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Metodo Scanzano per l'impiano di Megastoccaggio di Gas nel sottosuolo in Val Basento

Dopo i rigassifigatori spunta l'interesse strategico nazionale sui depositi di gas nel sottosuolo
10 agosto 2007 - NOSCORIE TRISAIA

Così come è accaduto nel novembre 2003 a Scanzano Jonico anche per il megadeposito di gas in Val Basento si verifica che:
- Un’opera impattante come un megaimpianto per lo stoccaggio di gas naturale sotterraneo sarà realizzata all’insaputa della popolazione e dei Sindaci del territorio con un processo di Via in avanzata fase di attuazione;
- Il sito unico di scorie radioattive sarebbe servito per stoccare rifiuti nucleari provenenti dal decommissioning nazionale ed internazionale e avrebbe fatto guadagnare soldi alla gestione. Un megadeposito di gas serve anche alla società proponente per realizzare scorte di gas da immettere nella rete nei momenti di maggior richiesta ed a prezzi più alti (la storia dei rigassifigatori italiani insegna);
- Sia il deposito di scorie radioattive sia il deposito di gas diventano opere di interesse strategico nazionale. Quando si parla di interesse di lobby nucleare e petrolifere tutti evocano l’interesse nazionale;
- Il decreto Scanzano fu varato dopo la triste vicenda di Nassyria. La VIA al Megadeposito di gas in Valbasento fa il suo decorso in pieno ferragosto, quando i lucani sono in ferie e poco attenti alle vicende territoriali;
- Si proclama subito il deposito di gas opera sicura senza aver dimostrato a nessuno, con studi approfonditi, la sicurezza e l’impatto ambientale dell’opera. Allo stesso modo si comportò la Sogin nel Novembre 2003 con le miniere di salgemma di Scanzano;
- I pozzi di gas interessati allo stoccaggio del gas naturale tra Pisticci, Ferrandina e Grottole, in particolare il pozzo Grottole 11 fu interessato da inchieste giudiziare della Procura di Matera per smaltimento di rifiuti tossici. Il sito delle miniere di Salgemma di Scanzano doveva in origine diventare contenitore naturale di gas ad opera di una multinazionale canadese. L’assessore all’Ambiente della Regione Basilicata Santochirico, prima di affermare che l’opera è sicura avrebbe dovuto fornire spiegazioni sullo stato attuale dei pozzi dismessi di gas e petrolio in Val Basento;
- Così come le altre regioni rifiutarono il sito nucleare prima di Scanzano anche la Regione Emilia Romagna (la regione del ministro Bersani ) ha detto no allo stoccaggio di gas nelle profondità per le interferenze con le falde freatiche e con il territorio e per il trattamento del processo di liquefazione del gas che produce inevitabilmente rifiuti speciali, tossici e nocivi da smaltire.
- Se oggi la Regione Basilicata difende l’opera, allora sapeva tutto ? e perché non ha informato le istituzioni locali (il sindaco di Ferrandina ha affermato sulla stampa di non saperne nulla), le forze sociali e sindacali e la popolazione in ottica di democrazia e trasparenza?
- Perché le comunità devono trovarsi di fronte al fatto compiuto e perchè la Regione si sente autorizzata a gestire il territorio a suo uso e consumo?
- Prima di proclamare impianti sicuri e di accusare i cittadini di allarmismo vogliamo ricordare all’assessore Santochirico che ancora oggi a 4 anni da Scanzano la Regione non è in grado di dare pubblicamente i dati del monitoraggio completo ambientale sulla radioattività relativi al centro nucleare di Trisaia chiesti puntualmente ad ogni tavolo della trasparenza.
- Sempre in tema di partecipazione e sicurezza la Regione non convoca dall’incidente nucleare alla fossa irreversibile del centro della Trisaia del dicembre 2006 il tavolo della Trasparenza, in quanto durante il 2007 ha dimenticato l’esistenza dell’unico momento di partecipazione dei cittadini alla questione nucleare lucana.

Consigliamo all’assessore Santochirico, prima di dare sicurezze ai cittadini, di ripassare bene la lezione di Scanzano.

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