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La risposta ad Angelo Mellone

Taranto inquinata come Roma o Roma inquinata come Taranto?

Se Roma e Taranto fossero la stessa cosa discolpando i camini dell'area a caldo dell'acciaieria, l'Ilva revocherebbe la proposta di patteggiamento e andrebbe fino in fondo nel processo.
14 dicembre 2016 - Alessandro Marescotti

studio biomonitoraggio taranto Cosa ha detto Mellone
Rispondo ad Angelo Mellone che su CosmoPolisMedia, nell'intervista dell'11 dicembre titolata "Lo sciame populista che pervade Taranto", ha dichiarato: "I dati elaborati dall'Istituto Superiore della Sanità, assieme ad Arpa Puglia e Asl, non sono catastrofici. Nel capoluogo jonico non esistono agenti patogeni e livelli d'inquinamento diversi da quelli riscontrati a Roma. E' ora di farla finita con gli ambientalqualunquisti e i capipopolo decarbonizzati: esegeti della demogogia della paura".
Mellone ha aggiunto: "Nei giorni scorsi, poi, l'Università 'La Sapienza' ha stilato una classifica sul numero di patologie tumorali riferibile ai capoluoghi di provincia italiani. Taranto si piazza in una posizione intermedia e risulta essere messa meglio di tante altre realtà del Paese. Sulla scorta di questi dati elaborati da istituzione dalla comprovata professionalità e serietà scientifica, e non da fantomatiche associazioni localistiche che giocano a fare i medici e gli epidemiologi della domenica, chiedo agli ultras 2.0, agli agit-prop del disfattismo piagnone e antisviluppista di ripulire il proprio lessico da termini come genocidio ed olocausto".

Qual è la regola n.1 dell'epidemiologia
Premetto che il mio primo mentore nel mondo complesso dell'epidemiologia e degli studi ambientali è stato il dott. Valerio Gennaro, che ha elaborato la perizia con cui la magistratura genovese ha chiuso l'area a caldo di Genova. Avevo alle spalle una grande passione per la statistica. Ma lui mi disse subito che, prima ancora che la statistica, era importante la "regola numero uno". Gli chiesi quale fosse la regola numero uno in epidemiologia. E lui mi disse: distinguere la popolazione esposta da quella non esposta o meno esposta. "Senza questa distinzione non si capisce nulla", mi avvertì subito. E aveva ragione. Come si fa a capire se il fumo di sigaretta fa male oppure non se non si separa la popolazione in "fumatori", "fumatori passivi" e "non fumatori non esposti"? Se si confronta Taranto e Roma per vedere se il fumo fa male o no, non si capisce nulla se mischiamo tutto, se si mette tutto in un pentolone indistinto: il pentolone non serve a fare una ricerca. Serve solo a mescolare cose diverse e a fare confusione. Questo vale in particolare per le emissioni industriali.

La popolazione esposta: il caso dei bambini del quartiere Tamburi
Partiamo allora da un dato che Mellone non cita. La ricerca dell'ISS riscontra maggiori difficoltà di apprendimento fra i bambini che vivono all'ILVA. Quelli che vivono più lontani invece presentano meno disturbi dell'apprendimento e dell'attenzione. Lo studio dell'ISS riporta testualmente: "I disturbi osservati sono maggiormente evidenti nelle aree in prossimità delle emissioni industriali considerate ed in funzione inversa rispetto alla distanza dalle sorgenti, calcolata in riferimento ai camini di emissione dell'ILVA, nelle cui adiacenze insistono anche una raffineria ed un cementificio". La ricerca ha preso in considerazione i fattori di deprivazione socio-culturale ma è arrivata alla conclusione che, al netto di tale deprivazione, vi è un problema che prescinde dal fattore sociale. Il prof. Roberto Lucchini, uno dei massimi esperti di inquinanti neurotossici, ha dichiarato: "Si sommano due problematiche: i fattori socio-economici e l'esposizione a fonti inquinanti. Si tratta di dati preoccupanti – evidenzia Lucchini – . Sono contento che almeno il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano lo abbia compreso. In base al principio di precauzione, abbiamo già gli elementi necessari per dire che a Taranto c'è un problema da affrontare". (Inchiostro Verde 10/12/2016)

Il Quoziente di Intelligenza che cala vicino all'ILVA

shema qi

Se si fossero messi nello stesso calderone i Quozienti di Intelligenza (QI) dei bambini vicini all'ILVA (esposti) e di quelli lontani (meno esposti) avremmo capito pochissimo.
Invito Mellone a decifrare il diagramma (box plot) che riporto in questa pagina e che è tratto dalla ricerca dell'ISS (fonte: http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/43877.html). Potrà notare che i Quozienti di Intelligenza dei bambini esaminati diminuiscono sensibilmente avvicinandosi all'ILVA. I bambini del quartiere Tamburi ne escono male. "Basti pensare che il QI è peggiore di dieci punti rispetto ad altre zone: è tantissimo", dice il prof. Lucchini, che non credo che possa essere arruolato nello "sciame populista". Tanto più che la ricerca si è avvalsa di un team di esperti che hanno usato un'ampia batteria di test che hanno rilevato nei bambini più vicini all'ILVA un aumento di iperattività e tratti psicopatologici (ansia e depressione), riduzione dell'attenzione e alterazione del comportamento sociale, misurati con le batterie CANTAB (Cambridge Neuropsychological Test Automated Battery), CBCL (Child Behavior Checklist) e SRS (Social Responsiveness Scale).

L'epidemiologia ricerca le differenze per individuare le criticità
Cosa ci dicono allora questi dati? Ci dicono che dobbiamo fare confronti andando a cercare le differenze, non comparando in blocco e indistintamente una città con un'altra, perché confronti di tale genere mescolano gli esposti e i non esposti, creano le "medie" e questo non aiuta a capire. La statistica che aiuta a capire è quella che descrive le differenze, disaggrega, incrocia, distingue, e nel fare questo ricorre a una vasta gamma di strumenti matematici e grafici. Mellone dice che l'Università 'La Sapienza' ha stilato una classifica sul numero di patologie tumorali riferibile ai capoluoghi di provincia italiani e che Taranto non ne esce male. Non ha senso fare questi confronti se il nostro obiettivo è quello di andare ad individuare le criticità per intervenire in maniera mirata. Se poi vogliamo eludere le criticità allora va benissimo fare questi confronti, è un metodo eccellente per non capire i problemi che si annidano in una città.


Ad esempio i tumori sono causati da centinaia di fattori. Se un'indagine epidemiologica - fra centinaia di cause concomitanti - ne individua una specifica che provoca eccessi di mortalità oltre ogni ragionevole dubbio, delimitandola, distinguendola da altre e misurandola con esattezza, allora quella causa va eliminata. Un esempio chiaro è l'amianto. Un'altra è il fumo. Se facessi un confronto fra una città A con amianto e senza fumatori e una città B senza amianto ma con fumatori e scoprissi che entrambe hanno la stessa incidenza di tumori, che dovrei concludere: che l'amianto non va messo al bando? Che le sigarette possono essere fumate davanti ai bambini? Ecco perché i raffronti sommari che appiattiscono le differenze spesso non servono, anche se piacciono a chi vuole minimizzare.

Il caso Roma
Se io abitassi a Roma e mi dicessero che Taranto e Roma presentano gli stessi rischi ambientali e sanitari non mi sentirei sollevato. Anzi sarei molto preoccupato. Se il traffico di Roma fosse responsabile degli stessi problemi sanitari causati dall'ILVA (moltiplicati per 13 visto che Roma ha una popolazione 13 volte superiore rispetto a Taranto), allora sarebbe dovere assoluto del sindaco vietare il transito dei veicoli più inquinanti nelle zone dove si fossero registrati quegli eccessi di mortalità. E se il sindaco non lo facesse andrebbe sotto processo.


Cosa direi a Virgina Raggi
Io non sono fra quelli che sottovalutano Roma, anche perché Roma è una città priva di una efficace cultura ambientale diffusa. Se a Roma chiedi cosa è la diossina fanno scena muta, mentre a Taranto quella parola la conoscono tutti, anche i bambini. A Roma manca un movimento di ecosentinelle, la gente non sa dove consultare i dati del benzo(a)pirene, non sa neppure cosa sia perché nessuno glielo dice. Il M5S non è in grado di esprimere un proprio assessore all'ambiente "di base". Non escluderei che, in questo contesto di debole preparazione e di scarsa pressione sociale, a Roma si sia cercato poco, si sia fatto il minimo sindacale. E non escluderei che Roma sia in condizioni molto più gravi di quelle che si possano immaginare, un po' come era per Taranto venti anni fa: inquinata ma poco attenta. Ho misurato gli IPA cancerogeni a Roma e sono rimasto sconcertato per i picchi elevatissimi in alcune vie come il Lungotevere (http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_14779_16). Se fossi un romano andrei da Virginia Raggi e direi: se è vero che Roma è come Taranto allora occorre subito un'indagine epidemiologica come a Taranto. Ma finché non si ha il dato dell'eccesso di mortalità a Roma, dimostrato scientificamente come a Taranto, siamo solo in balia di ipotesi.

La ricerca dell'ISS non serve a discolpare l'ILVA
Vi è poi un elemento giuridico su cui riflettere: questi confronti fra una città e l'altra - senza uno studio adeguato che vada a fondo - non servono a nulla nelle aule di tribunale. Servono ad orientare diversamente l'opinione pubblica. Servono semmai a fare un po' di populismo di diverso segno politico. Ma se i confronti citati da Mellone avessero un valore dirimente e se Roma e Taranto fossero la stessa cosa discolpando i camini dell'area a caldo dell'acciaieria, l'Ilva revocherebbe la proposta di patteggiamento e andrebbe fino in fondo nel processo. Ci sbugiarderebbe tutti vincendo alla grande. Invece patteggia. Perché? La verità è che lo studio dell'ISS non serve a dimostrare quello che vorrebbe dimostrare Mellone, mentre lo studio del dott. Forastiere (l'epidemiologo che ha aggiornato recentemente i dati della perizia presentata al GIP Todisco) è l'unico attualmente sul tavolo per dimostrare un nesso di causa-effetto fra emissioni dell'Ilva e problemi sanitari. Se qualcuno ritiene che lo studio del dott. Forastiere su Taranto non va bene, si mettesse al lavoro per rifarlo. Rifaccia i conti, controlli se qualche morto è resuscitato. Ma finché non esce uno studio equivalente che porti alle conclusioni che piacciono a Mellone, allora lo studio del dott. Forastiere su Taranto resta valido, e ha una validità superiore a quello dell'ISS, perché quest'ultimo non ha l'impianto concettuale per dimostrare un diverso rapporto causa-effetto a Taranto. Basta chiederlo ad un epidemiologo. Tutto il resto - mi spiace ripeterlo - è l'arte della confusione, e la confusione non serve a capire se a Taranto persistono delle criticità specifiche, se i bambini del quartiere Tamburi hanno dei problemi o se possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo.

Note:

http://www.iss.it/ccm2013taranto/?lang=1&id=9&tipo=26
Studi di biomonitoraggio e tossicità degli inquinanti presenti nel territorio di Taranto

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