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il sindaco Luciano D'Alfonso

Il 16 aprile 2003, alla vigilia delle elezioni amministrative del comune di Pescara scrivevo una “lettera aperta al candidato sindaco Luciano D’Alfonso” [1] per chiedere conto dell’uso del simbolo della bandiera di pace sui manifesti elettorali. Ho avuto modo, successivamente, di leggere in pubblico e consegnare personalmente la lettera al candidato sindaco durante un incontro organizzato dal partito di Rifondazione Comunista. In quell’occasione, D’Alfonso motivò l’utilizzo della bandiera sui propri manifesti elettorali con una precisa scelta di programma, assumendo impegni riguardo l’educazione alla pace, i diritti dell’uomo, le (cosiddette) banche armate ed altro ancora.

Vinte le elezioni amministrative, il 21 luglio dello stesso anno, grazie all’iniziativa del consigliere comunale Fausto Di Nisio, fu presentata una mozione dal titolo “ADOZIONE DELLA DICHIARAZIONE SULLA ‘CULTURA DI PACE’ DELLE NAZIONI UNITE E DELLA ‘BANDIERA DELLA PACE E DEI DIRITTI UMANI’” [2], approvata dal consiglio comunale in data 11 settembre 2003, che impegnava l’amministrazione comunale della città ad:

La cultura militarista avanza ...
Nell'intervenire sulla questione "bandiera della pace si, bandiera della pace no" mi devo innanzitutto scusare di non conoscere con precisione i fatti: mi attengo a quello che mi viene comunicato. Io pure sono molto preoccupata per la scomparsa delle bandiere iridate dagli edifici pubblici (e non meno dai balconi e finestre delle case). Qualcosa significa di certo e non di buono: sicuramente ciò induce chi vuole far scomparire le bandiere della pace, ad andare avanti con la certezza di non essere contestato. Fosse solo per questo la protesta che leggo è la benvenuta. E' vero che la "nostra" bandiera non è di stato e si potrebbe eccepire perciò sulla sua esposizione, a voler essere burocratici. Gli "Enti locali per la pace", tra i quali vi sono molti comuni avranno certo accordi e procedure precise e forse bisognerebbe rivolgersi a loro per sapere come fare per ripristinare l'arcobaleno sul palazzo municipale di Pescara.

Il militarismo sta facendo passi avanti e la sua "cultura" si diffonde: basta vedere i militari che si autocandidano a svolgere funzioni di ordine pubblico e che ricevono molti consensi (se i sondaggi della Rai hanno qualche valore). Sarà il caso di rivedere i programmi scolastici (e anche quelli televisivi) e raccontare anche altre storie, quelle delle maniere con le quali la specie umana è sopravvissuta a guerre carestie inondazioni terremoti epidemie, non come ha fatto a massacrarsi . Non studiamo -si può dire- altro che guerre: vien poi facile pensare che la storia sia fatta dalle guerre e che la pace sia una specie di chimera o favoletta. Invece la specie umana è cresciuta attraverso i molteplci modi di sopravvivere coltivando la terra, costruendo case attrezzi macchine, facendo stoffe abiti tappeti scarpe, preparando cibi, bevande, comunicazione, arte teatro sport, vincendo malattie, attraverso una molteplice attività di cui la scuola sembra per lo più ignorare tutto. Credo che la bandiera della pace significhi tutto ciò che la storiografia spessissimo ignora o trascura ed è quindi un simbolo di conoscenza scienza sapienza saggezza , ciò di cu in un momento di grande follia collettiva c'è bisogno come del pane. Appoggio una campagna che restituisca a Pescara il merito di avere sul suo palazzo municipale l'insegna della pace.

Lidia Menapace
- assumere la dichiarazione ONU sulla cultura di pace come documento ispiratore dell’azione dell’amministrazione, da inserire come riferimento nell’articolo 1 dello statuto comunale;
- esporre la bandiera della pace sul palazzo di città;
- aderire al coordinamento nazionale Enti locali per la Pace.

A sostegno dell’iniziativa raccolsi anche gli inviti di autorevoli esponenti del movimento pacifista, come p. Alex Zanotelli, Giulietto Chiesa, Carlo Gubitosa di Associazione Peacelink ed altri, tutti documenti allegati alla dichiarazione del consigliere Di Nisio e presentati direttamente al sindaco, oltre ad un piccolo omaggio personale: il libro “Bandiere di Pace”, per ringraziarlo a nome del movimento pacifista dell’iniziativa intrapresa e per esortarlo a proseguire su questa strada.
Dopo qualche tempo, come ho anche documentato fotograficamente [3], la bandiera della pace sventolava dal pennone sopra l’ingresso del palazzo di città dove per tre anni ha fatto bella mostra di sé. Finora …

Passando qualche giorno fa davanti al palazzo comunale l’amara scoperta: la bandiera di pace è scomparsa. Perché?
A leggere il breve articolo sulla rivista ondine “primadanoi.it”[4] sembra che l’occasione sia stata la visita del Presidente del Senato Franco Marini. Non si comprende quale “fastidio” possa dare la bandiera della pace ad una carica istituzionale, ma ad ogni modo perché non è stata rimessa dopo? Forse che la visita del Presidente Marini sia stata la classica “buona occasione” ? E perché fare questa operazione così di soppiatto, come dei ladri che preferiscono le ore notturne per compiere i loro crimini?

Dunque, le promesse di D’Alfonso in campagna elettorale erano solo belle parole e le mozioni del consiglio comunale carta straccia: se non si voleva la bandiera, perché la mozione non è stata bocciata? O perché subito dopo non è stata presentata e votata pubblicamente una mozione contraria? Semplice, per non assumersi una chiara responsabilità di fronte al proprio elettorato. Meglio fare le cose di nascosto sperando che nessuno se ne accorga e che si dimentichi tutto in fretta.
Come dei ladri, appunto.

Note:

[1] il testo integrale della lettera:
http://www.articolo11.org/index.php?option=com_content&task=view&id=2777&Itemid=8
[2] il testo integrale della mozione:
http://www.articolo11.org/index.php?option=com_content&task=view&id=2784&Itemid=8
[3] galleria fotografica:
http://www.articolo11.org/gallery/index.php?spgmGal=bandierepace_pescara
[4] l’articolo in oggetto
http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=6375

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