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    La "storia della contestazione ecologica"

    15 agosto 2016 - Giorgio Nebbia

     

    A questo punto comincia un vasto e largamente inesplorato territorio che si potrebbe chiamare "storia della contestazione ecologica". Si trovano qui numerosi termini come ecologismo, ambientalismo, ambientalismo scientifico, e simili. Vorrei assorbire tutte queste varianti nel termine di "contestazione ecologica" definita come ogni intervento di persone o di gruppi di persone contro azioni o opere o violenze che arrecano danno alla salute umana e alle risorse naturali.

    Mentre c'è stata un'esplosione di contestazione a partire dagli anni settanta di questo secolo, una più attenta analisi storica mostra che episodi di contestazione, soprattutto degli inquinamenti, e processi e condanne di inquinatori si sono verificati almeno a partire dal Medioevo e forse in tempi ancora più lontani; sarebbe utile esaminare le proteste e le "leggi" ecologiche nelle società orientali (per esempio con una più attenta lettura della monumentale opera dell’iinglese Joseph Needham sulla scienza e la tecnica in Cina). Una politica di igiene urbana era praticata nel mondo islamico.

    Benchè la contestazione ecologica sia nata con carattere popolare e di base, in genere come protesta contro offese arrecate ad una comunità, spesso essa è stata guidata e aiutata dagli specialisti di varie discipline. Si possono citare i fisici che hanno organizzato i movimenti di protesta -- poi divenuti movimenti popolari -- contro le armi atomiche, le esplosioni delle bombe atomiche nell'atmosfera e gli effetti sulla salute e sulla vita della ricaduta radioattiva seguita a tali esperimenti.

    Su questo tema, come su molti altri successivi, si è avuto, anche in Italia, un forte intreccio -- meritevole di approfondimento -- fra movimenti di contestazione ecologica e movimenti pacifisti, antimilitaristi, nonviolenti, che spesso, peraltro, hanno proceduto su terreni e con interlocutori differenti. L’americano Barry Commoner ha cominciato la sua attività politica con una rivista di base contro le esplosioni nucleari, poi divenuta Environment. Il Bulletin of the Atomic Scientists, pubblicato a partire dal 1945 per denunciare i pericoli delle armi nucleari, ha sempre dedicato molto spazio ai problemi ambientali.

    La biologa americana Rachel Carson (1907-1964), partendo dalle sue osservazioni biologiche e naturalistiche, con i suoi scritti anche di grande divulgazione ha dato vita al movimento di protesta contro l'uso dei pesticidi clorurati persistenti e da qui, di fatto, alla contestazione ecologica in senso moderno (35)(36)(37)(38)(39).

    Una volta avviata, la contestazione ecologica, specialmente attiva negli anni 1970-1985, ha coinvolto milioni di persone, in tutti i paesi, soprattutto in quelli industriali più esposti a inquinamenti (40). Tale contestazione è stata molto vivace anche in Italia (41), ha dato vita a movimenti spontanei e ha generato una diffusa voglia di conoscenze scientifiche, di cultura. In tale periodo molti studiosi e specialisti si sono impegnati in una alfabetizzazione diffusa sui pericoli associati agli inquinamenti industriali, alla radioattività, alle diossine, ai mutamenti climatici, ai rapporti fra l'ambiente e la produzione e consumo delle merci.

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