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Ospiteremo il poeta-operaio tarantino Vincenzo De Marco che presenterà le sue poesie.

Vincenzo De Marco

Ma lo introdurremo con una breve relazione su "Letteratura e fabbrica" e con questa poesia di un altro poeta-operaio di Venezia.

 

L'ho sentito implorare con durezza
(di Ferruccio Brugnaro, poeta operaio)

L'aria oggi puzza di uova marce
è infetta
di tetraetile idrocaburi
catrami.
Ho raccolto dal cemento ora
un minuscolo uccello
rosso grigio
tutto tremante
ha gli occhi quasi chiusi
e il becco pieno
di schiuma verdastra.
Forse ha mangiato
qualche granulo
di zolfo
forse qualche altro veleno
terribile.
L'ho sentito implorare
la mia mano
con durezza
l'ho sentito piangere
a dirotto
come un cielo
scrosciante
senza nessuna
risposta.
Dentro la mia mano
ho toccato con ampiezza
in silenzio
tutto il dolore
lo spegnersi
e il vivere
straziante
inesorabile.
Mi è stata gettata nel profondo
oggi
una domanda d'amore
di luce
che non può essere
nascosta da nessuna
parte.
Ho scoperto oggi
tutto un mondo.
di uomini fiori animali
ho scoperto
resistenze
tenacie
gioie segrete e pazze
che non si sottometteranno
neanche se bombe e missili
cadranno
da tutte le latitudini
più fitte
della neve
delle notti
d'inverno.

Note:

“Il mondo delle fabbriche è un mondo chiuso, non si entra e non si esce facilmente. Chi può descriverlo? Quelli che ci stanno dentro possono darci dei documenti, ma non la loro elaborazione. A meno che non nascano degli operai e impiegati artisti, il che sembra piuttosto raro. Gli artisti che vivono fuori come possono penetrare in un’industria? I pochi che ci lavorano diventano muti per ragioni di tempo, di opportunità, ecc … gli altri non ne capiscono niente. Anche per questo l’industria è inespressiva. E’ la sua caratteristica.”

(Ottiero Ottieri, scrittore e sociologo – Taccuino industriale, Il Menabò, n.4 – La linea Gotica, Bompiani)

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

(Italo Calvino)

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