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Tecnologia Oscillating Water Column

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14 gennaio 2016 - Gianmarco Tedesco

Nella speranza che siate sopravvissuti al primo articolo nel quale ho descritto in modo spero semplice la tecnologia Pelamis, la quale ricordo appartiene alla “famiglia” degli attenuatori, vorrei oggi parlarvi di una seconda tecnologia che utilizza come risorsa primaria il moto ondoso; questa è la tecnologia Oscillating Water Column (OWC).

Gli OWC che appartengono, invece, alla "famiglia" dei terminatori, furono studiati perlopiù dal giapponese Yoshio Masuda (ahimè passato a miglior vita nel 2009). Già dalla seconda metà degli anni ’40, egli sviluppò studi approfonditi su una speciale turbina ad aria (denominata turbina Wells, dal nome del suo inventore) che fosse in grado di sfruttare l’andamento fluttuante (di qui il nome Oscillating)  dell’aria, la quale viene pressurizzata dal moto ondoso in ingresso alla turbina in fase di innalzamento della colonna d’acqua e depressurizzata (e richiamata per tanto dall’esterno), sempre dal moto ondoso, in fase di abbassamento della colonna d’acqua. Principio di funzionamento tecnologia OWC

 

Per una completa rivisitazione di questa tecnologia rimando all’articolo allegato.

Come sottolineato dal Report redatto da ENEA: “Caratteristiche costruttive dei sistemi OWC e dei power take-off a questi applicabili” (Crescenzi, Nicolini, Fontanella, Sipione)  questa tecnologia ha l’importante pregio di potersi integrare con strutture tipicamente costiere quali, ad esempio, i frangiflutti.

Che bello sarebbe per me, ma credo per ognuno di noi, per ogni Tarantino che ami la sua terra, vedere al largo delle isole San Pietro e San Paolo queste strutture “amiche” che producono per noi energia a zero emissioni; che la Marina batta un colpo qualche volta, che si faccia avanti, che dia la sua disponibilità a ridare terre che non sono sue, che le sono state donate, ma non per questo cedute.

Quegli amiconi degli Spagnoli hanno sviluppato e collaudato al largo della cittadina di Mutriku (Provincia Basca), paesino di 5.000 anime, un impianto con potenza nominale di 296 kW per una produzione energetica annua pari a 600.000 kWh e considerando che il consumo medio per usi domestici annuo di energia elettrica è pari a 750 kWh (dato medio estrapolato da https://www.centroconsumatori.it/40v26396d39183.html ), questo impianto garantisce il soddisfacimento del fabbisogno energetico di 800 persone. Questo vuole dire che, nel paesino di Mutriku , circa 200 famiglie (famiglia media di 4 persone) possono provvedere al loro fabbisogno energetico solo ed esclusivamente grazie all’utilizzo della forza maremotrice. Impianto shoreline di Mutriku  (Spagna, Paesi Baschi)

 

Qualche ingegnere, molto più bravo di me, potrebbe obiettare che per un corretto utilizzo delle risorse energetiche, soprattutto se rinnovabili, è fondamentale un corretto processo di caratterizzazione della risorsa stessa. È vero, è corretto; spesso questi impianti rischiano di essere sovradimensionati o sottodimensionati perché non vi è una reale conoscenza delle caratteristiche della risorsa marina.

È sicuramente vero (e questo devo dirlo per onestà intellettuale che il codice deontologico mi impone) che la potenza energetica per metro di fronte d’onda del Mare Ionio è molto basso, perché stiamo parlando di 4 kW/m, per tanto sperare in una sostenibilità economica di questa risorsa è, ad oggi, impensabile.

Se mi ritrovo a voler scrivere questi piccoli pamphlet non è per affermare che possiamo abbandonare, dall’oggi al domani, il gas, il petrolio, il carbone (parliamone) ma per poter dire ai ragazzi di Taranto, che come me, sono nati con la convinzione (inculcata dalla generazione dei nostri padri) che la possibilità di Taranto era una, la strada era unica ed era quella del siderurgico e basta; ecco io vorrei dir loro, ai ragazzi, ai miei amici, che esiste dell’altro, che qualcosa di diverso può essere tentato, studiato e testato soprattutto a livello sperimentale, accademico.

E qui si aprirebbe un mondo.

Apro il sito www.poliba.it, nella sezione didattica, e scopro che non esiste ancora il corso di Laurea in Ingegneria Energetica a Bari. Emiliano, mi rivolgo direttamente a te, parli di riconversione dell’Ilva, ma a che pubblico ti rivolgi se in casa nostra, in Puglia, non abbiamo ancora una scuola che allevi una nuova classe dirigente, una classe che maturi una Cultura Nuova dell’Energia, una Sensibilità Nuova verso i nuovi temi energetici?

Ecco che a nome mio, ma mi sento di rappresentare una buona fetta dei ragazzi di Taranto in ciò che mi appresto a dire, spero e auspico la formazione di una nuova cultura universitaria tarantina, che trattenga i suoi ragazzi a Taranto, che consenta loro di studiare i nuovi temi energetici a casa propria, quelli che io ho dovuto studiare a Pisa.

Sogno una Taranto universitaria. Sogno una Taranto che si basi sulla nuova ingegneria dell'energia, una Taranto che accolga ragazzi Erasmus da tutta Europa, che diffonda in tutta Europa i talenti migliori, i più bravi, i veri polmoni nuovi di una Taranto Nuova.

Allegati

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