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A un mese dal sequestro

Appello per la liberazione dei tecnici rapiti in Nigeria

Chiediamo una equa soluzione della controversia che porti ad una bonifica ambientale pagata dalle imprese multinazionali, ad un risarcimento delle popolazioni locali per i danni subiti, ad una politica che consenta ai più poveri di beneficiare dello sfruttamento delle risorse e ad un rilascio di chi è stato ingiustamente arrestato.
7 gennaio 2007 - Alex Zanotelli, Giuseppe De Marzo, Alessandro Marescotti

Appello per la liberazione dei tecnici rapiti in Nigeria
e per riconoscere i diritti dei nigeriani alla vita, alla salute e alla libertà

LIBERARE GLI OSTAGGI, DISINQUINARE I NIGERIANI

Pozzo di petrolio in fiamme in Nigeria Il 7 dicembre 2006 sono stati rapiti in Nigeria Francesco Arena, Roberto Draghi, Cosma Russo e il libanese Imad Saliba, tecnici Eni che si occupavano dell’estrazione del gas naturale nell’area del delta del fiume Niger.

Il rapimento è stato rivendicato dal MEND (Movement for the Emancipation of the Nigerian Delta).

A un mese dal rapimento facciamo appello al governo italiano perché si attivi concretamente ed in modo efficace per la liberazione degli ostaggi.

Ormai è chiaro che il Mend non chiede denaro per il rilascio dei rapiti.
Il Mend è un movimento politico e chiede il riconoscimento politico delle sue ragioni.

Il Mend è sorto per opporsi allo sfruttamento brutale e violento delle risorse nazionali della Nigeria da parte delle multinazionali. Da tempo le popolazioni del delta del Niger – la zona della Nigeria in cui viene estratto il petrolio e il gas naturale – sono sottoposte ad una dura repressione. A causa di trivellazioni realizzate senza alcun rispetto dell’ambiente, la terra viene inquinata, così pure l’aria e l’acqua. Immensi roghi di gas devastano e inquinano l’ambiente. L’agricoltura è compromessa, le falde acquifere sono state avvelenate, la gente si ammala e muore di cancro per i fumi inalati.


Nel delta del Niger è in atto una catastrofe ecologica.

Il Mend è un movimento composto prevalentemente da cristiani che, dopo aver invano tentato di far valere le proprie ragioni con mezzi pacifici, hanno deciso di cacciare le multinazionali responsabili di questa catastrofe. In petrolio e il gas non hanno portato benefici alla gente della Nigeria. Solo una ristretta élite al governo si è arricchita a scapito della maggioranza della popolazione che è stata invece perseguitata, impoverita e inquinata.

Dobbiamo ricordare che in Nigeria il 10 novembre 1995 fu impiccato Ken Saro Wiva assieme ad altri attivisti per la difesa dell’ambiente.

Ken Saro Wiwa era un poeta, un drammaturgo, un attivista dei diritti umani, e per questo fu candidato al Nobel per la pace.

Egli guidava la ribellione pacifica e nonviolenta contro le multinazionali delle popolazioni del delta del Niger (gli Ogoni). Gli Ogoni chiedevano la ripulitura delle fuoriuscite di petrolio e dei residui tossici e un compenso per i danni subiti. Per tutta risposta il governo nigeriano distrusse, dal 1993, 20 città degli Ogoni, uccidendo 1800 persone e creando 50.000 senza tetto. Da allora la repressione del governo nigeriano – al servizio delle multinazionali del gas e del petrolio - è stata terribile.

Mentre era in atto un boicottaggio internazionale contro la Shell, accadde una cosa che ci tocca molto da vicino. Infatti l’Eni, grazie ai suoi buoni rapporti con il governo della Nigeria, concluse un consistente contratto per ottenere una fornitura di gas naturale liquefatto, destinato ad alimentare i rigassificatori italiani.


Tutto questo è immorale.

Lo dobbiamo denunciare e vorremmo che questo tipo di informazione potesse girare. Ciò permetterebbe al pubblico di capire meglio il problema dei tecnici italiani che lavorano nel delta del Niger. Solo così possiamo spiegarci il risentimento delle popolazioni locali nei nostri confronti e il rischio che corrono i tecnici italiani, i quali vengono mandati allo sbaraglio in Nigeria e rischiano la propria vita in un contesto assolutamente inospitale.

Solo comprendendo questa rabbia delle popolazioni locali possiamo fare un passo per la liberazione dei tecnici rapiti in Nigeria.

Noi non accettiamo i metodi violenti del Mend ma riconosciamo che il Mend ha molte ragioni dalla sua parte.

Noi dobbiamo rimuovere la nostra violenza economica – spalleggiata dalla violenza repressiva del governo nigeriano sostenuto dal nostro governo e dalla nostra economia - a cui i guerriglieri rispondono con la violenza delle armi.

Crediamo che solo attraverso un dialogo serio, che cominci a riconoscere, comprendere e a rimuovere le cause della ribellione, si potrà ottenere la liberazione dei lavoratori rapiti.

Pertanto chiediamo una equa soluzione della controversia che porti ad una bonifica ambientale pagata dalle imprese multinazionali, ad un risarcimento delle popolazioni locali per i danni subìti, ad una politica che consenta ai più poveri di beneficiare dello sfruttamento delle risorse e ad un rilascio di chi è stato ingiustamente arrestato.

Noi siamo impegnati affinché le famiglie dei rapiti possano riavere presto i propri cari a casa. E, al contempo, siamo impegnati perché le popolazioni della Nigeria non debbano più essere inquinate, represse e uccise in nome del gas e del petrolio.

Chiediamo - a chiunque condivida questo appello - di firmarlo e farlo giungere al governo italiano.
Sulla politica del Ministero degli “Affari” esteri deve prevalere una politica per i diritti umani.
Tali diritti universali devono sempre precedere la logica degli affari e del profitto.

In nome di questi principi sosteniamo la liberazione dei tecnici rapiti.

Padre Alex Zanotelli – missionario comboniano
Giuseppe De Marzo – Associazione A Sud
Alessandro Marescotti – PeaceLink, rete telematica per la pace

Per firmare questo appello scrivere a: volontari@peacelink.it

Note:

Si segnalano questi testi, strettamente collegati alle problematiche contenute nell’appello, la cui lettura è fortemente consigliata:

E anche

In Nigeria l'AGIP è innocente, lo dice il portavoce dell'ENI
http://lists.peacelink.it/news/2007/01/msg00012.html

Amnesty International: «In Nigeria, l´amministrazione locale è nelle mani delle compagnie petrolifere»
http://lists.peacelink.it/news/2007/01/msg00011.html

Dalla Nigeria: «Vogliamo scuole non riscatti»
http://lists.peacelink.it/news/2007/01/msg00009.html

Italiani rapiti in Nigeria. "Il Mend rappresenta la volontà della gente del Delta di controllare le risorse donate da Dio e di vivere in pace".
http://lists.peacelink.it/news/2006/12/msg00042.html

Accuse all'ENI. Dalla Nigeria a Gela: dopo i bimbi malformati ora anche l'infertilità maschile
http://lists.peacelink.it/news/2006/12/msg00041.html

Intervista di Amisnet a Edo Dominici (RSU dell'Eni) e visione satellitare dei roghi di gas nel Delta del Niger
http://www.amisnet.org/it/5289

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