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    Il Pensiero Semplice

    Nel modello politico americano, bipolare e verticistico, sembra che l'azione politica sia sempre più frequentemente portata avanti tramite lo strumento dalla dicotomizzazione semplificativa delle posizioni, forzando la natura conflittuale delle relazioni in modo da rendere necessaria la propagazione di specifiche idee ed opinioni.
    19 aprile 2003 - Vittorio Moccia

    Nel modello politico americano, bipolare e verticistico, sembra che l'azione politica sia sempre più frequentemente portata avanti tramite lo strumento dalla dicotomizzazione semplificativa delle posizioni, forzando la natura conflittuale delle relazioni in modo da rendere necessaria la propagazione di specifiche idee ed opinioni. Il tentativo è quello di aggregazione verso un pensiero dominante, e per tale motivo risulta necessario far leva su sentimenti catalizzatori e per certi versi istintivi quali la paura, il senso di appartenenza, l'orgoglio e su strumenti di martellante propaganda politica, basati sul controllo diretto o indiretto dei mezzi di produzione ed informazione.

    In questo clima la possibilità del confronto culturale e democratico sembra cedere il passo al furore dell'opinione semplice e diretta, supportata da un linguaggio basato più su slogan, a volte anche palesemente contraddittori, e sull'insulto per le opinioni avversarie, che su articolazioni concettuali. "Terrorismo", "Armi chimiche", "democrazia", "guerra preventiva", "modello di libertà" sono ad esempio gli slogan che hanno guidato l'esemplare intervento unilaterale per la conquista dell'Iraq.

    Dietro questi slogan, alcuni dei quali ormai sconfessati dall'evidenza dei fatti, si celavano purtroppo scopi ed interessi ben articolati e poco edificanti (petrolio, rilancio e giustificazione del settore militare, controllo geopolitico del mondo islamico), conditi da scandalosi conflitti di interesse (leggasi ricostruzione), mascherati e fatti impudicamente digerire al mondo grazie alla scomparsa degli elementi di confronto politico, conseguente alla delegittimazione dell'ONU.

    In nome del pensiero semplice tutto diventa possibile, tutto è giustificabile, l'evidenza diventa la causa stessa della sua negazione, la memoria si dissolve.
    Il massacro di vittime innocenti si trasforma cosi' nel sacrificio per la liberazione di un popolo dal suo tiranno, sebbene l'intero evolversi di questa guerra abbia dimostrato come semplici azioni di intelligenza politica avrebbero potuto evitare un ennesimo inutile bagno di sangue.
    Ma per il pensiero semplice la vita di un irakeno sembra valere meno del nulla: i saccheggi degli ospedali, le spaventose emergenze sanitarie, la mancanza di cibo ed acqua, l'inquinamento ambientale prodotto dalle armi di guerra e la prospettiva di sanguinarie guerre civili si perdono nella compiaciuta soddisfazione di qualche rugoso portavoce del pensiero semplice, intento ad esaltare il trionfo di non meglio identificati valori di democrazia e libertà.
    Il nome di Dio diventa poi lo strumento di giustificazione di una singolare guerra santa occidentale per la salvezza dell'umanità; uno stravolgimento spaventosamente semplificativo ed un arrogante disprezzo per quei valori trasversali che permeano le più antiche religioni del mondo e che parlano di perdono, aiuto del prossimo, rifiuto di qualsiasi forma di guerra e violenza.

    Scrivevamo che anche la memoria sembra sparire, perché il pensiero semplice è un cancro che ama fagocitare quanto di articolato si trovi davanti e possa impedirne la propagazione. La guerra in Iraq si apre nei fatti con il bombardamento militare dell'Università pià antica del mondo e termina col saccheggio e la dispersione di oltre 170.000 inestimabili reperti archeologici del Museo Nazionale e l'incendio dell'antica Biblioteca di Bagdad. Questo assalto alla storia è un delirante assalto alla cultura ed alla civiltà del mondo, tanto più se si pensa che un mondo senza la sua storia è un mondo senza futuro.

    La "vecchia" Europa ha però dimostrato quanto il potere della cultura sia in grado di contrastare efficacemente la rozzezza del pensiero semplice: la cultura della pace sembra essere prevalsa sull'istinto bestiale della guerra, costringendo gli animosi sostenitori del modello guerrafondaio a contenere le proprie ansie interventiste.
    E' un dato su cui dovremmo riflettere, per far si' che il nostro spirito critico e dunque lo spirito critico collettivo possano impedire il propagarsi di modelli sottoculturali basati sull'egoismo, l'avidità, la violenza e la prevaricazione sul prossimo.

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