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Far di necessità virtù: basta solo sapere di quali necessità si parla e chi ha il dovere di farne virtù...

I forzati delle Olimpiadi (ovvero le altre piste olimpiche)

5 febbraio 2006 - Nadia Redoglia

Lavori in corso... Passeggiando per la città olimpica, zigzagando tra un cantiere e l’altro, si raccolgono gli effetti speciali di una Torino già da tempo archiviata nello scrigno di antichi onori, rispolverati nel lontano 1961: un secolo prima fu la capitale di una neonata Italia unita. Per un pugno di giorni tornerà ad esserlo, grazie a Pierre de Coubertin. I torinesi che non possiedono un pass al collo, avvertono l’imbarazzo nel sentirsi quasi dei nemo profeta in patria.
ll palazzo Reale, la sua bella spianata e l’attiguo Palazzo Madama, sono diventate piste d’atterraggio di due giganteschi dischi volanti. Piazza Vittorio si è trasformata in un’invadente e invasiva tendopoli che oscura una prospettiva architettonica tra le più belle d’Europa. Piazza Solferino, è stata scelta come sofisticato mercato, uno showroom di elevatissimo design, ma discutibilmente armonico con ciò che la piazza offriva in origine. Un’occhiata qui e una sbirciata là mettono a fuoco improbabili costruzioni geometriche, spuntate magicamente tra le abitazioni dei torinesi. Come farà piazza San Carlo, fino a ieri pullulante di “sanpietrini” che freneticamente cercano di chiudere i lavori, ad essere pronta il 9 febbraio per accogliere tutti i capi di Stato e i loro staff? Ai torinesi residenti e ai forzati del pendolarismo poco importa, ormai. Il parto olimpico li ha sottoposti al più lungo travaglio della storia: doglie durate quattro anni. Quattro anni di viabilità sofferta e incessanti rumori con sollevamenti di polvere ovunque. Ne sarebbe valsa la pena, pensavano. Sarebbero diventati gli orgogliosi re magi del presepe olimpico, gli dei accoglienti del decoubertiniano Olimpo. Presumevano di essere i primi, in quanto torinesi, a godere del privilegio tanto ambito e sofferto. Si sentivano co-protagonisti. Ora stanno scoprendo di essere spalle, anzi, forse palle…al piede, per la macchina organizzativa. Questa, con il popolo scolastico, è intervenuta esonerandolo dall’andare a scuola, alla faccia dei loro compagni, che anni fa furono coinvolti nei “ragazzi del 2006”. Migliaia i curriculum inviati. A tutt’oggi non è dato di sapere che fine abbiano fatto. Con i lavoratori, per ovvie ragioni, esoneri non ce ne possono essere.
Parola d’ordine: “non è consigliabile raggiungere Torino con l’auto, si usino i mezzi pubblici” Contro parola d’ordine “vi pare che se avessimo dei mezzi pubblici adeguati (una tram o un treno chiamato desiderio) si userebbe, olimpiadi o no, la protesi assai costosa che è l’auto?!
I forzati del pendolarismo si sono visti sbattere in faccia uno sconcertante embargo. Settanta chilometri di corsie olimpiche. Risultato: ogni accesso a Torino propone code chilometriche su residui striminziti di carreggiata che Olimpo ha concesso, bontà sua, alla mortal comunità. Risultato concreto e sperimentato: un’arteria gialla vuota, riservata agli dei, vasi capillari riservati ai mortali. Si prevedono copiose emorragie… I lavoratori, categoria socialmente utile ma invisa agli dei, saranno costretti dal 1° al 28 febbraio (le paraolimpiadi di marzo non sono evidentemente degne di possedere corsie preferenziali) a stress psico-fisici buoni per incrementare le già copiose sperimentazioni neuro/psichiatriche sugli automobilisti ante-olimpiadi. Le nano polveri micidialmente cancerogene, quelle per intenderci che stabiliscono targhe alterne e placebi dei poveri, spariscono magicamente al volere degli dei? Ogni incrocio si è trasformato in camere a gas per gli automobilisti e i residenti. Tutto bloccato, ovviamente anche l’arteria gialla. Avrà pur anche la sua traiettoria, ma poiché non possiede le ali, è miseramente costretta a bloccarsi agli incroci regolati da inutili semafori. Il prezioso tempo degli dei, riservato alle loro preziose corsie, verrà sacrificato sull’altare di questo Elogio della Follia, parte seconda (Erasmo da Rotterdam ci perdoni). A noi, comuni mortali giornalisti di serie B, (quelli di serie A, press sulle piste innevate, li hanno già stabiliti i coniugi TOROC fin dal dicembre 2004), preposti a fornire l’informazione sulle altre piste non resta che chiedere spiegazione ai soloni della stanza dei bottoni della viabilità…
Eccoci qui. Di fronte abbiamo l’assessore alla viabilità, prof. Sestero, il comandante dei vigili, dott.Famigli, l’amministratore delegato trasporti pubblici GTT dott. Panero, e soprattutto il direttore della divisione ambiente e mobilità, ing. Burdizzo. Ascolto con attenzione l’eccellente esposizione del processo telematico, volto a che ogni incidente di percorso sia immediatamente individuato ed eliminato. Cellulari che sapranno dirci finanche il secondo in cui il mezzo pubblico arriverà (011 6307230). Una squisita par condicio sinergica per incrementare il reddito delle compagnie telefoniche. Si parla della metropolitana torinese che costerà 0,90. A parte la fibrillazione dell’inaugurazione (ma non avevamo già un comodo servizio ferro/tranviario Torino-Collegno, a differenza della Torino-Pinerolo che nessuno s’è filato?) a chi frega di spendere circa un euro, nella nostra tube Torino-Collegno, se con lo stesso importo possiamo utilizzare i mezzi da sempre esistenti e utilizzarne altri per ben 70 minuti? Attendo il momento per porre la fatidica domanda che tanto sta a cuore ai mortali da me intervistati durante la permanenza sui nostri vasi capillari, guardando come allocchi l’arteria gialla vuota. Giunto il mio turno espongo i fatti del “re (pardon, dio) nudo” Avverto, soprattutto da Panero, un ripetuto sì col capo. Ho la mia personalissima sensazione di aver toccato un tasto dolente. Burdizzo risponde. “Le corsie preferenziali sono, dalla prossima settimana (e allora perché bloccarle fin dal 1 febbraio? ndr) indispensabili per gli atleti che hanno da raggiungere in tempo certo, il sito. Sono destinate ai 10.000 giornalisti (serie A ndr) che sono la famiglia più sensibile ( e ti pareva che non eravamo noi la pietra dello scandalo!) a necessitare delle corsie preferenziali. Sono soprattutto le corsie relative alla spina dorsale n. 3, quella che deve portare a Lingotto, quindi la corsia olimpica principale è quella che percorre corso Lecce, Siracusa, Trapani, Giambone (allora perché le avete fatte dappertutto? ndr) Questa spina 3 è stata assolutamente indispensabile per garantire l’efficienza alla famiglia olimpica. Tutti gli incroci saranno presieduti dai vigili. Per le restanti, ammetto che sia stato spiegato troppo poco, le corsie appaiono in più punti tratteggiate. Questo sta a significare che possono essere utilizzate ad uso promiscuo (? ndr) compatibilmente con il rispetto di chi le percorre, nel dare precedenza alla famiglia olimpica. Se proprio c’è l’ingorgo è consentita l’utilizzazione. I forzati (pare che il termine da me coniato per farmi capire, sia stato adottato dagli interlocutori ndr) percorrono le strade olimpiche in orari non coincidenti coi bisogni olimpici, non sovrapponenti ai loro tempi.” La domanda sorge spontanea “Allora tutti gli extra olimpici possono percorrere le corsie gialle?!” Peccato che l’interessante conversazione sia interrotta dall’assessore che interviene con la frase magica “siamo stati onorati di essere i protagonisti delle olimpiadi 2006, mai più avremo questo onore. Un po’ di sacrificio dovremo farlo, o no? Si sarebbe preferito andare alle olimpiadi à la guerre comme à la guerre?” Probabilmente dimentica, l’assessore, che esistono anche le vie di mezzo. Alla mia opposizione sul quantum del po’di sacrificio e della consapevolezza di far di necessità virtù chiedo lumi sulla natura di chi avrebbe la necessità e di chi dovrebbe invece provvedere all’impiego della virtù. Ci pare non corretto che entrambe siano demandante a un unico soggetto, ossia la comunità. L’assessore, sostenuta da Burdizzo, risponde chiedendomi come risolverei il problema. Perplessa, per ovvi motivi, rispondo “Se può esservi d’aiuto un mio consiglio, obbedisco. In base a ciò che ha detto Famigli, ossia che ci sarà un potenziamento di 800 vigili, oltre ai 900 normalmente presenti sul territorio, questi potrebbero essere impiegati per regolare il traffico sulle corsie olimpiche, quando verranno usate dagli olimpici! Per il resto si limiteranno a consentire che gli umani mortali le percorrano... Alla bisogna dunque, il fischietto per fare passare gli dei. Né più e né meno di come si è sempre fatto per dare la precedenza ai mezzi di soccorso e alle forze dell’ordine nella banalissima quotidianità. 800 vigili in più oltre ai 900 soliti, ci pare un notevole numero per ottemperare.” Il consiglio di una giornalista di serie B è stato opportunamente glissato…
Popolo dei forzati sappiate comunque che se volete raggiungere la città per lavorare (ne fareste volentieri a meno, ma non potete) il costo di una corsia preferenziale olimpica ammonterà, se beccati, ( e qui interviene il comandante dei vigili Famigli) a 35 euro di multa, 68 per quelle da sempre preferenziali. La conversazione con gli addetti alla stanza dei bottoni mi ha indotto a pensare che il “recita bene la tua parte, in questo consiste l’onore” è il dogma col quale, amici torinesi diretti e/o indiretti, dovrete convivere. A noi non è concessa la fiaccola olimpica. Se proprio aneliamo a qualcosa di acceso, procuriamoci una candela votiva in onore di Nostra Signora delle Olimpiadi e confidiamo nella bontà degli dei e delle loro famiglie… Nadia Redoglia

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