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Intervista

«I siti alternativi ci sono, a bloccarli è De Mita»

L'accusa documentata e circostanziata del professor Giuseppe Messina: il piano Prodi-De Gennaro è completamente sbagliato. I problemi? Gli interessi Fiat e i rifiuti industriali, il 40% dei quali non si sa dove finiscono.
15 gennaio 2008 - Francesca Pilla
Fonte: Il Manifesto

Giuseppe Messina «Il piano Prodi-De Gennaro è sbagliato tecnicamente e politicamente. L'utilizzo delle cave calcaree per le discariche è un'impresa ciclopica. Per metterle effettivamente a norma ci vogliono milioni di euro, mentre si scartano i siti idonei nella valle dell'Ufita per il diniego politico di De Mita». E' un'accusa documentata e circostanziata quella del professor Giuseppe Messina, che da anni ha in cura le cave campane. Da quando nel 1994, data che di fatto segna l'inizio dell'emergenza, l'allora prefetto Improta ricevette poteri «speciali» in deroga a qualsiasi vincolo, fatta eccezione per la Costituzione. All'epoca Messina era vicesindaco di Caserta e insieme a 54 primi cittadini presentò un piano per la bonifica delle cave che erano state in mano alla camorra per oltre 30 anni. Da allora Messina, agronomo, membro del comitato scientifico di Legambiente, si è occupato del piano regionale di recupero delle cave abbandonate e abusive, ha collaborato con la Fao, è tecnico di riferimento del piano attività estrattive e può vantare oltre 40 pubblicazioni scientifiche.

Professore, dal 1994 cosa è cambiato?
Proprio nulla, anzi la situazione si è aggravata. La crisi è molto seria e non perché non riusciamo a smaltire i rifiuti solidi urbani. Sarebbe ingenuo pensare che la Campania, regione di uno dei paesi dell'Ocse, tra i sette più industrializzati del mondo, non riesca a mettere su un ciclo virtuoso. Il problema ha un nome: la Fiat, presente con fortissimi interessi nei rifiuti, nelle acque, nell'energia del paese. A questo si aggiunge lo smaltimento dei rifiuti industriali che nella regione sono stati seppelliti per oltre 30 anni. Basta dare queste cifre: ogni anno in Italia le imprese dichiarano tra le 17 e le 20 tonnellate di scarti industriali, le Apat denunciano che per il 40% di queste non c'è certificazione su dove finiscano.

Cosa c'entra con l'emergenza?
In provincia di Caserta abbiamo 450 cave abusive e una presenza naturale di cave che è paragonabile solo ad altre due aree nel mondo, nel nord-est del Brasile e nel sud-est dell'Australia. Questa morfologia ha fatto sì che negli anni in Campania la camorra portasse di tutto. Attualmente i terreni è come se avessero un'alta temperatura e non sono in grado di accogliere niente. Non è un caso che tra Marigliano, Nola e Acerra l'Organizzazione mondiale della sanità abbia lanciato l'allarme sulla relazione tra inquinamento del territorio e aumento delle malattie tumorali.

E i siti indicati da Prodi sono tutte cave con la «febbre»?
Oltre alla vessazione del territorio, la natura calcarea delle cave fa sì che per utilizzarle come discariche debbano prima essere «trattate». La dorsale, che parte da Cassino, se da un lato rappresenta un preziosa risorsa è assolutamente controindicata per accogliere i rifiuti. E' un terreno-colabrodo dove tutto il percolato scende nelle falde freatiche, vale a dire nell'acqua potabile. Per metterle realmente in sicurezza ci vogliono tempi ciclopici e massicci finanziamenti. La domanda allora è: riusciranno a utilizzarle correttamente? Perché la camorra fino a questo momento ha coperto e richiuso.

Come procede la bonifica?
Con un gruppo di tecnici abbiamo completato il piano nel 2003. E' stato pubblicato nel bollettino ufficiale ed è quindi legge regionale, ma fino a questo momento non è stato mosso un dito. Noi siamo stati «licenziati», nel senso che, una volta redatto il progetto, ci hanno detto di ritornare al nostro lavoro amministrativo. Da allora è nelle mani di Antonio Bassolino, ancora oggi commissario di governo per la bonifica del territorio. Ma da qualche parte i rifiuti bisogna pur metterli. Ci sono alternative? Nelle aree della Baronia nell'Ufita, ma fino a questo momento i consulenti competenti che le hanno indicate hanno avuto le mani legate per il no di Ciriaco De Mita. Continuando così, con le scelte attuali del governo, arriveremo a un disastro. La dislocazione in 11 regioni italiane dell'immondizia è solo un palliativo, non cambierà la natura del problema, mentre i siti previsti sono insufficienti e come ho detto sbagliati tecnicamente.

Ritiene sia giusto il boicottaggio degli alimenti campani?
E' chiaro che c'è una speculazione da parte di Spagna, Francia e Germania. Noi abbiamo dei prodotti di qualità superiore rispetto al paesaggio agricolo internazionale. E' altresì vero che in certe aree, soprattutto nel casertano, dovrebbe essere vietata la coltivazione. Ma si tratta di territori circoscritti. Il controllo e il monitoraggio della diossina, in ogni caso, andrebbe condotto con serietà e costanza.

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