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Primo maggio: festa del lavoro

C'era una volta la festa del lavoro. I lavoratori si fermavano e ringraziavano per i diritti acquisiti. Oggi c'è la festa del lavoro. I lavoratori precari non si fermano e ringraziano il cielo per essere ancora vivi e per non poter pagare il mutuo contratto per loro dal babbo [pensionato].
Giacomo Alessandroni1 maggio 2007 - Giacomo Alessandroni

Attenzione: carichi sospesi Primo maggio: festa del lavoro. Una data che tutti i lavoratori conoscono, che alcuni studenti associano al concerto in Piazza san Giovanni, e che altre persone - che non molto tempo fa erano lavoratori - non conoscono più, ma non per colpa loro.

Le chiamano morti bianche. Nel vocabolario non c'è traccia. Sull'enciclopedia on line Wikipedia esiste un abbozzo di omicidi bianchi il quale riporta la seguente definizione:


Con l'espressione omicidi bianchi vengono definite le morti negli incidenti sul lavoro, le cui vittime sono spesso ricordate nelle strade e nelle piazze d'Italia come "caduti del lavoro".
Questa definizione si è diffusa all'interno del movimento operaio italiano a partire dagli anni '60, per indicare con un'espressione "forte" le responsabilità oggettive del capitalismo - ed in generale di ogni sistema di sfruttamento della forza lavoro - nelle migliaia di morti l'anno in campo edilizio, nelle miniere e nel settore siderurgico.
Negli ultimi anni, parallelamente ad una riduzione degli incidenti mortali, è apparso anche sulla stampa legata al movimento dei lavoratori, l'eufemismo "morti bianche".

L'Associazione PeaceLink vuole dedicare la Festa dei Lavoratori ad alcune persone in particolare:

- a chi ha lavorato, straniero in terra straniera, in Italia, in nero, raccogliendo pomodori, su impalcature scomparse il giorno dopo la sua caduta... e a tutte le persone che non possono testimoniare più nulla;

- a chi lavora, sempre in nero, e non avrà mai una pensione;

- agli operai del mezzogiorno che hanno trovato lavoro al nord e vedono la loro famiglia ogni due mesi;

- ai laureati con tanto di master all'estero che se riescono a trovare un lavoro [precario] in un call-center si ritengono fortunati;

- ai lavoratori [sempre precari], ma con un lavoro e/o retribuzione più dignitosa;

- a chi, pregando tantissimo san Precario e sant'Assunta d'Avvero, ha finalmente trovato il lavoro che ha sempre meritato, nella speranza che non dimentichi chi ancora non ha avuto la sua fortuna;

- ai figli di papà che ha la fabbichètta, e non fanno nulla tutto il giorno. Un augurio sincero che quell'attività sia sana e gli duri tutta la vita;

- a chi ha osato rischiare e, magari insieme ad amici, ha avviato un'attività in proprio gli auguriamo tanta fortuna [che non guasta] e gli chiediamo di trattare decorosamente i suoi dipendenti;

- a chi calpesta il soffitto di cristallo quella stanza dei bottoni inarrivabile per tutti i comuni mortali. Chiediamo leggi e tutele giuste.

Note:

Ora che lo rileggo mi sembra più una preghiera che un editoriale, ma il lettore spero mi perdonerà: ho un lavoro [precario] pure io.
Speriamo che duri.

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