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    “A Taranto è evidente una monocultura industriale che deve essere combattuta grazie ad una diversificazione dell’economia; è quindi giusto puntare su economie sostenibili”

    Fotovoltaico, parliamone in modo intelligente

    Il fotovoltaico nel sistema elettrico nazionale
    20 gennaio 2016 - Gianmarco Tedesco

    In questo secondo articoletto, mi piacerebbe affrontare con voi il tema riguardante l’integrazione del fotovoltaico (in letteratura si parla di “penetrazione” delle FER – Fonti Energetiche Rinnovabili) nel sistema elettrico nazionale ed analizzare, successivamente, i flussi di energia prodotti e consumati dalla Provincia di Taranto. Parlo di Provincia dal momento che, da ingegnere, mi sono affidato a dati oggettivi che sono quelli estratti dal sito di Terna (www.terna.it), che è la società di trasporto dell’energia elettrica, la quale ha aggregato i vari dati per Provincia aggiornandoli sino all’anno 2014.

    In prima lettura, l’articoletto potrebbe apparirvi noioso, pieno di numeri che potrebbero sembrarvi vuoti e potrebbe, pertanto, balenarvi l’idea di chiudere e smettere di leggere ma vi chiedo la pazienza di continuare (anche se vi dovesse sembrare di non capire molto), di continuare sino alle conclusioni, perché tirando fuori dei numeri (che, badate, non troverete in letteratura perché nessuno credo abbia affrontato questa analisi specificatamente per Taranto) sono giunto ad una conclusione interessante e credo di esservi giunto percorrendo l’unica strada che un ingegnere conosce, vale a dire quella dei numeri e delle valutazioni critiche.

    Per darvi un’idea della difficoltà e dell’impatto che la penetrazione delle FER ha sulla rete elettrica nazionale, vi anticipo che questa tematica è ancora oggetto di forti discussioni in ambito accademico ed è su questo terreno (oltre che sul tema delle efficienze e dell’accumulo di energia) che si deciderà il futuro e la sostenibilità delle fonti rinnovabili.

    Per semplificare il discorso, vi chiedo di pensare alla rete elettrica nazionale come ad un mercato (infatti dietro tutto sta quello che viene chiamato mercato dell’energia) dove gli utenti “chiedono” energia elettrica e la rete “offre” energia elettrica. La domanda dei clienti (siano essi industrie o abitazioni o quant’altro) dipende dai carichi (oggetti elettrici come elettrodomestici, industrie, ospedali etc.) che sono “allacciati” alla rete elettrica, mentre l’offerta della rete viene fornita in funzione dell’energia elettrica prodotta da impianti termoelettrici, impianti turbogas, cicli combinati, idroelettrico e rinnovabili (per lo più eolico ed in parte fotovoltaico).

    La legge deve essere quella che accumuna qualsiasi mercato, anche rionale: la domanda deve incontrarsi con l’offerta. Partiamo ora con qualche numero e vediamo com’è messa l’Italia in termini di “domanda-offerta” dell’energia e per farlo utilizzo i dati forniti direttamente da Terna.

    "Domanda-Offerta" energetica in Italia

    Come si vede dall’immagine in alto, la curva in grassetto rappresenta la domanda mentre la curva sottile rappresenta l’offerta della rete. Negli anni, si è sempre evidenziata una “dipendenza energetica” dell’Italia dall’estero, dal momento che la richiesta di energia è stata sempre maggiore rispetto alla offerta. Cosa è successo nel 2009? Si notano i drastici effetti di una diminuzione di energia richiesta; si vede come vi sia una diminuzione del 6% di energia richiesta. Si nota che nello stesso anno si ha un incremento di produzione da fonte rinnovabile del 43%. Perché ciò? Il motivo è semplice, la fonte rinnovabile, sia essa fotovoltaico piuttosto che eolico, produce nel momento in cui c’è la risorsa sole o la risorsa vento; semplificando, potremmo dire che le rinnovabili se ne infischiano di quanto sia la domanda della rete, loro producono quando c’è la risorsa primaria (sole, vento). Non demordete, arrivo al dunque.

    Conclusione n° 1

    “non si può pensare di sostenere un Paese con le sole fonti rinnovabili dal momento che queste non potranno mai soddisfare la richiesta di energia”

    (almeno sino allo sviluppo di sistemi di accumulo sofisticati)

    Differenza tra l'energia prodotta da rinnovabile ed energia richiesta dalla rete (2008-2009)


    Si creerebbero dei motivi per i quali la rete elettrica nazionale avrebbe o un eccesso di energia che dovrebbe essere esportata a prezzi minori rispetto ai costi di produzione (e l’Italia ci perderebbe) o a deficit di energia che ci obbligherebbe ad importare a costi molto più alti rispetto agli attuali (e l’Italia ci perderebbe); in ogni caso l’Italia ci perde con un sistema solamente a rinnovabili. Per questo abbandoniamo le rinnovabili? Assolutamente NO! Ma dovremo essere bravi ad usarle in modo intelligente.

    Come si è comportata la Puglia (e Taranto in particolare) in tutto ciò? Scusate la banalità, ma devo affidarmi ai numeri. 

    "Domanda-Offerta" in Puglia

    Come si vede dalla figura la Puglia ha avuto, dal ’97 ad oggi, un forte surplus di energia (in controtendenza rispetto all’Italia) proprio grazie all’intensiva produzione di energia da fonte rinnovabile (oggi la Puglia copre il 18 % dell’intera produzione nazionale da fonte rinnovabile) che ha consentito alla nostra regione di essere energeticamente autosufficiente e di esportare l’energia in più a regioni in deficit quali Basilicata e Campania (la Puglia produce circa il doppio dell’energia che le serve). Cerchiamo ora, di scendere ancora più nel dettaglio per analizzare i consumi della nostra amata Taranto (dati su Provincia). 

    Consumi energetici in Puglia per settore (2014)

    Pongo la vostra attenzione su quei 3 numeretti indicati dove: uno è il consumo di energia della Provincia della di Taranto nel settore “Industria” (possiamo credere che sia il consumo della sola Taranto), uno è il consumo di energia nel settore “Domestico” ed il terzo il consumo totale dell’intera regione. Bè, l’industria tarantina “mangia” circa un terzo dell’intera richiesta della regione Puglia. Pazzesco ma vero. Pensate all’industria di Taranto come ad un ingordo che mangia per 3 lasciando le briciole agli altri. Ho fatto questo lavoro adesso, che non troverete in nessuna letteratura scientifica, ho visto l’incidenza percentuale (ultimi dieci anni) dei consumi energetici nel settore industriale in Italia ed i consumi energetici nel settore industriale tarantino. Si tratta di valori percentuali per tanto rapportati al totale.

    Confronto tra incidenza del settore industriale "Italia-Taranto"

    Mediamente il consumo di energia per il settore industriale incide in Italia per il 40%, a Taranto incide per l’80%; il doppio! Negli ultimi due anni si vede come il trend, a Taranto, sia in crescita e quindi mi viene da pensare che l’industria stia continuando a consumare energia, che vuol dire che gli impianti stanno continuando a lavorare, ad inquinare e quindi altro che impianti fermi. Quando i Governi parlano di vocazione industriale di una Nazione, in realtà lo fanno solo sulle spalle di un’unica Terra: Taranto.

    Conclusione n° 2

    “A Taranto è evidente una monocultura industriale che deve essere combattuta grazie ad una diversificazione dell’economia;  è quindi giusto puntare su economie sostenibili”

    Pongo l’attenzione, e qui mi fermo, sul dato “Domestico” perché considerando il numero degli abitanti pugliesi (4.085.026 dato 2014) ogni pugliese consuma, all’anno, 976 kWh (che è un po’ di più di quei 750 kWh che avevamo ipotizzato nei precedenti articoli). Quanta energia elettrica consuma a casa ogni tarantino? Considerando che a la Provincia di Taranto conta circa 578.400 abitanti e che nel 2014 abbiamo consumato (a fini domestici) 598.200.000 kWh, ogni abitante della Provincia consuma a casa ben 1.050 kWh (circa 75 kWh in più rispetto ad un Pugliese medio)

    Conclusione n° 3

    “A Taranto bisogna fondare una vera coscienza energetica, che parta dalle scuole, che insegni ai ragazzi a non accendere il climatizzatore al primo caldo. Una coscienza energetica che incentivi un risparmio energetico edilizio e pienamente  sostenibile”

    Quest’ultima conclusione mi spinge a pensare che sia indispensabile una scuola, anzi no, un’Università, un Polo Ingegneristico tarantino (e sottolineo tarantino) che affronti i temi dell’energia. Mi piacerebbe che sia costruito un luogo dove insegnare ai ragazzi ad avere una visione critica delle cose, in modo tale che questi tarantini del domani non si facciano abbindolare dal primo contastorie, ma che abbiano una loro coscienza critica, che siano pronti a dire: “No, io la vedo diversamente!”

    Io potrei andare avanti ore, ho cercato di racchiudere un esame di Energetica in un articoletto, spero ci abbiate capito qualcosa; alla prossima.

     

     


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