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Dalla Coca-Cola ai noglobal

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olimpiadi

"Qualche settimana fa ho visto passare la Fiaccola Olimpica sotto le mie finestre. Sembrava, piuttosto che un simbolo di pace, una gran baracconata pubblicitaria, quale gran parte dello sport sta diventando. Purtroppo la Fiaccola Olimpica non è più un simbolo ma solo un buon brand per vendere più Coca-Cola. I primi a calpestare il simbolo positivo sono quelli che lo svendono al miglior offerente e i secondi quelli che, per vendere due lattine in più, trovano naturale mettere il marchio della loro azienda su tutto, impossessandosi persino di una delle più nobili tradizioni della storia umana".

Parto da questo commento a caldo pubblicato su un blog(1) per condividere tale impressione.

Colombia: crimini e bollicine
"Undici i dirigenti e gli attivisti assassinati (di cui cinque quelli dipendenti dalle società imbottigliatrici della Coca Cola), sei quelli miracolosamente sopravvissuti ad attentati dinamitardi, cinque i leader sindacali che a seguito delle gravi minacce subite dai paramilitari sono stati costretti a dimettersi dalla 'Panamco' e a rifugiarsi all'estero", scrive Antonio Mazzeo (http://www.terrelibere.it/cocacola.htm) facendo riferimento alla denuncia internazionale del sindacato colombiano SINALTRAINAL a cui aderiscono oltre quattromila dipendenti dei maggiori complessi industriali del settore alimentare.

Cosa avrebbe fatto Sergio Chiamparino leggendo questa notizia se fosse stato nel 1968 quando militava in Potere Operaio?

Certo, ora è sindaco di Torino, le posizioni politiche possono cambiare, non si fa peccato a passare da Potere Operaio al centrosinistra.

Gli schieramenti politici mutano. Ma anche i principi morali sono oggetto di compromesso? E l'indignazione è solo un "vizio" degli anni giovanili?


A. M.
Quando la Ficcola Olimpica è passata dalla mia città, Taranto, è stato tutto un tripudio di bandierine di plastica. Sopra lo stemma in grande della Samsung e della Coca-Cola. E in piccolo quello dei giochi olimpici. Bandierine date ai bambini a piene mani.

Un frastuono enorme. Migliaia di watt sparati sulla folla. Una scenografia pacchiana e irreale da "offerta speciale". "Cosa ci vendono?", mi sono chiesto, ignaro del fatto che stava passando la Fiamma Olimpica.

Quei bambini che hanno assistito oggi si saranno fatti un'idea strana. Forse penseranno che le Olimpiadi sono state inventate dalla Coca-Cola con l'aiuto della Samsung. E Pierre de Coubertin? E quei giochi di Olimpia in onore di Zeus fondati nel 776 avanti Cristo?

In quel momento ho intuito che le Olimpiadi stavano perdendo l'anima. O l'avevano già persa. E che a sfregiarne l'immagine non occorreva una contestazione no-global. Più o meno discutibile, più o meno motivata. No. Lo sfregio era già stato inferto già all'origine. Da una pubblicità invasiva e invadente. Mille miglia lontana dalla sacralità di quei giochi che i Greci dedicavano a Zeus.

Oggi le bollicine si sono sostituite a Zeus.

Oggi la civiltà del rutto ha inghiottito tutto. O pretende di farlo con l'applauso al seguito. Ce ne siamo quasi abituati. E lo "scandalo" diventa allora chi protesta, più o meno civilmente, contro la volgarità. E contro le violazioni dei diritti umani in Colombia (vedi box a destra).

Ad arginare le contestazioni di gruppi di giovani a Torino vi è un sindaco, Sergio Chiamparino, che da giovane militava in Potere Operaio e che ora dice: "Questi non vogliono trattare ma rompere".

A scandalizzarsi dei no-global ci sono oggi quei media che lucrano con gli sponsor. Un evidente conflitto di interesse li fa scandalizzare a senso unico.

La verità è che l'anima dei Giochi è stata messa in vendita.

Immaginiamo una chiesa con il simbolo della Coca Cola sopra l'altare, o una moschea dove la Samsung distribuisse bandierine, cosa rimarrebbe di solenne e di sacro in quei luoghi?

Per uscire da questa "dissacrante" messa in scena delle Olimpiadi occorre una presa di coscienza profonda.

Ecco perché è venuto il momento di pretendere che la strumentalizzazione finisca e che si ritorni allo spirito vero delle Olimpiadi. Di quelle Olimpiadi che dovrebbero rappresentare un simbolo di convivenza pacifica tra i popoli, un "termometro" sullo stato di salute dei valori della pace e dei diritti umani nel mondo.

Note:

(1) http://www.macitynet.it/forum/showthread.php?t=19620&page=2&pp=15

LO SPORT PUO' ESSERE QUESTO
Nel nostro piccolo stiamo provando, come PeaceLink, a costruire - con la campagna "Neroazzurro per l'Africa" - un messaggio nuovo che trasmetta valori positivi e di solidarietà. Perché l'entusiasmo sportivo sia portatore dei valori della tolleranza e dell'incontro all'insegna dei più alti valori della mondialità.
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