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Chiara Castellani

"Parlare con lei non è semplice: il telefono satellitare si ricarica con una batteria solare, e la linea si prende solo di tanto in tanto, a fatica, con continue interruzioni. Il computer, sì, c'è, ma la connessione non è quasi mai garantita. Si arriva fino a un certo punto, con un'intervista lunga, fatta a puntate. Gli amici in Italia, tantissimi, fanno da ponte, aiutano a trovare foto, video, scritti che possono essere utili per capire di più le scelte di questa donna, da sempre e per sempre in prima linea, tanto da essere nominata Grande ufficiale dell'ordine al merito della Repubblica Italiana. Un punto d'orgoglio per il nostro Paese, anche se non vive più qui da tantissimi anni, da quasi trenta ormai".

Lo scrive Valeria Vantaggi su Vanity Fair.

Ma chi è Chiara Castellani?

Vediamo la sua storia. 
A ventisei anni, una specializzazione in ginecologia e ostetricia, Chiara parte per il Nicaragua. Con l'entusiasmo dei primi passi si dedica a far nascere bambini sani.

Ma in Nicaragua divampa la guerra. Gli USA finanzano gruppi di mercenari (i "contras") per destabilizzare il governo sandinista. A Waslala, fra montagne del Nicaragua, diventa per necessità chirurgo di guerra sul fronte dei sanguinosi scontri fra sandinisti e contras. I suoi sogni di giovane donna, da poco sposata, e di medico che porta la vita, s'infrangono contro la drammatica realtà dei morti saltati in aria sulle mine o falciati dalle katusce. Per sette anni "Doctora Clarita" si batte per la pace e per la ricostruzione del paese con dedizione totale e senza arrendersi alle tentazioni di fuga.

Terminata la missione in America Latina, parte per l'Africa, il continente sognato sin da bambina. L'AIFO, Associazione Italiana "Amici di Raoul Follereau", le affida la direzione di un ospedale fantasma, abbandonato dai belgi a Kimbau, regione del Bandundu, nello Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo.

È la scoperta di un'Africa bellissima e terribile, affascinante e sconvolgente nelle sue contraddizioni e nelle ferite che non si rimarginano mai.

Unico medico per centomila abitanti in una zona di 5.000 chilometri quadrati, anche dopo la mutilazione del braccio destro, continua a lottare, per salvare vite umane e promuovere il diritto alla salute. Nei villaggi dimenticati della foresta e nell'ospedale con quattrocento ammalati, senza acqua, senza energia elettrica, con scarsi medicinali, è per tutti "Mama Clara". Quando scoppia la guerra fra Mobuto e Kabila le condizioni già difficili del paese diventano drammatiche. Nelle lettere che scrive al lume di candela sulla vecchia Olivetti, lei grida i massacri, le violenze e le crudeltà, il martirio di migliaia di persone, l'epidemia di Ebola, il diffondersi della Tbc e dell'Aids. Sono il corollario inevitabile della povertà e dell'ingiustizia, delle sopraffazioni e delle violenze del più forte, delle complicità e delle responsabilità dei governi che sfruttano gli scontri etnici per i propri interessi economici e di potere. Ma Chiara non si arrende. L'accompagnano i ricordi, i volti, le vicende del Nicaragua che si mescolano alle nuove sfide ed alle nuove avventure, unendo i campesinos dell'America Latina agli abitanti del Congo in un'unica struggente scommessa: non togliere ai poveri la possibilità di sognare un futuro diverso.

Sono cose che Mariapia Bonanate racconta nella prefazione a "Una lampadina per Kimbau" e nel suo libro "Donne che cambiano il mondo".

Siamo di fronte alla storia di una donna che ha dato tutta la sua vita per tracciare un percorso di speranza e di riscatto umano agli ultimi. 

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