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    Ondata arresti noglobal - Comunicato di PeaceLink

    L'ondata di arresti effettuata in data 15 novembre 2002 fra esponenti di spicco del movimento noglobal meridionale ci preoccupa. Non vogliamo che questa sorprendente azione crei un clima di esasperazione del conflitto sociale proprio ora che - dopo la civile, pacifica e imponente manifestazione di Firenze - il movimento di critica alla globalizzazione aveva avviato un dialogo a 360 gradi con il mondo politico e sociale.
    15 novembre 2002 - Carlo Gubitosa

    La grande prova di maturità e compostezza del forum sociale europeo di Firenze era servita a scompaginare pregiudizi e a rivedere stereotipi. Dopo l'appuntamento europeo di Firenze nessuno più poteva dire che l'Italia era di fronte ad un esercito di barbari. I "devastatori" da cui occorreva difendersi avevano a Firenze espresso una nuova idea della società, discutendo, proponendo, manifestando, scegliendo la strada della non violenza. Una fiumana di giovani e di intelligenze fuori dagli schemi precostituiti della politica tradizionale esprimeva aspettative e avanzava progetti che non potevano più essere ghettizzati con banali operazioni di disinformazione.

    Tuttavia quelle operazioni di disinformazione e di deformazione della percezione del fenomeno sociale noglobal hanno purtroppo trovato spazio fra apparati statali che dovevano essere viceversa preposti alla corretta raccolta delle informazioni a supporto della gestione democratica dell'ordine pubblico, fino ad ispirare proposte di divieto della manifestazione di Firenze. Una "guerra psicologica" ha preceduto Firenze ed è stata prova di maturità per tutti venirne fuori con una manifestazione pacifica ed estremamente civile che tracciava le linee di un futuro confronto utile all'intera società italiana.

    A noi sembra che chi ha raccolto gli indizi per aprire indagini così gravi, chi ha fatto partire una simile imponente macchina di intercettazioni e controlli a carico di militanti no global, abbia ipotizzato un pericolo non corrispondente alla realtà. In buona sostanza settori particolari dei servizi segreti - la cui storia in Italia è ben nota - potrebbero aver raccolto e comunicato alla magistratura una mole imponente di intercettazioni e di indizi per cui i magistrati forse non hanno potuto esimersi dall'avviare l'azione attualmente in corso.

    Questo esagerato o distorto senso del pericolo ha fatto leva più sulle paure e su ipotesi precostituite che su reali minacce.

    Questa è la nostra sensazione, che tuttavia non vuole essere una critica alla magistratura: è solo l'espressione di una sommaria valutazione preliminare, che ci riserviamo di precisare alla luce delle maggiori informazioni che trepeleranno nelle prossime ore.

    Infatti non ci possiamo e non ci dobbiamo pronunciare sul lavoro della magistratura, a cui riconosciamo un valore insostituibile di garanzia di legalità anche qualora dovesse sbagliare o anche quando assumesse ipotesi di lavoro che non condividiamo. Infatti riteniamo che il sistema della giustizia italiano - pur con tutti i suoi difetti - abbia al suo interno i meccanismi di verifica, di garanzia e di autocorrezione.

    Pertanto ci auguriamo che le persone arrestate, poste nelle carceri di sicurezza o inquisite, possano far varere le ragioni della loro innocenza.

    Abbiamo potuto conoscere direttamente alcuni di questi indagati e pertanto ci sorprendono le ipotesi di reato a loro attribuite. Si tratta di persone che hanno svolto la loro attività alla luce del sole e che hanno propagandato apertamente le loro idee. Nei nostri contatti non abbiamo ravvisato la preparazione di un sovvertimento violento e clandestino degli ordini dello stato democratico. In più occasioni abbiamo partecipato ad incontri in cui - pur a volte nella diversità di vedute - da parte loro è emersa una sincera volontà di confronto e di partecipazione ad un cambiamento sociale improntato al rispetto dei principi democratici che il nostro ordinamento pone a garanzia della sovranità popolare. Pertanto la nostra esperienza, pur limitata e non certo esaustiva, ci porta ad esprimere una spontanea preoccupazione.

    PeaceLink, che fa parte integrante di Rete Lilliput e quindi dell'anima gandhiana del movimento di critica alla globalizzazione, sarà disponibile in tutti i momenti di confronto in cui si manifesterà la volontà di una civile, pacata e ragionevole ricerca della verità.

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