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    Dopo-elezioni

    Niente da festeggiare

    Anche dopo la svolta elettorale del paese i problemi della militarizzazione, della nostra presenza armata in territorio straniero, dello scempio ambientale e del trattamento inumano dei migranti non si risolveranno da soli. PeaceLink continuera' a fare il "cane da guardia" del potere, per stimolare la vigilanza e la partecipazione che sono gli ingredienti indispensabili per il cambiamento.
    20 aprile 2006 - Carlo Gubitosa

    Ritiro del contingente italiano in Iraq La non-notizia del giorno e' questa: una persona rispettabile, senza precedenti penali e con una cultura politica sufficiente per evitare figuracce nel contesto internazionale, ha avuto l'incarico di guidare il paese, e questa vittoria elettorale e' finalmente confermata dalla corte di Cassazione.

    Questa affermazione, che suona quasi rivoluzionaria in un paese come il nostro, in altri contesti sarebbe una "non notizia", sarebbe come dire che e' stata eletta una persona in vita. Con le recenti elezioni e' stato garantito il minimo che ci si potrebbe attendere da una sedicente "democrazia evoluta" come la nostra, che dall'alto di una traballante cattedra morale sta impartendo proprio in questo momento lezioni armate di civilta' in Kossovo, Afghanistan, Iraq e Bosnia.

    Abbiamo raggiunto il "minimo sindacale" di decenza politica, rimuovendo dalla poltrona di primo ministro quello che alcuni potrebbero definire "un pregiudicato in odore di mafia", e che noi per correttezza giornalistica dobbiamo definire come un "condannato con sentenza definitiva per falsa testimonianza nel processo P2 e coinvolto assieme ai suoi collaboratori in indagini su Cosa Nostra".

    Ma questo non e' un buon motivo per abbandonarsi all'euforia, semmai una ragione di piu' per non abbassare la soglia di attenzione da parte della societa' civile, consapevoli che in Italia, con un furbo utilizzo dei media, e' possibile creare dal nulla il primo partito del paese come e' gia' accaduto nel 1994.

    E' ancora tanto il lavoro da fare per fare in modo che la politica sia al servizio degli elettori e non viceversa. Dopo aver raggiunto questo minimo denominatore comune di civilta', per chi crede nei valori della nonviolenza, e non semplicemente in quelli dell'alternanza politica, non e' tempo di stappare bottiglie di champagne, ma al contrario e' l'ora di rimboccarsi le maniche per far sentire a chi si dipinge meno sordo di chi lo ha preceduto la stessa pressione popolare, la stessa spinta verso l'omnicrazia e la partecipazione, la stessa forza della verita', la stessa azione nonviolenta che si e' manifestata a Scanzano Jonico e in Sardegna contro le Scorie Nucleari, in Sicilia contro il Ponte progettato a beneficio esclusivo delle mafie, in val di Susa contro l'alta velocita' che vuole devastare una valle per far arrivare le merci mezz'ora prima, mentre nel sud del paese i viaggiatori dei treni sperimentano sulla propria pelle ogni giorno ritardi di proporzioni bibliche, e la gente si accontenterebbe di una velocita' moderata, anche se non "alta", pur di avere un servizio efficiente e puntuale.

    Solo un'opinione pubblica attenta e informata potra' impedire il ripetersi di un copione gia' visto, la macabra recita gia' allestita a suo tempo da D'Alema, Diliberto, Pecoraro Scanio e Rutelli durante i bombardamenti sul Kossovo, da Livia Turco e Giorgio Napolitano nei Cpt, da Marco Minniti e dalla lobby dei mercanti di morte che hanno indebolito e snaturato in Parlamento la legge 185 sul commercio delle armi.

    Per chi ha il vizio della memoria, l'aver mandato a casa Berlusconi e l'aver tinto di arcobaleno alcuni simboli di partito, e perfino il simbolo stesso della coalizione vincente, non e' sufficiente per ridare una verginita' politica a persone che hanno appoggiato dei bombardamenti su obiettivi civili in Serbia violando le convenzioni di Ginevra sostenendo ingenuamente o in malafede che si trattava di un male necessario. La notte del 23 aprile 1999 la Nato, violando le convenzioni di Ginevra che proibiscono di attaccare strutture civili, ha bombardato gli studi della televisione nazionale serba a Belgrado, la Rts, uccidendo sedici persone: Tomislav Mitrovic, 61 anni, regista; Ivan Stukalo, 34 anni, programmista; Slavisa Stevanovic, 32 anni, programmista; Ksenija Bankovic, 28 anni, mixer video; Jelica Munitlak, 28 anni, truccatrice; Milovan Jankovic, 59 anni, meccanico; Dragan Tasic, 31 anni, tecnico; Aleksandar Deletic, 31 anni, cameraman; Darko Stoimenovski, 26 anni, tecnico; Nebojsa Stojanovic, 27 anni, tecnico; Slobodan Jontic, 54 anni, montatore; Slavina Stevanovic, 32 anni, programmista; Dejan Markovic, 40 anni, guardia; Milan Joksimovic, 47 anni, guardia; Branislav Jovanovic, 50 anni, programmista; Sinisa Medic, 33 anni, tecnico; Dragorad Dragojevic, 27 anni, guardia. Chi oggi celebra una vittoria elettorale e ieri appoggiava questa strage dalla stanza dei bottoni avra' chiesto almeno scusa ai familiari di queste vittime immolate sull'altare della guerra umanitaria?

    Queste azioni sono dei crimini di guerra, e in quanto tali chi li ha appoggiati e avallati potrebbe essere tecnicamente definito un criminale di guerra, ma a noi basterebbe che chi allora aveva responsabilita' di Governo (e Romano Prodi per sua fortuna e' escluso da questo elenco) trovasse l'umilta' necessaria per non definirsi paladino della pace e per ascoltare il grido di tutte le popolazioni oppresse da occupazioni militari alle quali abbiamo prestato il fianco.

    I crimini di guerra del 1999 bruciano ancora nella coscienza di chi diede il proprio voto ad una coalizione "progressista" senza sapere che Prodi sarebbe stato spodestato di li' a poco per fare spazio a un governo che ha mandato i nostri bombardieri a seminare un raccolto di vedove e orfani al di la' dell'adriatico, contraddicendo quello che lo stesso Prodi aveva detto fino al momento di essere destituito, e cioe' che noi ci saremmo limitati a fornire strutture e supporto alla Nato, ma non avremmo potuto bombardare perche' la Costituzione ce lo proibiva. [1]

    Come se non bastasse, il 24 aprile 1999, a un mese di distanza dall'inizio dei bombardamenti sulla Serbia, Massimo D'Alema ha firmato a nome del governo italiano il "nuovo concetto strategico" della Nato, un documento che non e' mai stato ratificato o discusso dal Parlamento Italiano, nel quale si riporta il mondo indietro di cinquant'anni affermando che la pace arriva dalla deterrenza nucleare.

    Nel "nuovo concetto strategico" firmato da D'Alema i paesi Nato affermano che "le armi nucleari danno un contributo insostituibile per rendere incalcolabile e inaccettabile il rischio di una aggressione contro l'alleanza, e pertanto rimangono essenziali per il mantenimento della pace", (paragrafo 46) Nello stesso documento c'e' scritto "le forze nucleari europee della Nato costituiscono una componente politica e militare fondamentale per collegare i membri europei e americani dell'alleanza. Pertanto l'alleanza manterra' in Europa un numero sufficiente di armi nucleari". (par. 63).

    Un'altra ferita aperta riguarda la Cecenia, quel maledetto e incancellabile vizio della memoria che ci impedisce di rimuovere dalla coscienza gli accordi di cooperazione militare con la Russia ratificati a dicembre del 1999 dalla Camera dei Deputati, proprio mentre erano in corso i bombardamenti con cui la Russia ha devastato Grozny e molte altre zone della Cecenia, causando migliaia di vittime civili e centinaia di migliaia di profughi.

    E' per questo, e per tante altre ragioni, che noi oggi non festeggeremo la caduta di un potere malato, ma raddoppieremo l'attenzione e la vigilanza verso le nuove forme di potere, verso i dirigenti di partito e i giochi di poltrone con cui Romano Prodi dovra' suo malgrado fare i conti per qualunque battaglia di civilta', sperando che l'esito di questo confronto sia diverso dal colpo di mano che lo ha visto soccombere di fronte ai giochi di potere, portando al governo una sinistra autoritaria, guerrafondaia e molto meno "progressista" del leader che aveva messo da parte.

    A questa finta sinistra che oggi sale sul carro di Prodi per brillare di luce non propria, a tutti i "cirini pomicini", i massoni, i corrotti, i piduisti, i palazzinari, i baroni universitari, i pregiudicati, i mafiosi e i guerrafondai, che inquinano e infestano come un cancro l'Unione e i partiti che la compongono, noi diamo un avvertimento molto chiaro: noi non dimentichiamo, noi non abbasseremo la guardia, noi non ci faremo stordire dal vostro champagne e dai vostri festini, perche' potremo fare festa solo quando non ci sara' piu' un 10% di famiglie italiane sotto la soglia di poverta', quando in Italia non ci saranno piu' 780 mila analfabeti, 5 milioni e 200 mila alfabetizzati senza titolo di studio e 13,7 milioni di italiani che hanno solo la licenza elementare, quando le carceri non saranno piu' luoghi di violenza e abbrutimento ma spazi di recupero e ricostruzione dell'uomo, quando le nostre forze armate non parteciperanno piu' a stragi di civili come e' accaduto a Belgrado e Falluja, quando i migranti che chiedono asilo e salvezza al nostro paese verranno trattati come esseri umani e non come schiavi da sfruttare fin quando lavorano e criminali da espellere quando non ci servono piu', quando l'abusivismo edilizio e la cultura del condono avranno cessato di devastare il nostro patrimonio ambientale, quando la grande finanza smettera' di dormire sonni tranquilli scaricando i propri rischi sui risparmiatori, quando le banche saranno al servizio del paese e sottomesse all'autorita' del popolo sovrano anziche' essere uno stato nello stato, quando tutto il potenziale di benessere, cultura, progresso, ricerca scientifica e civilta' del nostro paese smettera' di essere soffocato dall'ingordigia e dalla stupidita' di uomini piccoli e viscidi come voi, che vi nascondete dietro un carro vincente per coprire le vostre responsabilita' morali, politiche e in alcuni casi anche penali.

    A Romano Prodi, invece, e alle altre persone di buona volonta' che credono ancora in una politica diversa dal tornaconto personale, noi vogliamo presentare il conto del voto colorato di arcobaleno espresso dai movimenti per la Pace, dalla societa' civile, dalle associazioni e da tutte quelle persone che oggi sperano in un cambiamento possibile.

    Noi siamo persone molto concrete, e cio' che chiediamo non e' difficile. Dal nuovo governo del paese chiediamo quello che per anni e' stato chiesto al Cavalier Berlusconi: il rispetto delle leggi e degli impegni gia' sottoscritti dal paese.

    Chiediamo che dopo tanti anni di elemosina alle ONG e di "missioni di pace" pagate con i fondi dell'otto per mille l'Italia chiuda definitivamente l'era della carita' pelosa fatta di messaggini SMS e raccolte fondi, e decida di rispettare gli impegni presi a livello internazionale, destinando una quota pari allo 0,7% del PIL alle iniziative di cooperazione che favoriscono lo sviluppo dei paesi impoveriti. Questa misura di sostegno è prevista dal capitolo 33 dell'Agenda 21, il programma d'azione per lo sviluppo umano e ambientale concordato dalle Nazioni Unite nel 1992 a Rio de Janeiro in occasione del "Vertice della Terra". Tra i 170 paesi firmatari dell'"Agenda 21" c'è anche l'Italia, che attualmente dedica a paesi in via di sviluppo meno dello 0.1% del PIL.

    Chiediamo che un governo guidato da un convinto europeista e sostenitore della dimensione internazionale della politica decida di inserire nei programmi scolastici delle scuole di ogni ordine e grado delle attività di educazione alla Pace e alla Nonviolenza, per una doverosa attuazione della risoluzione approvata dall'assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 novembre 1998, un documento in cui il decennio che va dal 2001 al 2010 è stato proclamato "Decennio internazionale per la Cultura della Pace e della Nonviolenza per i bambini del mondo".

    Chiediamo che un governo formato da partiti che hanno fatto della pace un programma politico riconosca finalmente l'affermazione del diritto di obiezione di coscienza alle spese militari, con forme di opzione fiscale che consentano ai cittadini di scegliere se finanziare attraverso le imposte la difesa armata o la difesa non armata. Questa decisione sarebbe conforme agli impegni già assunti dal Governo della Repubblica il 14/4/98, data di approvazione di una raccomandazione con cui il Governo si è impegnato a "studiare forme per rendere possibile ai cittadini contribuenti, analogamente a quanto previsto per i cittadini sottoposti all'obbligo di leva, il diritto soggettivo all'obiezione di coscienza, prevedendo forme di finanziamento al servizio civile e alla difesa non armata e nonviolenta previste dalla nuova legge sull'obiezione di coscienza".

    Chiediamo che la retorica sulla sicurezza si trasformi in una attività continuativa e capillare di monitoraggio e di controllo del commercio, della produzione e dell'esportazione delle armi prodotte in Italia. Nonostante i divieti contenuti nella legge 185/90, nella lista degli acquirenti di armi italiane figurano paesi come Turchia, Algeria, Cina, Brasile, Arabia Saudita, India, Indonesia e Pakistan, più volte segnalati per ripetute violazioni dei diritti umani fondamentali.

    Chiediamo che lo stesso sentimento di umana pieta' che ci spinge a commuoverci di fronte a vicende come quella del piccolo Tommaso possa spingere la parte piu' sana di questo nuovo governo a lottare tutte le volte che vite di bambini vengono stroncate dalla follia degli adulti, dichiarando con una apposita legge le armi leggere "armi di distruzione di massa", cosi' come ha fatto Kofi Annan durante la conferenza delle Nazioni Unite del 2001 sulle Armi di Piccolo Calibro, che ogni anno stroncano milioni di vite bambine. Ancora non esiste un regime globale di non proliferazione di queste armi che permetta di limitare la loro diffusione, così come accade per le armi chimiche, biologiche e nucleari. Rivolgendosi al Consiglio di Sicurezza nel settembre 1999, il Segretario Generale Annan ha richiesto un impegno volto a limitare la proliferazione di armi di piccolo calibro: una delle sfide chiave nella prevenzione dei conflitti di questo secolo. L'Italia è il terzo Paese produttore mondiale di armi leggere. Circa l'80% delle armi leggere prodotte in Italia viene da Brescia. Secondo i dati dell'Onu, dal 1990 al 2001 queste armi hanno causato quattro milioni di morti, il 90 per cento dei quali civili e l'80 per cento donne e bambini.

    Fino a quando tutto questo non sara' una viva realta', ma rimarra' solamente un sogno sepolto nelle carte delle Nazioni Unite e nei cuori di chi chiede Pace per il mondo, noi non potremo fare festa, e il nostro spirito sara' lo stesso che animava don Milani nel 1950 quando diceva al giovane comunista Pipetta che nel giorno della vittoria "io non ti dirò più come dico ora: «Hai ragione». Quel giorno finalmente potrò riaprire la bocca all'unico grido di vittoria degno d'un sacerdote di Cristo: «Pipetta hai torto. Beati i poveri perché il Regno dei Cieli è loro». Ma il giorno che avremo sfondata insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene Pipetta, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno io non resterò là con te. Io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso".

    Fino ad ora abbiamo detto "hai ragione", a chi ha denunciato la corruzione, il malaffare e le leggi "ad personam" di un governo dove gli avvocati/parlamentari difendono i loro clienti cambiando le leggi e non nelle aule dei tribunali, ma oggi, affrancati dal clima omertoso di unita' nazionale indotto dall'antiberlusconismo, possiamo dire finalmente "avete torto" a chi pensa che le ricette applicate dal 1996 in poi possano essere riproponibili a un'opinione pubblica che ha sperimentato sulla propria pelle quanto puo' essere efficiente un governo di centrosinistra nel mettere in atto politiche autoritarie, razziste, guerrafondaie e ciniche.

    Questo sito e i volontari che danno vita a PeaceLink seguiranno la strada indicata da Lorenzo Milani, Aldo Capitini, Danilo Dolci e Martin Luther King, e come sempre non faranno sconti a nessuno, schierandosi dalla parte dei poveri e degli ultimi come sentinelle contro le derive violente del potere, di qualunque colore esso sia. Lo abbiamo fatto nel 1999, quando grandi associazioni con agganci politici, grandi ONG con finanziamenti ministeriali e grandi sindacati hanno balbettato di fronte ai bombardamenti sulla Serbia o li hanno addirittura apertamente appoggiati per correre poi in prima fila a chiedere pace per l'Afghanistan e l'Iraq dopo il cambio di maggioranza. E' quello che facciamo dal 1991, contando solo sul lavoro di un piccolo gruppo di persone, tutti volontari dal presidente in giu', e sui liberi contributi che i cittadini ci inviano sul nostro conto corrente postale per renderci liberi di parlare di pace senza aver mai chiesto soldi ne' favori a nessuno. Continueremo la nostra opera di denuncia anche e soprattutto quando la vigilanza della societa' civile si sara' allentata nell'illusione che queste elezioni siano un lieto fine e non l'inizio di un cambiamento possibile. E' per questo che oggi prendiamo le distanze dalle bottiglie di champagne e dai fuochi artificiali, e annunciamo pubblicamente che continueremo ad occuparci dei messaggi in bottiglia e dei fuochi di guerra di chi fino ad oggi non ha avuto voce nelle stanze del potere, e continuera' a non averla anche nell'era dell'Unione.

    Note:

    [1] Per maggiori dettagli si puo' consultare l'articolo "Onorevole Prodi, non tolga a D'Alema il "merito" della guerra, pubblicato su http://lists.peacelink.it/news/msg00412.html

    Le posizioni espresse in questo articolo sono prese a titolo personale e non rispecchiano necessariamente la posizione ufficiale dell'associazione PeaceLink, che in nome dei principi del pluralismo e del rispetto della diversita' e' composta da persone con le piu' svariate estrazioni sociali, culturali, politiche e filosofiche, accomunate dai due principi fondamentali della nonviolenza e della nonmenzogna ma al tempo stesso libere di esercitare la liberta' di pensiero, di opinione e di affiliazione partitica riguardo a questioni politiche, economiche e sociali.

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