipensabile per coltivare il loro appassionante hobby.
Tanto importante che qualcuno ha comunque trovato la maniera di procurarsi un altro computer, acquistare un nuovo "modem" e mettersi in contatto con altri operatori attraverso le linee telefoniche. Cosi', anche se in modo meno organizzato e con mille problemi, si e' rimesso in moto almeno parzialmente l'ingranaggio italiano delle due reti telematiche "PeaceLink" (che si occupa del volontariato pacifista) e "FidoNet" (specializzata in informatica), che hanno protestato la loro estraneita' a qualsiasi attivita' illegale, lamentando anzi un vero e proprio attacco alla liberta' di comunicazione. Ed e' proprio attraverso il "tam tam" elettronico che cominciano a circolare altre notizie sul blitz della Finanza. All'inchiesta, tra l'altro, ha dedicato un servizio persino la rete televisiva americana "Cnn".
Uno dei bresciani coinvolti sostiene du aver saputo che sono ormai 2.500 gli operatori per i quali e' scattato il mandato di perquisizione. Non solo gestori di banche dati, ma anche semplici utenti, rintracciati evidentemente attraverso il numero telefonico usato per collegarsi e scambiarsi informazioni.
Gli appassionati della "FidoNet" intanto si stanno organizzando per affrontare la faccenda abcge sul piano strettamente legale. Un avvocato bolognese, Daniele Coliva (un esperto, che tra l'altro gestiva per la rete il settore delle informazioni giudiziarie), e' stato incaricato di rappresentare gli operatori coinvolti nell'inchiesta, curando gli adempimenti necessari. Nello stesso tempo, qualcuno si sta' dando da fare anche in proprio: come il padre di uno dei ragazzi bresciani, che sta' proparando un ricorso al Tribunale della Liberta' per ottenere il dissequestro degli impianti.
"Soprattutto - spiega - voglio conoscere le motivazioni del provvedimento. E l'unica maniera, mi hanno detto, e' proprio questo ricorso. Tuttavia spero che il Tribunale ci conceda effettivamente di recuperare il computer e il resto del materiale".
Qualche motivo di ottimismo per gli operatori "puliti" c'e' gia'. Intervistato da un redattore del "Corriere adriatico", il sostituto procuratore pesarese che conduce l'inchiesta, Gaetano Savoledelli Pedrocchi, ha ammesso che in effetti in molti casi le perquisizioni ed i sequestri sono stati eseguiti da agenti non esperti del ramo: "Stiamo cercando di restituire nel piu' breve tempo possibile i computer collegati alle banche dati - ha dichiarato -. Il sequestro e' temporaneo. E' nostra premura limitare i danni".
Per molti, dopo la brutta avventura, e' un segnale di speranza.

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