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Questo deposito non s'ha da fare? Tutti ne parlano, nessuno lo vuole...

E la scoria...continua

31 marzo 2006 - Nadia Redoglia


Negli ultimi tempi la Sogin, società che ha in gestione tutto il patrimonio nucleare italiano dismesso, è parecchio sotto torchio. Il Senatore Longhi (DS) di cui abbiamo scritto di recente, continua ad inoltrare interpellanze in merito al comportamento dell’azienda. Corrette domande su cosa stia succedendo e cosa sia successo all’interno dell’azienda nei due anni trascorsi. Le sue interpellanze non hanno ancora ricevuto risposte, ma nel frattempo si è venuti al corrente di una presa di posizione non del tutto indifferente o, almeno, inaspettata. Ad annunciarla è stato il sottosegretario Roberto Rosso (FI) a Vercelli. Secondo le direttive emanate dal ministro Scajola entro il 30 giugno la Sogin dovrà predisporre e consegnare al Ministro il piano di trasferimento di tutto il materiale nucleare combustibile irraggiato (circa 1600 barre) ancora giacente a Trino, Saluggia, Caorso, Garigliano. Il piano sarebbe pedissequo ad un contratto già stipulato tra Sogin e France Electrique di la Hague che ospita uno dei più grandi centri di riprocessamento del combustibile inutilizzato, omologo del noto Sellafield, ove finora la Sogin ha già fatto arrivare una parte delle barre (circa 53 tonnellate)che verranno vetrificate e dopo 7 anni - a meno di una proroga contrattuale - dovrebbero ritornare in patria per essere depositate nel famoso deposito nazionale di cui da tempo ci si limita a parlare, ma di prese di posizione, neppure l’ombra…L’obiettivo, spiega Rosso, è quello di svuotare l’Italia da tutte le scorie radioattive in attesa di come e quando sarà deciso il sistema per cementare quelle liquide giacenti a Saluggia. Una volta deciso, anche quelle partirebbero per la Francia.
Le storie delle scorie sembrano, alla luce di quanto sopra, diventate un problema di “facile” soluzione, a differenza di tutto ciò che finora c’è stato raccontato. Cerchiamo di approfondire il motivo.
Il dott. Paolo Mancioppi, consigliere d’amministrazione della Sogin e attuale amministratore Delegato della società Nucleco, controllata dalla stessa Sogin, (di lui parlò il sen. Longhi in merito a facili assunzioni nel gruppo) alla fine dello scorso anno valutò il costo del trasporto delle successive barre in 300 milioni di euro circa. Un prezzo per eccesso, secondo la Sogin, che parlava di “soli” 250. Il costo, infatti, per il trasporto spetterebbe interamente alla Sogin (cioè alle nostre bollette elettriche). Alla fine del 2004 l’allora Ministro Marzano aveva già proposto, a seguito del veto delle regioni interessate, che non intendevano creare temporanei depositi locali in attesa del famoso deposito nazionale, una gara tra Inghilterra e Francia per il riprocessamento del nostro combustibile nucleare .L’appalto è stato aggiudicato alla Francia che si terrebbe il materiale fino al 2020 circa prima di restituircelo. Il ministro Scajola ha pensato bene di intervenire solo ora? A parte il fatto che il contratto in tal senso deve ancora essere sottoscritto ufficialmente, tra il Ministero delle attività produttive italiano e quello francese, dal che si deduce che è stato annunciata un’operazione formalmente non compiuta. Ciò che ci allarma in tutta questa “fretta di agire” è il timore di una ennesima performance elettorale, che, guarda caso, è immediatamente successiva alle interpellanze del Longhi. Le scorie nucleari sappiamo che non si limitano solo alle barre di combustibile giacenti fin dalla chiusura referendaria delle centrali. Si stima che ve ne siano ancora circa 80.000 metri cubi da piazzare di prima e seconda categoria (per non parlare di tutte quelle sparse per l’Italia frutto di processi sanitari, agricoli, industriali e quant’altro rientra nell’attività che richiede sostanze radioattive. Sicuramente gran parte di queste sono pure smaltite illegalmente) comprese quelle micidiali e pericolosissime sotto forma di liquidi radioattivi giacenti presso cisterne, come più volte abbiamo detto, obsolete che devono innanzi tutto e urgentemente essere “travasate” in contenitori più sicuri, nell’attesa che il famoso progetto “Cemex” -preventivato per il 2009- le cementi. Tutta questa robaccia è diventata un optional? Nessuno se la fila più?
Ieri a Saluggia, Pecoraro Scanio ha sottolineato che non occorre un deposito unico nazionale, adducendo al fatto che le nostre scorie sono numericamente basse da non renderne necessaria la costruzione che potrebbe rivelarsi una specie di “cavallo di Troia” per dare impulso alla riapertura delle centrali nucleari in Italia. Gli stessi fondi meglio sarebbe investirli per incentivare l’energia solare. Nobile intento, ma vero è che qui non si sta parlando di immondizia qualunque, ma di materiale radioattivo. Il Cemex sarà in funzione fra tre anni (forse), Sellafield dovrebbe restituirci le barre vetrificate, la Francia le otterrà secondo i recenti accordi ma non ci risulta che là staranno per sempre. Quelle che si producono nella quotidianità dove andranno realmente a finire? Il leader dei verdi ha anche annunciato che Jean, presidente della Sogin, verrà licenziato. Non entriamo nel merito delle prese di posizione politiche, non è a noi demandato. A noi, per il momento, allo stato dei fatti ci basta questa “confusione” di idee per dedurre che qualcosa di veramente irresponsabile si abbatte sulla nostra incolumità. La storia della scoria continua. A noi interessa che questa storia abbia una fine non tragica…
Nadia Redoglia

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