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    Storia dell'educazione e informazione ambientale

    15 agosto 2016 - Giorgio Nebbia

     

    Non appena è cominciata ad aumentare l'attenzione per i problemi "ecologici" e ambientali si è aperto un dibattito su come diffondere nuovi comportamenti "civili" verso la natura e l'ambiente nelle scuole, dalle elementari alle secondarie superiori e anche fra i cittadini. Agli insegnamenti universitari ho già fatto cenno prima. L'"ecologia" avrebbe dovuto essere diffusa nell'ambito delle discipline naturalistiche (chimica, scienze naturali, geografia, educazione tecnica) oppure avrebbe dovuto essere oggetto di una nuova "materia", o avrebbe dovuto essere un capitolo della "educazione civica" ?

    L'analisi della storia di tale dibattito --- che ebbe fra i protagonisti Antonio Moroni dell’Università di Parma ---offrirebbe l'occasione per ricostruire un'interessante pagina della vita e del malessere della scuola italiana e degli insegnanti, molti dei quali cercavano, nei nuovi problemi della società civile, l'occasione per svolgere in maniera migliore, e anche più gratificante, i propri compiti.

    D'altra parte occorreva informare gli insegnanti sui nuovi problemi: si sono così moltiplicati i "corsi di aggiornamento" che sono stati occasioni di intrecci fra enti erogatori di soldi (talvolta enti locali), scuole e gruppi e associazioni che si sono candidati come fornitori di "docenti" per tali corsi.

    Strettamente legata a quella dell'"educazione" ambientale sarebbe la storia dell'informazione ambientale fornita dai giornali (54), dalle riviste (Ecologia del 1971-73 e le numerose successive versioni di Nuova EcologiaSapere sotto i vari direttori; Airone, e poi numerosissime altre), dalla radio e televisione e soprattutto l'analisi storica di come i vari argomenti sono stati trattati.

    Gli argomenti "ecologici" e "ambientali" sono, come è ben noto, solo apparentemente semplici e spesso l'informazione è stata fatta con disinvoltura, talvolta con errori, da divulgatori o scrittori improvvisati. Talvolta l'uso approssimativo e anche errato di termini associati, per esempio, all'inquinamento, ha offerto l'occasione ai veri inquinatori di ridicolizzare gli accusatori e di continuare gli attentati alla salute. Così come il grido "al lupo al lupo" ha destato allarmi talvolta immotivati e ha coperto e tenuti nascosti ben più gravi pericoli e rischi meno facilmente "capibili" e "popolarizzabili".

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