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    Tecnologia Overtopping

    Un esempio di sani investimenti privati nella vita di un territorio
    17 gennaio 2016 - Gianmarco Tedesco

    Concludo oggi la panoramica dei dispositivi in grado di utilizzare l’energia marina parlandovi della tecnologia Overtopping vale a dire Tracimazione. Questa tecnologia ben si presta ad essere utilizzata sia in prossimità delle coste (il nome specifico di codesta tecnologia è Sea Slot-cone Generator), ben integrandosi quindi con strutture marine preesistenti come ad esempio i frangiflutti, ma parimenti anche in modalità off-shore vale a dire al largo (ed il dispositivo più conosciuto risulta essere il Dragon Wave).

    Tecnologia "Dragon Wave"

                                                                                                                        Tecnologia Sea Slot-cone Generator

     

     

     

     

     

    Il principio di funzionamento è veramente molto semplice e consiste nel “convogliare” il flusso d’acqua marino all’interno di una turbina idraulica la quale trasforma l’energia di pressione dell’acqua, in energia meccanica all’albero della turbina ed infine in energia elettrica grazie alla presenza di un generatore elettrico. La turbina idraulica è senza dubbio la componente più importante a livello impiantistico dal momento che deve sopportante differenti regimi di funzionamento e le differenti condizioni climatiche e di aggressività saline del mare.

    In via generale diremo che la tecnologia Dragon Wave (off-shore) è preferibile per flussi marini intensi (e non è il caso di Taranto) mentre è possibile testare la tecnologia Sea Slot-cone Generator (shoreline).

    Principio di funzionamento della tecnologia Sea Slot-cone Generator

    Come mostra la figura in alto, maggiore è l’intensità delle onde, più è possibile sfruttare salti di pressione maggiori e più è possibile produrre energia elettrica passando quindi dal primo stadio (flusso ondoso basso), al secondo stadio (flusso ondoso medio), al terzo stadio (flusso ondoso alto).

    Mi piace parlarvi, adesso, di questo progetto pilota (del quale trovate maggiori informazione nell’articolo che allego) partito nel 2004 e testato sull’isola norvegese di Kvitsøy (della quale ognuno di noi conosce chiaramente l’esistenza) che rappresenta uno  dei 10.000 isolotti norvegesi dove vivono 520 persone. Il progetto nasce per trovare un’alternativa all’utilizzo dei motori diesel per la generazione di potenza elettrica (essendo un’isola non vi arriva la rete elettrica nazionale). Impianto Pilota Kvitsøy (Norvegia)

    Leggendo l’articolo non ho potuto non pensare alla possibilità di testare un dispositivo come questo, a fini accademici, su una delle nostre tre isole vale a dire: isola di San Pietro e Paolo (preferibili per la maggiore ventosità) o l’isola della Città Vecchia. 

    Il termine “Impianto Pilota” definisce una tecnologia che ancora non è commercialmente diffusa, ma che viene testata, collaudata, sperimentata per studiarne effettive capacità e prestazioni. In questo caso il progetto, dalla portata complessiva di 2,7 M€, è stato finanziato per lo più da investitori privati ed in parte dalla Comunità Europea.

    Se penso a quale sia stata la portata degli investimenti che i privati hanno fatto a Taranto, mi viene da piangere. Se penso che gli investitori privati, che sono giunti a Taranto, hanno concepito la terra che li ospitava come terra di conquista buona solo per depredarla, degradarla e annichilirla, sale forte in me la consapevolezza che nella vita bisogna avere la fortuna di nascere nel posto giusto al momento giusto. La mia generazione è nata, forse, nel posto sbagliato al momento sbagliato. In un posto dove ogni orizzonte è violentato da una ciminiera ed ogni costa stuprata da uno scarico abusivo.

    Al termine dello studio condotto su questo impianto pilota, è emerso che l’impianto dalla potenza nominale di 163 kW ha prodotto una quantità di energia elettrica pari a 320 MWh/anno garantendo quindi il soddisfacimento energetico (per usi domestici) di 430 persone vale a dire l’82% dell’intera popolazione dell’isola. Al termine del progetto è emerso che il costo dell’energia prodotta dall’impianto norvegese è di 0,12 €/kWh val a dire un prezzo decisamente competitivo con l’energia prodotta dai motori Diesel.

    Ecco perché gli investitori privati (più la Comunità Europea) potranno essere ben fiduciosi di vedere rientrare il loro investimento iniziale avendo, allo stesso tempo, contribuito allo sviluppo di una tecnologia pulita e pienamente sostenibile e dal punto di vista ambientale e dal punto di vista economico.

    Sono questi gli esempi di sani investimenti privati nell’economia di una popolazione. Sono questi gli esempi di investimenti che vorremmo vedere a Taranto.

    Allegati

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