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Diritti telematici

1 luglio 1994 - C. Gerino
Fonte: "La Repubblica" - pagine "Affari e Finanza"

Il nome in codice, per la guardia di Finanza, e' stato quello di Hardware 1". Un blitz scattato nella notte tra il 10 e l'11 maggio che ha coinvolto 63 reparti zonali, oltre 300 agenti e che ha portato al sequestro di ben 110 mila floppy disk contenenti programmi ritenuti "copiati", 159 computer, 83 modem, 250 Cd Rom, 300 "streamer". E che, soprattutto, ha provocato la chiusura di almeno 30 Bbs (Bullettin board system), molte delle quali appartenenti alla rete italiana di "Fidonet", per un totale di 122 perquisizioni ed altrettanti avvisi di garanzia con ipotesi di reato come l'associazione per delinquere finalizzata alla copiatura di software protetto da copyright, introduzione illegale in banche dati, possesso illecito di password (chiavi d'accesso).
L'operazione ha scatenato una querelle di polemiche e accuse, un dibattito telematico che ha travalicato i confini nazionali trovando ospitalita' e attenzione anche sull'immensa rete mondiale "Internet". Denominatore comune della protesta e' stato l'accusa di voler colpire non tanto la pirateria informatica, uscita praticamente indenne dal blitz, ma la telematica amatoriale. Tuttavia, al di la' degli effetti negativi sulla rete italiana, si e' almeno riaperto il confronto sul futuro della telematica nel nostro paese e delle "autostrade informatiche" europee. "Nuova Alba", l'associazione che raccoglie i "padri fondatori" di Fidonet, ha bollato il blitz del procuratore di Pesaro, Gaetano Savoldelli Pedrocchi, come "un attacco e una limitazione alla liberta' di espressione dei cittadini sancita dalla Costituzione". Su Agora' la Bbs fondata dal partito radicale, e' stata lanciata la proposta di una "Carta per i diritti telematici dei cittadini", proposta concretizzatasi in un qualificato convegno svoltosi lunedi 27 giugno a Roma. E su Mc-Link l'altra rete telematica nazionale gestita da Technimedia, addirittura si e' provato a gettare le basi di una vera e propria proposta di legge per la tutela delle banche dati.
"Il problema non e' quello di una legge sul diritto alla telematica dei cittadini - sostiene, un po' contro-corrente, Manlio Cammarata, esperto di diritto e informatica, collaboratore di Mc-Microcomputer - ma e' sostanzialmente quello della sicurezza delle Bbs. Si tratta della certificazione degli utenti e delle protezioni ai livelli di accesso ad essi". Cammarata non ha certo tutti i torti: la posta elettronica all'interno delle Bbs e' gia' garantita dalla recente legge sulla pirateria informatica che la equipara alla posta tradizionale fissandone tutti i criteri di riservatezza. E il diritto alla comunicazione telematica e' sancito dalla stessa normativa che punisce duramente le intercettazioni abusive, l'uso di password illegali, il furto o la distruzione di "beni immateriali" come i programmi o i dati contenuti nei computer. La legge pero', ha quello che in gergo informatico si chiama bug, un "baco", un errore, vale a dire I'attribuzione, di fatto, al gestore di sistema della responsabilita' diretta di cio' che viene trasmesso in posta elettronica. Una contraddizione normativa, in quanto nessuno, salvo la polizia giudiziaria su specifico ordine della magistratura, puo' intercettare e "visionare" i messaggi trasmessi via modem tra gli utenti. Cosi' come il gestore di sistema non puo' conoscere neanche la "password" di un utente che deve essere crittata, cioe' resa illeggibile.
"Manca una normativa - spiega Alessandro Marescotti, portavoce della rete "Peacelink", recentemente oggetto di un'indagine parallela della magistratura di Taranto che ha portato alla chiusura del "nodo" principale - che tuteli la telematica amatoriale e gli operatori di sistema. Questa situazione di incertezza legislativa puo' portare solo ad una cosa indipendentemente dalla buona fede dei magistrati: la soppressione della telematica amatoriale, basata sul volontariato a vantaggio di una telematica esclusivamente commerciale le cui caratteristiche si stanno rapidamente profilando".
Ma il fronte telematico italiano non e' uniforme, anzi. A ragionevoli proposte di modifica e integrazione della normativa, si affiancano ventate "anarchiche" di totale liberalizzazione.
E il mondo dei "Cyberpunk" che si fa promotore di un diritto totale alla comunicazione telematica, senza limiti ne' regole. E "Decoder" la rivista vicina all'underground informatico, ha proposto una sorta di "Manifesto" per la completa depenalizzazione dei reati informatici. Il ragionamento, non scevro da fascino, e' che essendo la telematica una condizione globale di comunicazione del pensiero, non puo' avere limitazioni. L'obiezione a questo ragionamento viene soprattutto dalla constatazione che il sistema informatico consente un potere immenso, facilmente sfruttabile, senza regole, dal mondo criminale. "Il terrorismo futuro - dice Fulvio Berghella, vicedirettore di "Istinform" e responsabile del network per la sicurezza delle banche - non sara' caratterizzato da attentati dinarnitardi o omicidi, se non in casi particolari. Le nuove frontiere della criminalita' economica e politica gia' oggi intendono sfruttare il mezzo informatico e telematico per mettere in ginocchio Stati ed organizzazioni imprenditoriali".
E allora, I'opinione prevalente e' quella che occorre, in realta', una modifica della normativa vigente che tuteli meglio la telematica a tutti i livelli ma che, al contempo, stabilisca regole certe per la gestione e la sicurezza delle reti informatiche, siano esse "amatoriali", commerciali o di pubblica utilita'. I nostri legislatori, su questo terreno, sembrano essere notevolmente in ritardo. Le direttive Cee sono state recepite solo all'ultimo minuto e in extremis quando gia' stavano per scattare le sanzioni comunitarie.
E intanto si rischia una situazione di caos: "C'e' da aggiornare la legislazione ad una realta' e ad una nuova cultura che si evolve con i tempi della comunicazione telematica, quasi alla velocita' della luce - sostiene ii procuratore di Pesaro, Gaetano Savoldelli Pedrocchi, proprio lui il "grande inquisitore" E l'obiettivo deve essere quello di garantire nel modo piu' trasparente possibile il diritto dei cittadini ad esprimere le proprie idee anche con il mezzo telematico, ma al contempo di garantire la privacy e l'integrita' delle proprie comunicazioni, cosi' come il diritto per chi produce programmi per i computer di avere la giusta remunerazione".

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