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Dai "comuni in polvere", lettera al Presidente De Filippo

Prima di scriverLe ho volute attendere che Lei risolvesse – con un puro esercizio di facciata – la crisi regionale in atto: cosa ardua, visto che ha radici profonde.
31 gennaio 2009 - Pietro Dommarco (Presidente della OLA | Organizzazione Lucana Ambientalista)

Il Presidente della Regione Basiliata, Vito De Filippo Egregio Presidente Vito De Filippo,

Le scrivo in seguito alla trasmissione televisiva “Ambiente Italia”, andata in onda su Rai Tre, Sabato 24 Gennaio 2009, nella quale si parlava della “gruviera” Basilicata e dell'assurdo binomio Petrolio-Parco Val d'Agri, che ancora oggi si tenta di sostenere. In quell'occasione – mi permetta di essere franco – Le ho visto rimediare una bella “figuraccia”, allorquando – interrogato sulla questione dei monitoraggi sugli inquinanti pericolosi (Idrogeno Solforato, IPA, COV, Benzene), derivanti dall'estrazione petrolifera, tentava di far passare sulle reti nazionali una verità che non trova riscontro nei fatti. Immediatamente smentito dalle dichiarazioni che Le sono seguite, credo abbia compreso che qualcosa - nella sua macchina comunicativa - si sia inceppato. E me ne dispiace.

In questi anni, per mezzo e per conto dell'Organizzazione che rappresento e di quei comitati, associazioni e cittadini di cui – senza presunzione alcuna vorrei farmi portavoce – abbiamo avuto modo di interrogare Lei ed il Suo assessore all'Ambiente, Vincenzo Santochirico, sul cospicuo numero di autorizzazioni petrolifere, sulle inefficienze, sugli attacchi al territorio e alla salute dei cittadini - tema questo molto importante, viste le altissime percentuali di casi di tumore nella nostra Regione, che dimostrano la presenza di numerose fonti inquinanti, di varia natura. E poi, ancora, sulle svendite unilaterali, sulle manciate di royalty come peggior specie di risarcimento ad una terra che vive di disoccupazione e spopolamento e non di sviluppo energetico, come più volte Lei ci ha ribadito, prima, durante e dopo ogni campagna elettorale. Chiaramente, ogni nostro interrogativo non solo è stato ignorato, ma per giunta demonizzato. Tanto a parlare sono sempre i soliti ambientalisti! Gli appartenenti ad un fronte del “no” che La infastidisce oltre misura, perché non solo dissente dal Suo modo di gestire la “cosa pubblica”, ma Le offre la possibilità di valutare occasioni alternative di sviluppo, alle quali Lei non crede, perché investito da una quasi profetica “missione petrolifera”.

Prima di scriverLe ho volute attendere che Lei risolvesse – con un puro esercizio di facciata – la crisi regionale in atto: cosa ardua, visto che ha radici profonde, oggi ancor più “solide” grazie al Suo operato. La strada imboccata è molto vicina a quella dell'irreversibilità. Ora però, alla luce delle recenti autorizzazioni di messa in produzione di 5 nuovi pozzi petroliferi (4 ricadenti nel perimetro del Parco Nazionale Appennino Lucano Val d'Agri-Lagonegrese ed uno a soli 500 metri dall'Ospedale di Villa d'Agri), mi sono munito di carta e penna, decidendo di importunarLa. Sono sicuro che ha già la risposta pronta - o la frase ad effetto - per giustificare il continuo aggiramento dei vincoli imposti dal Decreto Istitutivo del Parco della Val d'Agri, che con queste new entry, può contare ben 15 pozzi al suo interno e 6 sui confini, unitamente ai circa 700 km di oleodotti (Se lo desidera, potremmo soffermarci - insieme - a guardarne la mappatura). Un bel biglietto da visita – direi - per tutti quegli inviati delle varie testate giornalistiche nazionali, venuti a raccontare le “vie del petrolio lucano”, e per tutti quelli che sarà costretto ad accogliere.

Immerso in questo scenario, La considero una persona molto fortunata, perché può avvalersi del sostegno di molti amministratori lucani che posti di fronte ad un bivio hanno “deciso” di barricarsi dietro il silenzio-assenso, preferendo le bocche chiuse e sperando di alleviare la loro coscienza, con miseri sconti sulla benzina, con qualche infrastruttura o con il miraggio delle royalty e dei nuovi posti di lavoro. Oppure, svoltare dall'altra parte e delegare alla Sua classe politica le sorti di una regione sempre più alla deriva. Ed intanto, gli interessi lobbistici e multinazionali prevaricano su quelli collettivi.

Forse oso troppo, ma con la presente missiva vorrei invitarLa a dimettersi. Se poi lo facesse anche l'intera Giunta, risparmierei fiato ed inchiostro. Sicuramente, non sono la persona giusta per farlo, non occupando nessuna illustre poltrona, ma siccome il “suo” partito - mai amalgamato - è colpito da una forte spaccatura interna, e le opposizioni gioiscono per i tozzi di pane ricevuti dal Governo, me ne arrogo il diritto, con un po' di speranza, anche perché come diceva Spinoza (che Lei dovrebbe conoscere), “il desiderio è l'essenza dell'uomo”.

Con stima, dai Comuni in polvere, La saluto cordialmente.

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