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Pacifisti, è stato tutto inutile?

Al lamento “è stato tutto inutile” dovremo opporre l’orgoglio di cittadini che non si rassegnano ad un potere internazionale che ci vuole sudditi. Se Bush sogna di attribuirsi il potere di dettare le norme internazionali, di attuarle e di punire chi non le attua allora è nostro dovere dire “no” all’assolutismo internazionale del novello Re Sole.
20 marzo 2003 - Alessandro Marescotti

E’ stato tutto inutile?

“Cortei e bandiere della pace, voi pacifisti non avete fermato la guerra”, mi ha obiettato un giornalista del Corriere della Sera durante un’intervista. “Neanche voi”, gli ho risposto, facendogli notare che il direttore Ferruccio De Bortoli si era schierato – cosa più unica che rara nella storia del maggiore quotidiano nazionale – dalla parte della pace. “Non avevamo come nemico Bush o Saddam, ma l’indifferenza. E l’abbiamo sconfitta”, ha detto giustamente Flavio Lotti, della Tavola della Pace. E’ qui il punto. Bush va alla guerra privo del consenso internazionale e sorretto unicamente della forza bruta. “Grazie alla pressione dell’opinione pubblica – ha affermato Raffaella Bolini dell’Arci - gli Stati Uniti sono rimasti isolati: l’Onu si è chiamata fuori, molti Paesi si sono schierati contro e anche l’Italia ha dovuto barcamenarsi: si è impegnata, ma in maniera marginale”. A questo dobbiamo aggiungere lo schieramento esplicito e severo del Papa e di molte Chiese contro la guerra. I media, un tempo schierati alla grande su posizioni filointerventiste, hanno espresso giudizi critici. Il “no alla guerra” ha attraversato tutti i settori dell’opinione pubblica, andando dall’80% della sinistra al 45% del centro-destra. Abbiamo saputo opporci alla guerra senza venir meno alla risoluta opposizione a Saddam Hussein e a tutte le dittature. I partiti politici hanno dovuto rivedere vecchie posizioni sulla “guerra giusta” e anche dentro la maggioranza governativa non c’è stata uniformità di vedute, data l’esplicita presa di posizione del Papa e dell’opinione pubblica. Infine lo sviluppo dell’apparato produttivo non dà segni positivi e la guerra incombe come un’incognita, come ha sottolineato il governatore della Banca d’Italia Fazio; al di là dei movimenti di borsa (fino a pochi giorni fa in ribasso e oggi in rialzo per ragioni speculative) non vi sono rosee previsioni per l’economia reale.
Noi pacifisti non abbiamo fermato la guerra? E’ vero, ma non l’anno fermata neanche Francia, Germania, ecc. Le bandiere di pace non sono servite? Immaginate cosa avrebbe fatto Berlusconi se non avesse visto tante bandiere. In una guerra moderna il significato simbolico non è da meno dell’efficacia delle armi. La sovranità popolare è oggi divaricata rispetto alle decisioni dei padroni della guerra. E oggi il mondo si chiede se si sta andando verso una società che esautorerà definitivamente la consultazione popolare e il consenso dei governati. Potranno vincere con le armi, ma partendo da questi presupposti Bush e i suoi soldati hanno già perso la guerra del consenso. E alla lunga non c’è dominio che possa durare senza consenso.
Questa guerra – spetta a noi farlo diventare senso comune – non è solo contro l’Irak ma contro l’Europa e contro l’Onu, è una guerra neocoloniale che ridisegna la globalizzazione liberista e la trasforma in una globalizzazione armata sotto la tutela del governo Usa, un po’ come fece nel Mediterraneo Roma con le guerre puniche contro i cartaginesi. Globalizzazione basata su regole militari e non più commerciali, dunque. Questo esautoramento dell’Europa e dello stesso libero mercato vuole mettere le nazioni riottose in coda a servire l’Impero. Ciò non può che generare irritazione. Quanto potrà reggere questa pretesa e questa arroganza?
Attenzione, però. Spetta anche a noi pacifisti non fare errori e non perdere il consenso fino a qui accumulato. A ben vedere è questa la nostra prova decisiva. PeaceLink lavorerà perché la mobilitazione per la pace mantenga un carattere unitario, nonviolento e in condiviso dalla maggioranza della popolazione. Opereremo perché la partecipazione della gente sia vissuta come una riappropriazione della sovranità popolare usurpata.
Al lamento “è stato tutto inutile” dovremo opporre l’orgoglio di cittadini che non si rassegnano ad un potere internazionale che ci vuole sudditi. Se Bush sogna di attribuirsi il potere di dettare le norme internazionali, di attuarle e di punire chi non le attua allora è nostro dovere dire “no” all’assolutismo internazionale del novello Re Sole. Vincerà la guerra ma ha già perso tutto il resto. Le nostre bandiere arcobaleno rimangono ai balconi. La storia dimostra che nulla è inutile quando si ha ragione.

Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink
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