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L'ipocrisia della "politica di guerra"

Quali verità sono state "inconfutabilmente" accertate?
Che Nicola Calipari era un "un dirigente del SISMI estremamente leale verso la Repubblica Italiana e stimato amico degli Stati Uniti"; che ha dato la sua vita "e alla sua memoria e alla sua eroica attività è stata giustamente conferita dal Presidente della Repubblica la Medaglia d'Oro al Valor Militare"
3 maggio 2005 - Loris D'Emilio

Nicola Calipari E' di alcuni giorni fa il documento conclusivo della commissione d'indagine congiunta USA-Italia, per l'accertamento della verità dei fatti sull'incidente occorso in Iraq che è costato la vita ad un funzionario dei servizi segreti italiani, il dott. Nicola Calipari.
Quali verità sono state "inconfutabilmente" accertate?
Che Nicola Calipari era un "un dirigente del SISMI estremamente leale verso la Repubblica Italiana e stimato amico degli Stati Uniti"; che ha dato la sua vita "e alla sua memoria e alla sua eroica attività è stata giustamente conferita dal Presidente della Repubblica la Medaglia d'Oro al Valor Militare"; che per "fare piena luce sulle dinamiche dell'incidente nel quale è stato ucciso, il Presidente del Consiglio, Berlusconi, e il Presidente degli Stati Uniti, Bush, hanno convenuto di dare avvio a un'indagine congiunta"; che "rappresentanti italiani sono arrivati a Baghdad e hanno affiancato gli investigatori americani"; che "l'indagine congiunta si è ora conclusa"; che "gli investigatori non sono pervenuti a conclusioni finali condivise, sebbene... e riferiranno ora alle rispettive autorità nazionali".

Hanno dunque accertato che è morto, è un eroe, ha avuto una medaglia al valore. Su questo sono tutti d'accordo.
Su tutto il resto no. Ma per sapere i dettagli occorrerà aspettare le versioni - queste, disgiunte - ufficiali dei singoli governi.

Gli americani hanno già riferito, ed il documento conclusivo ufficiale, pieno di omissis (ma è notizia dell'ultim'ora che con un semplice copia/incolla dal formato pdf al formato txt le parti cancellate tornino pienamente visibili, con tanto di nomi, cognomi, fatti e riferimenti), in ultima analisi sostiene un unico punto: i militari americani non hanno alcuna responsabilità, le regole d'ingaggio sono state pienamente rispettate. Se proprio qualche responsabilità dev'esserci questa non può essere che da parte italiana, vuoi per la mancanza di coordinamento tra i servizi di intelligence, vuoi per la cattiva comunicazione durante le fasi dell'azione, vuoi per la mancanza del rispetto delle segnaletiche e/o avvisi al checkpoint americano da parte della missione italiana, o per la fretta degli agenti italiani, o per l'alta velocità del mezzo, o mille altri motivi/dettagli tecnici su cui, ora, indaga la magistratura romana.

Un "terribile incidente", quindi, che forse si sarebbe potuto evitare se gli agenti italiani sul campo e non, e quindi tra questi lo stesso dott. Calipari, avessero agito diversamente.
Oltre al danno dunque, la beffa. Quando - secondo alcuni, soprattutto qui in Italia - non addirittura il dolo. Perchè tutto questo non sarebbe successo se il dott. Calipari non avesse dovuto agire per salvare la vita ad una giornalista italiana, Giuliana Sgrena del quotidiano Il Manifesto, rapita un mese prima a Baghdad.

Giuliana, la mente. Nicola, il braccio. Classico caso di omicidio/suicidio, studiato a tavolino da "elementi di sinistra collusi con forze extraparlamentari, rivoluzionarie, sovversive, terroriste" al fine di "destabilizzare un governo democraticamente eletto dalla maggioranza dei cittadini di uno Stato sovrano". Peccato solo per il terzo incomodo, un ufficiale dei carabinieri in forze al sismi che, al momento dell'incidente, era alla guida dell'auto che trasportava Giuliana e Nicola: la sua versione dei fatti sembra coincidere perfettamente con la versione fornita dalla giornalista. I conti non tornano, purtroppo non tutte le ciambelle riescono col buco.

Ma perché Giuliana era in Iraq? strano a dirsi di questi tempi, per raccontare la guerra vista "dall'altra parte", dalla parte dei non belligeranti, dei cittadini, dell'uomo qualunque, di tutti quelli che in queste guerre sono i primi a rimetterci, spesso, la loro stessa vita. Faceva il suo mestiere, quello di raccontare le cose che vedeva, le persone che sentiva, i fatti che accadevano, andando in mezzo alla strada, vivendo la vita di ogni giorno insieme alle popolazioni colpite da questa assurdità che si chiama guerra. Anche Nicola faceva il suo mestiere: proteggere i cittadini italiani, se necessario anche fuori dai confini nazionali.

Una giornalista comune, ed un comune funzionario di polizia. Due cittadini italiani qualunque, che amavano e facevano semplicemente il loro mestiere, pur in situazioni non normali e piene di pericoli. E questo lo sapevano bene entrambi, Giuliana giornalista accorta e rispettosa delle diversità culturali, Nicola funzionario attento e scrupoloso che cercava di non lasciare mai nulla al caso. Eppure Giuliana è rimasta gravemente ferita, e Nicola è morto. A poche centinaia di metri dal punto di arrivo, per un "terribile incidente" che si sarebbe potuto evitare, se solo...

Se solo, cosa? se solo Giuliana fosse rimasta in Italia, o in Iraq si fosse limitata a passare le giornate nei briefing delle forze armate, una dei tanti giornalisti "embedded"? se solo Nicola non fosse stato così ligio al suo Paese ma un po' più asservito alle esigenze delle forze militari operanti in Iraq?

Perché, non scritto, è questo ciò che in sostanza emerge dal documento congiunto: certe cose si potrebbero evitare solo se...

Non si spiega altrimenti il punto successivo del documento, ovvero che, nonostante tutto quanto detto prima, "L'alleanza tra Italia e Stati Uniti è salda e tra i due Paesi vi è una forte e solidale amicizia, che si basa su ideali e valori condivisi.

Tali valori ci impegnano a rimanere a fianco del popolo iracheno, su richiesta del Governo sovrano dell'Iraq e nell'adempimento del mandato delle Nazioni Unite, per concorrere alla ricostruzione di un Iraq stabile, democratico e sicuro".

L'incidente, se tale lo si vuole continuare a definire, in una zona di guerra ci può anche stare, ma la non assunzione di responsabilità e soprattutto il maldestro tentativo di addossarla interamente alla controparte - per giunta definita "fedele alleato" - decisamente no. Ne va della certezza del diritto, e di tutti gli accordi internazionali, su cui si basano i rapporti tra i moderni Stati; ne va della sovranità della Repubblica Italiana; ne va, soprattutto, della memoria di un uomo, morto nell'adempimento del suo lavoro per assolvere un compito ancora più grande, salvare la vita della sua assistita.

Note:

Il testo integrale del documento congiunto

1. Il 4 marzo 2005, nell'adempimento estremo del suo dovere, un uomo straordinario donava la sua vita, un dirigente del SISMI estremamente leale verso la Repubblica Italiana e stimato amico degli Stati Uniti.

2. Quest'uomo si chiamava Nicola Calipari e alla sua memoria e alla sua eroica attività è stata giustamente conferita dal Presidente della Repubblica la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Il nostro animo è rattristato dalla sua tragica morte e il nostro pensiero affettuoso e riconoscente va alla sua famiglia. Sia l'Italia che gli Stati Uniti d'America gli devono profonda e eterna riconoscenza.

3. Per rispondere all'esigenza di fare piena luce sulle dinamiche dell'incidente nel quale è stato ucciso, il Presidente del Consiglio, Berlusconi, e il Presidente degli Stati Uniti, Bush, hanno convenuto di dare avvio a un'indagine congiunta con la piena partecipazione di rappresentanti dei due Paesi.

4. Il 13 marzo i rappresentanti italiani sono arrivati a Baghdad e hanno affiancato gli investigatori americani, partecipando pienamente alle fasi istruttorie, raccogliendo, sulla base delle procedure applicabili all'indagine, dichiarazioni e perizie. Il lavoro, che si è svolto in un clima di grande collaborazione reciproca, è stato intenso e proficuo.

5. L'indagine congiunta si è ora conclusa.

6. Gli investigatori non sono pervenuti a conclusioni finali condivise sebbene, dopo aver esaminato congiuntamente le evidenze, essi abbiano condiviso fatti, deduzioni e raccomandazioni su numerose problematiche.
Gli investigatori riferiranno ora alle rispettive autorità nazionali in conformità con i regolamenti e le procedure del proprio Paese.

7. L'alleanza tra Italia e Stati Uniti è salda e tra i due Paesi vi è una forte e solidale amicizia, che si basa su ideali e valori condivisi.
Tali valori ci impegnano a rimanere a fianco del popolo iracheno, su richiesta del Governo sovrano dell'Iraq e nell'adempimento del mandato delle Nazioni Unite, per concorrere alla ricostruzione di un Iraq stabile, democratico e sicuro.

8. Onoriamo la memoria di quegli uomini e donne coraggiosi dei nostri due Paesi che hanno sacrificato la loro vita per aiutare il popolo iracheno.

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