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Lottano contro la politica repressiva anti-immigrati

Aiutiamo i missionari incatenati alla Questura di Caserta

In questo momento alcuni missionari comboniani sono incatenati ad una finestra della Questura di Caserta per protestare contro le azioni repressive messe in atto verso gli immigrati. Ecco cosa possiamo fare per sostenere la loro lotta in difesa degli ultimi.
6 giugno 2003 - Alessandro Marescotti

Ognuno di noi può solidarizzare con i missionari comboniani incatenati e protestare contro le azioni repressive messe in atto nella provincia di Caserta verso gli immigrati. Sollecitiamo a inviare messaggi a:

Corriere di Caserta
e-mail: edicor@tin.it
fax 0823442739
tel. 0823355008

Il Mattino - redazione di Caserta
e-mail: caserta@ilmattino.it
fax 0823444914
tel. 0823448401

Pubblichiamo copia del fax inviato da PeaceLink al Questore di Caserta.

PeaceLink
casella postale 2009
74100 Taranto
www.peacelink.it

Al dott. Roca Vincenzo
Questore di Caserta
Piazza Vanvitelli, 5
81100 Caserta
tel. 0823. 429111 fax 0823.429504

Oggetto: Solidarietà ai Missionari Comboniani e al Vescovo Raffaele Nogaro

Egregio Questore,

La informiamo che quanto sta accedendo lì da Lei incomincia a fare il giro di Internet. Anche noi ne diamo diffusione dal nostro sito.

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Mons. Raffaele Nogaro, vescovo di Caserta. e pieno appoggio ai Missionari Comboniani, Giorgio Poletti e Francesco Nascimbene, incatenatisi alla finestra della questura di Caserta in difesa degli immigrati e per sollecitare le autorità e l’amministrazione locale ad affrontare il fenomeno dell’immigrazione con una politica positiva di accoglienza e non con azioni in chiave solo repressiva.

Ci saremmo aspettati azioni per garantire e promuovere la dignità dei poveri più che il tentativo di criminalizzare gli immigrati; è preoccupante la sommaria identificazione tra immigrati e criminali, specie in una zona in cui tutti sanno bene che la fonte primaria del crimine e della paura è la camorra: il crimine è "guidato" da chi ha la pelle bianca.

Ci auguriamo che le autorità locali riconsiderino la loro azione e mirino a promuovere e difendere i valori della Carta Universale dei Diritti Umani promossa dall’ONU.

E ci auguriamo che considerino la camorra non come fonte di voti ma come il pericolo numero uno; certo gli immigrati non votano e tuttavia ripercorrono oggi lo stesso disagiato percorso degli emigranti italiani del secolo scorso.

Una favola per aiutare a combattere i pregiudizi
Le capre che uccisero il leopardo

Una volta un cucciolo di leopardo vagabondava lontano dalla sua casa, nella prateria dove pascolavano gli elefanti. Mentre gli elefanti pascolavano, uno di essi pestò per errore il cucciolo e lo uccise.

Alcuni leopardi trovarono il corpo del cucciolo e corsero dal padre per avvertirlo della disgrazia. "Tuo figlio è morto!", gli dissero. "L'abbiamo trovato nella valle".

"Ditemi chi l'ha ucciso" gridò il leopardo padre addolorato, "perché io possa vendicare la sua morte!".

"L'hanno ucciso gli elefanti", risposero gli altri leopardi.

"Cosa? Gli elefanti?" esclamò il leopardo padre con voce sorpresa.

"Sì, gli elefanti" ripeterono essi.

Il leopardo padre riflettè per un minuto e poi disse: "No, non sono stati gli elefanti. Sono state le capre ad uccidere mio figlio. Sono state loro a farmi questa cosa terribile!". Infuriato, trovò un gregge di capre sulla collina e trucidò molte di esse per vendetta.

Anche ora, quando un uomo è in collera con qualcuno più forte di lui, spesso si vendica con chi è più debole.

Favola eritrea
(in AA.VV. "Diverso come me", schede didattiche, Edizioni Gruppo Abele)
Essere forti con i deboli e deboli con i forti non sana le ingiustizie e non rende più sicura la nostra società. La prego di leggere questa favola che Le invio con i miei

distinti saluti


Taranto, 06 giugno 2003

prof. Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink
Tel.0997303686
Fax 1782273886

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