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Rigassificatore, torna compatto il fronte del «no»

Pareri negativi di Provincia, Comune e Legambiente alla valutazione di impatto. I rischi ci sono, e come. E la società inglese li nasconde.
23 maggio 2008 - Marcello Orlandini
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

No al Rigassificatore a Brindisi BRINDISI — Lo Studio di impatto ambientale della Brindisi Lng è fortemente segnato da omissioni e scenari improponibili: lo sostiene Legambiente nelle sue osservazioni al progetto, depositate nell'ambito della procedura di Via recentemente scongelata dal ministero, dopo un blocco legato a palesi carenze documentali. Il Comune e la Provincia di Brindisi hanno già preparato ed approvato un documento unico di osservazioni al progetto, e il no al rigassificatore a Capo Bianco resta confermato e ulteriormente argomentato.

La Regione Puglia ha un paio di settimane in più per depositare le proprie osservazioni, e ieri è stata la volta dell'associazione ambientalista, che ha convocato i giornalisti per un sopralluogo in barca a Capo Bianco (grazie alla collaborazione logistica dell'Istituto nautico e della Lega navale italiana). Legambiente si è presentata con i dirigenti locali e con il responsabile scientifico della segreteria nazionale, Stefano Ciafani, e a ridosso della colmata di Capo Bianco ha dimostrato con gli ecoscandagli che non c'è fondale sufficiente per le supergasiere.

Servirebbero perciò imponenti opere di dragaggio -e relative caratterizzazioni e bonifiche- di cui nel Sia non si parla. Senza fondamento, per restare in tema, il calcolo sull'impatto dell'attracco delle gasiere sui traffici portuali. Brindisi Lng parla di 1 ora per metaniera, calcolando una velocità media di 2 nodi per percorrere le ultime 2 miglia sino al pennello del rigassificatore?

Impossibile, afferma Legambiente, perché metà dell'operazione avverrebbe solo a macchine quasi ferme e per impulso dei rimorchiatori. Il porto, perciò, stante il divieto di ingresso e uscita di altre navi mentre le metaniere sono in evoluzione nei pressi dell'imbocco, resterebbe paralizzato per periodi ben più lunghi di 1 ora.

Legambiente osserva anche che le tabelle sui traffici portuali utilizzate come riferimento da Brindisi Lng sono sempre quelle del 1999. Il Nullaosta di fattibilità (Nof) non è stato integrato, e all'epoca fu giudicato carente sul piano della valutazione del rischio di incidenti. Anche oggi non ci sono nel Sia mappe di rischio aggiornate, e nella statistica degli incidenti industriali avvenuti nell'area, Brindisi Lng lascia le caselle vuote. Ma, ricorda Legambiente, dimentica l'esplosione del cracker del Petrolchimico e l'incendio della gasiera Val Rosandra. I rischi ci sono, e come. E la società inglese li nasconde.

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