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Una nuova rotta ?

L'Amministrazione comunale di Pescara approva una mozione in favore della cultura di pace e dei diritti umani; sarà la bandiera arcobaleno a sventolare dal Palazzo di città.
12 settembre 2003 - Loris D'Emilio

Foto: Laura - Crotone Luciano D'Alfonso ha vinto le elezioni, è il nuovo sindaco di Pescara e guida una giunta di centro-sinistra; sono passati meno di due mesi ed un consigliere della maggioranza, Fausto Di Nisio di Rifondazione Comunista, ha presentato in consiglio comunale una mozione affinchè l'amministrazione comunale
1. inserisca nel suo statuto i "Diritti fondamentali della persona umana e della Pace", come da Dichiarazione sulla cultura di Pace adottata dall'Assemblea della Nazioni Unite il 13.9.1999;
2. adotti come simbolo dei Diritti fondamentali della persona umana e della Pace la Bandiera della Pace esponendola negli edifici comunali e di rappresentanza istituzionale;
3. aderisca al Coordinamento Nazionale "Enti Locali per la PACE".

La mozione è stata discussa nella riunione odierna (11 settembre 2003) del consiglio comunale ed approvata con 19 voti favorevoli, 14 voti contrari, un non voto su 34 presenti.

Al termine della discussione, per sancire l'avvenuta riconciliazione tra il sindaco ed il movimento pacifista e per incitarlo a proseguire sulla strada intrapresa, a nome del movimento pacifista gli è stato fatto dono del libro "Bandiere di Pace" con allegate le email degli autori per ringraziarlo del lavoro compiuto ed invitarlo ad andare avanti.

Quanto avvenuto è la conclusione di un percorso iniziato alcuni mesi prima: durante la campagna elettorale per le ultime elezioni amministrative, il candidato sindaco Luciano D'Alfonso utilizzò il logo della pace (la bandiera multicolore con la scritta "pace" in bianco al centro) sui suoi manifesti elettorali affissi in città. Essendoci già un precedente (il candidato alla presidenza della provincia di Roma Gasbarra, sempre per il centrosinistra), e girando in Rete una nota informativa del movimento pacifista per tutti gli attivisti locali, la cosa non passò certo inosservata.

Fu scritta dunque al candidato sindaco una "Lettera aperta" per denunciarne l' operato, ovvero l'uso di un logo che, per sua definizione, non può appartenere a questa piuttosto che a quella lista elettorale - essendo un simbolo di tutti i cittadini, indipendentemente dal proprio credo politico, religioso o quant'altro. Purtroppo, complice un giornalismo del tutto assente per certe tematiche - quali quelle del movimento per la pace - , la cosa passò del tutto inosservata alla cittadinanza poichè nessun quotidiano locale pubblicò la lettera; fu comunque letta in pubblico, durante una assemblea di Rifondazione Comunista, alla presenza del candidato sindaco e consegnatagli personalmente.
Il candidato sindaco, in quella medesima assemblea, rispose assumendosi la responsabilità del gesto ed impegnandosi per un maggiore impegno della giunta alla costruzione di una cultura di pace in città.

Cosa non semplice, perché Pescara è una città difficile, lo è sempre stata.

Situata in un punto centrale delle comunicazioni nord-sud ed est-ovest lungo la riviera adriatica, da sempre ha una vocazione commerciale e affaristico-finanziaria; a testimonianza di ciò la chiusura, durante gli ultimi anni, di tanti circoli ricreativi, teatri, cinema, finanche piccole attività commerciali al dettaglio, a vantaggio di maxistore, centri commerciali, banche. Pur senza citare dati statistici basta farsi un giro per le vie della città per fare un facile conto del numero impressionante, spropositato, di filiali bancarie.

Pescara è una città che si sta svuotando dei suoi cittadini; i numeri sono al ribasso, un appartamento in centro costa caro, troppo caro!, e la periferia è in uno stato ormai perenne di degrado ed abbandono. Naturale quindi che il cittadino si sposti nei comuni limitrofi (Francavilla,
S.Giuliano Teatino, Spoltore, Montesilvano) e loro frazioni, diventati ormai veri e propri quartieri del comune pescarese; così come è naturale vedere in città interi condomini tappezzati di targhe di studi professionali di avvocati, commercialisti, architetti, notai.

E' logico, quindi, che l'espressione politica di questa città sia sempre stata, storicamente, una giunta di centro-destra (a parte, ricordano i più anziani, un breve periodo durante gli anni '50), da sempre protesa - è nel suo DNA - alle esigenze della classe imprenditoriale, allo sviluppo degli affari, del commercio, del turismo convinta com'è che il benessere sociale discenda e dipenda unicamente e direttamente dal benessere economico.

Niente di più sbagliato.

Indubbiamente, una componente essenziale, se non basilare, del benessere sociale è un minimo di sicurezza economica (un lavoro, quanto più stabile, possibilmente una casa), ma non basta: esistono almeno altri due ordini di grandezza da cui non si può trascendere, i *diritti* civili ed i *bisogni* sociali.

Le precedenti amministrazioni locali, tendenti più alle esigenze del mercato che non della società, hanno semplicemente "dimenticato" (se non proprio eliminato dalle loro agende) queste semplici istanze, ed il risultato è sotto gli occhi di tutti: un settore sociale, con le emergenze delle cosiddette classi svantaggiate (anziani, bambini, portatori di handicap, migranti, etc), sempre più emarginato, povero di contenuti, privo di risorse; la cultura - di cui peraltro Pescara è ricca – che stenta a sopravvivere grazie quasi solo all'impegno di cultori e/o società private (per citare alcune delle manifestazioni più importanti come il Premio Flaiano, o PescaraJazz), o sporadiche iniziative di cittadini o associazioni; lo sport, soprattutto quelli cosiddetti "minori", che manca quasi totalmente di strutture adeguate (eclatante il caso della pallanuoto, ma anche basket e pallavolo non se la passano bene); l'ambiente, del tutto bistrattato quando non abbandonato a se stesso - come la pineta D'Avalos. In vero, qualcosa è anche stato fatto (la rassegna estiva dello stadio del mare, il museo in piazza Primo Maggio, la strada parco con i suoi mercatini festivi), ma è davvero ben poca cosa a fronte di tante, tante richieste ed esigenze del sociale.

Fatto sta che il sindaco ha rispettato il suo primo impegno.
Un piccolo gesto concreto è stato fatto, un grande passo politico è stato compiuto: la città di Pescara da oggi ha iscritto nel suo Atto Pubblico più importante il diritto alla pace di ogni cittadino.

La nuova rotta è stata tracciata. Adesso l'impresa più ardua: quella di seguirla.

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