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Il black out visto da un ingegnere elettrico

Non un albero ma l'incompetenza mette in ginocchio l'Italia

Sulle reti televisive nazionali abbiamo visto solo gente fare a gara a gridare più forte che in Italia mancano le centrali (anche quelle nucleari), con lunghi intermezzi
sui surgelati andati a male. Nessuno ha menzionato la gestione della rete.
30 settembre 2003 - Ing. Gaia Valdenazzi

Con questa lettera voglio esprimere la mia indignazione, come tecnico e come cittadina italiana, per la pessima qualità dell'informazione sul black-out diffusa dalla televisione domenica scorsa.

Sono ingegnere elettrico, con tesi di laurea sul ripristino delle reti dopo i black-out ed esperienza di cinque anni nel settore energia.

Posso dire che nessun sistema elettrico, di qualsivoglia dimensione, è progettato per soccombere a un primo guasto, e tantomeno la nostra rete.

La perdita di una delle linee che ci collegano all'estero non dovrebbe provocare l'interruzione di tutte le altre a catena nè il collasso della rete nazionale: infatti se non si può far fronte all'eccesso di richiesta di potenza, si risponde in tempi rapidi con il cosiddetto "distacco carico" per evitare che la rete, sovraccaricata, diventi instabile. Detto in altre parole, in casi estremi si mette al buio qualcuno, per evitare che vadano al buio tutti e che il sistema vada alla deriva.

La prima cosa che ho pensato domenica mattina è perciò che siano fallite le procedure che i centri di controllo eseguono in questi casi, o che non siano state eseguite.

Durante tutto il giorno, però, sulle reti televisive nazionali ho visto solo gente fare a gara a gridare più forte che in Italia mancano le centrali (anche quelle nucleari), con lunghi intermezzi sui surgelati andati a male. Nessuno ha menzionato la gestione della rete. Come al solito molti slogan e tanta confusione per il telespettatore medio.

Veramente penosa poi la trasmissione di Raiuno alle 22.15, dove le dichiarazioni del presidente di GRTN, che attribuiva tutta la responsabilità del disastro alla nostra dipendenza energetica dall'estero, non sono state nè supportate nè contestate da alcun tecnico del settore o persona informata sui fatti.

Sono convinta che la nostra rete, i nostri centri di controllo e la nostra capacità produttiva diversificata potevano evitare un tale macroscopico danno. Quello che voglio sapere è: le procedure di emergenza (e in particolare quelle citate dall'Ing. Marconato su Repubblica del 30/09) sono state applicate? La riserva "calda" domenica notte era in funzione? Il contratto che abbiamo con Francia e Svizzera ci
obbliga a comprare tanta energia anche di notte così da non usare la nostra che di notte avremmo? Rafforzare la nostra rete è meno costoso che costruire nuove centrali?

Un albero caduto su una linea non mette in ginocchio l'Italia.
L'incompetenza, invece, sì.

Note:

P.S. a cura di PeaceLink

Il Presidente della Repubblica Ciampi si domanda come mai nessuno voglia le centrali vicino a casa sua. La risposta può trovarla nell'inchiesta che la trasmissione Report ha dedicato a questo tema. Vi è infatti un'interessante indagine sulle centrali elettriche e sui problemi connessi:

PERCHE'...LE CENTRALI?
di Giovanna Boursier
Puntata del 13 aprile 2003 Ore 23:10 - Rai 3

Per leggerla clicca su http://www.report.rai.it/2liv.asp?s=139

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